Consip, fuga di notizie investigatori rimossi

5 Marzo 2017

Romeo dal carcere: «Accuse false, vittima di strumentalizzazione politica» Indagini difensive per Tiziano Renzi: sarà ascoltato il manager della società

ROMA. Troppe volte notizie riservate contenute nei fascicoli dell’inchiesta sul maxi-appalto Consip (la centrale acquisti della pubblica amministrazione) da 2,7 miliardi di euro sono passate di mano in mano, fino ad arrivare agli indagati e alla stampa. In alcuni casi, secondo l’accusa, veicolate da figure di spicco come il ministro dello Sport Luca Lotti, il comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette e il generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, comandante della Legione Toscana, indagati con le ipotesi di favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio. Alla luce delle «ripetute violazioni di notizie coperte da segreto», avvenute «sia prima che dopo la trasmissione degli atti» ai pm, la procura di Roma - che ha ricevuto per competenza territoriale gran parte degli atti dell’indagine partita dalla procura di Napoli - ha revocato ieri la delega ai carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri. Le indagini sono state affidate al Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma.

Romeo domani davanti al gip. Dal carcere di Regina Coeli, dove domani sarà faccia a faccia con il gip Gaspare Sturzo e con il pm Mario Palazzo per l’interrogatorio di garanzia, Alfredo Romeo, l’imprenditore campano arrestato il primo marzo con l’accusa di corruzione, si è sfogato con i suoi avvocati: «In questa vicenda non c’è nulla di vero, mi sento vittima di una strumentalizzazione legata a un’aspra contesa, tutta di natura politica» ha accusato. Romeo dovrà chiarire il rapporto con Marco Gasparri, dirigente della Consip, a cui secondo l’accusa avrebbe versato 100mila euro fra il 2014 e il 2016 per ottenere appalti «su misura». Secondo la ricostruzione degli inquirenti «la struttura economica napoletana da cui Romeo avrebbe attinto il “nero”, cioé il denaro non contabilizzato impiegato per corrompere Gasparri» sarebbe l’Hotel Romeo, l’albergo “5 stelle lusso” affacciato sul porto di Napoli di sua proprietà. Romeo l’avrebbe usato anche per “ammorbidire” con cene e soggiorni i funzionari da corrompere. All’impiegata del Suap, lo Sportello unico per le attività produttive che doveva certificare le “5 stelle L” e che avrebbe omesso di rilevare alcune mancanze, Romeo avrebbe fatto recapitare una rara pianta da 500 euro e promesso attraverso un suo addetto un costoso percorso benessere. Ma al gip Romeo dovrà anche spiegare il contenuto dei “pizzini” ritrovati dagli investigatori in una discarica, bigliettini in cui l’imprenditore avrebbe annotato numeri e iniziali che sarebbero i codici del “libro paga” della presunta attività corruttiva. Come il foglietto in cui si legge «trentamila per T.», una iniziale che per i pm sarebbe l’iniziale del nome di Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo, che durante l’interrogatorio di venerdì a Napoli, ha negato però di aver conosciuto Romeo e di aver mai ricevuto denaro, denunciando invece un «abuso» del suo cognome.

Renzi senior convocala sezione. Rientrato a Rignano sull’Arno, dove ha convocato per domani l’assemblea degli iscritti della sezione del Pd di cui è segretario, Tiziano Renzi, indagato per traffico di influenze illecite, sceglie il silenzio. «Sono indagato, non posso dire niente. Come sto? Mi è venuta la tachicardia...» dichiara ai giornalisti allontanandosi. Parla invece il suo avvocato, Federico Bagattini, che venerdì, al pari di Romeo dal carcere, aveva evocato una dimensione politica dell’inchiesta («La vicenda Consip non ha uno spettro esclusivamente giudiziario»). Ieri il legale ha annunciato l’avvio di indagini difensive «per contribuire all’accertamento della verità», durante le quali sarà ascoltato tra le altre persone informate sui fatti anche l’amministratore delegato di Consip Luigi Marroni, approdato a Roma dopo l’esperienza da assessore alla Sanità della Regione Toscana. Ai pm Marroni aveva denunciato pressioni ricevute da Tiziano Renzi e Denis Verdini, attraverso il presunto faccendiere Russo, amico del padre dell'ex premier: «Carlo Russo mi ha chiesto di intervenire sui commissari di gara per conto del babbo di Matteo e del parlamentare di Ala. Mi dissero che loro erano “arbitri” del mio destino professionale».

«A Fiumicino per lavoro». Al procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e al pm di Napoli Celeste Carrano, Tiziano Renzi ha chiarito venerdì che l’appuntamento con un misterioso personaggio avvenuto all’aeroporto di Fiumicino il 7 dicembre non sarebbe stato altro che «un appuntamento di lavoro». Quel giorno, Russo, anche lui indagato per traffico di influenze al fine di favorire Romeo, viene raggiunto da una telefonata. È Roberto Bargilli, l’autista del camper di Matteo Renzi durante le primarie del 2012: «Ti telefono per conto di babbo. Mi ha detto di dirti di non chiamarlo e di non mandargli messaggi». Ok, fa l’altro. La conversazione si chiude. Le intercettazioni sull’utenza di Tiziano Renzi sono state disposte solo due giorni prima, nello stesso giorno in cui Matteo Renzi ha lasciato Palazzo Chigi. Poco dopo papà Renzi si mette in macchina per percorrere 300 chilometri per un incontro di 44 minuti: «Solo lavoro» ripete. Per fare chiarezza sulla telefonata di Bargilli, da maggio assessore a Rignano, è stato sentito venerdì sera come persona informata sui fatti il sindaco Daniele Lorenzini, che si è riservato di «prendere le decisioni necessarie» per garantire la trasparenza della sua amministrazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA