Consulente s’impossessa dei risparmi del cliente: il pm chiede il processo

Sotto accusa un 41enne pescarese in servizio in una banca cittadina Si sarebbe appropriato di 400mila euro dal conto di un imprenditore
PESCARA. Ha utilizzato per oltre due mesi i soldi presenti nel conto corrente di un suo facoltoso cliente, arrivando ad appropriarsi di oltre 400mila euro, fino a quando la vicenda è arrivata ai vertici della banca.
Adesso, per L.C., 41 anni di Pescara, advisor e consulente finanziario in servizio presso la filiale di Pescara di un importante istituto di credito, è arrivata la richiesta di processo firmata dal sostituto procuratore Andrea Papalia, titolare del fascicolo dell’inchiesta.
Appropriazione indebita è il reato che gli viene contestato, in relazione a quel suo ruolo di intermediario per conto di quel cliente piuttosto noto, ma soprattutto solido dal punto di vista economico, imprenditore abruzzese di successo.
L’indagato avrebbe abusato appunto del suo ruolo, stando almeno a quanto contesta la procura nel capo di imputazione, «approfittando del rapporto di fiducia scaturente dall’incarico conferitogli dal cliente nella gestione del portafoglio titoli e si appropriava indebitamente dei titoli e strumenti finanziari quali certificates "Eni/medi 24" e ISP/BNPI 23 di proprietà del cliente, di cui aveva la materiale disponibilità perché a lui lasciati fiduciariamente in gestione, eseguendo all’insaputa del titolare indebite operazioni negoziali».
Secondo l’accusa (agli atti del fascicolo ci sono le informative della guardia di finanza dell’Aquila e la relazione di un consulente tecnico nominato dal magistrato nel corso dell’inchiesta), per eseguire quelle operazioni, il dipendente della banca avrebbe utilizzato «documentazione bancaria falsa, nonché conti correnti propri o del coniuge e/o di suoi prossimi congiunti tra cui certamente il padre, il suocero e il cognato, accesi presso lo stesso istituto di credito per cui lavorava e di cui pertanto possedeva le credenziali utili per operarvi direttamente».
Operazioni negoziali, si diceva, ma anche transazioni «a seguito delle quali conseguiva un profitto (confluito in gran parte su detti conti) per un importo complessivo di 438mila euro, cagionando al cliente un’ingente perdita patrimoniale per un ammontare pari a 735mila euro»: in sostanza quanto avrebbero potuto fruttare quei soldi se fossero stati investiti adeguatamente.
Fu la stessa banca a presentare denuncia contro il suo impiegato infedele, soprattutto per salvaguardare il buon nome dell'istituto di credito.
La parte offesa, che si era rivolta subito ai vertici della banca per tornare in possesso dei suoi soldi, sarebbe stato prontamente accontentato, vista anche la sua posizione di cliente importante, e per questo motivo avrebbe deciso di non presentare denuncia contro il dipendente.
Quest’ultimo (assistito dall'avvocato Vincenzo Di Girolamo), comunque, dopo aver ricostruito i movimenti bancari, avrebbe restituito alla banca una somma che si avvicina a quella che gli viene contestata.
Adesso della vicenda se ne occuperà il giudice per l’udienza preliminare Giovanni de Rensis, nell'udienza fissata per l'8 novembre prossimo. Il gup dovrà decidere se le accuse a carico del consulente meritano di essere approfondite in dibattimento: il professionista rischia il rinvio a giudizio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

