Consultazioni al Colle Gentiloni è in “pole”

10 Dicembre 2016

Il ministro degli Esteri è stato ricevuto dal premier per due volte in poche ore Il capo dello Stato ascolta i piccoli gruppi. Fdi e Lega: «Si vada subito al voto»

ROMA. Al Colle sfilano 17 delegazioni, dal gruppo Misto a Fratelli d’Italia fino alla Lega. A palazzo Chigi Matteo Renzi è a colloquio con Paolo Gentiloni prima e Pier Carlo Padoan dopo. Il secondo giorno di crisi di governo si consuma tra il Quirinale e le trattative dentro il Partito democratico. Il presidente della Repubblica vuole risolvere la questione entro pochi giorni, o almeno prima del Consiglio Europeo del 15 dicembre. L’ipotesi del rinvio alle Camere del premier dimissionario è ancora sul tavolo, ma gli stessi renziani non nascondono che si stia lavorando da giorni sull’ipotesi Gentiloni. Ovvero al “piano B” di Renzi, che ripete la necessità di un governo con tutti dentro o voto, ma potrebbe optare per un’exit strategy con un suo fedelissimo a Palazzo Chigi. In questo modo potrebbe compattare le posizioni nel Pd. Il via libera all’attuale ministro degli Esteri avrebbe l’ok non solo dei franceschiniani, ma anche della minoranza dem.

Gentiloni ce la farà? Nelle ultime ore sono cresciute molto le quotazioni del titolare della Farnesina come possibile guida del nuovo governo. A conferma del clima di agitazione il responsabile degli Esteri è tornato a Palazzo Chigi nel tardo pomeriggio per parlare nuovamente con Renzi, che in giornata ha incontrato a Palazzo Chigi anche il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina e in serata Dario Franceschini. Quanto a Gentiloni, il ministro degli Esteri, sia per una soluzione “a tempo” che per una più “longeva”, è in pole position anche perché terrebbe bene il passo con il Nazareno, dove Matteo Renzi sposterebbe il suo quartiere generale a tempo pieno. La vera partita è dentro il Partito democratico, tra i renziani che vogliono le elezioni nel più breve tempo e l’area di Dario Franceschini che invece chiede di restare fino al 2018. Ma ieri sera c’è stato il chiarimento: «Il Pd fa gioco di squadra per arrivare a chiudere la crisi di governo» dicono i collaboratori del premier al termine del faccia a faccia con Franceschini, che a Palazzo Chigi è rimasto più di un’ora. Ben messo resta sempre Pier Carlo Padoan, anche in forza delle diverse questioni tecniche che il governo (qualsiasi esso sia) deve affrontare nei prossimi mesi, dalla decretazione legata alla manovra alla scottante questione delle banche. Quel che è certo è che Sergio Mattarella vuole chiudere in fretta la crisi e conta di arrivare ad una decisione già lunedì se non domenica. A confermarlo è stato lo stesso Nello Formisano di Movimento Ppa uscendo dal colloquio: «Il Capo dello Stato vuole velocizzare i tempi». Intanto le delegazioni dei partiti hanno chiesto in coro una nuova legge elettorale prima di andare al voto. «Governo subito, anche con una maggioranza ampia. Il Pd faccia la sua proposta», ha commentato Pino Pisicchio del Misto. «Serve un nuovo sistema di voto per dare potere ai cittadini», hanno dichiarato l’ex M5S Massimo Artini e l’ex dem Pippo Civati. Rocco Buttiglione dell’Udc ha invocato una legge proporzionale con premio alla coalizione. Decisivi saranno i colloqui che oggi il capo dello Stato avrà con le delegazioni di M5S, Forza Italia e Pd. Ieri, però, un primo stop è arrivato dalla Lega e da Fratelli d’Italia. «Fratelli d’Italia non sosterrà alcun governo. Si deve andare al voto con una data certa altrimenti chiameremo il popolo alla mobilitazione. Il 22 gennaio siamo pronti a scendere in piazza», affonda Giorgia Meloni, che teme che il governo arrivi fino a fine legislatura e boccia con decisione ogni ipotesi di reincarico: «Un Renzi-bis sarebbe irrispettoso della volontà degli italiani».

La destra, insomma, vuole andare al voto il più presto possibile. «La road map di Fratelli d’Italia è fare una legge elettorale in pochissimi giorni, entro la fine dell’anno. Quindi scioglimento a gennaio e voto entro marzo» dice la Meloni, che scaglia una freccia avvelenata anche contro la Corte costituzionale: «Abbiamo chiesto al presidente Mattarella di richiamare alla responsabilità la Consulta. Può lavorare velocemente anche durante le feste di Natale, con quello che costa...». Pollice verso anche dalla Lega. «Il popolo vuole votare e non gradisce Renzi presidente del consiglio. Si deve andare al voto il prima possibile» taglia corto Giancarlo Giorgetti che, terminato il colloquio con Mattarella, dà un “consiglio” a Silvio Berlusconi. Il Cavaliere appoggerebbe un governo Gentiloni? «Suggerisco a Berlusconi di non compiere passi del genere».