Contagi da fermare, scatta la zona rossa

Marsilio non attende il Governo: ordina di isolare 6 comuni a rischio (Val Fino più Elice) per salvare Montesilvano e Pescara
PESCARA . Il governatore dell'Abruzzo, Marco Marsilio, blinda sei comuni, cinque del Teramano e uno del Pescarese, per contenere la diffusione del coronavirus. E lo fa, nel giorno in cui i contagi salgono a 263, con una presa di posizione, senza aspettare la risposta del Governo. Da ieri restrizioni ancora più rigide - a partire dal divieto di entrata e uscita dai confini comunali e dallo stop alle aziende - per i cittadini di Castiglione Messer Raimondo, Montefino, Arsita, Bisenti e Castilenti, nella Val Fino, e per quelli di Elice. I sei comuni diventano come Codogno.
Il provvedimento drastico si basa sulle relazioni delle Asl di Teramo e Pescara. Quest'ultima, in particolare, segnala come la diffusione del virus sul territorio sia più ampia di quanto finora accertato.
TROPPI CASI. Venti i casi al momento accertati nei sei comuni, che contano poche migliaia di abitanti. Due i morti, entrambi a Castiglione Messer Raimondo. Oltre cento le persone in isolamento. Tanti i tamponi eseguiti, uno dei quali su un uomo deceduto nei giorni scorsi, e di cui si attendono i risultati. Proprio per questo i sindaci chiedevano a gran voce, da giorni, l'istituzione della zona rossa. Li hanno supportati anche l'Anci Abruzzo e tutti i primi cittadini della provincia di Teramo. Visti i numerosi e crescenti casi di positività, il timore degli amministratori locali è che i soggetti contagiati dal Covid-19 ma asintomatici o con sintomi lievi siano molti di più.
LE RELAZIONI. Marsilio si è dovuto basare su relazioni medico scientifiche che motivassero un provvedimento tanto drastico, che avrà effetti pesanti sulla vita delle persone e sull'economia del territorio, già duramente provato dalle restrizioni imposte a livello nazionale. La Asl di Teramo, nella sua relazione, ha chiesto «con urgenza, l'emissione di provvedimenti restrittivi circoscrivendo l'area, anche in riferimento a quanto emerso nell’inchiesta epidemiologica».
IL VIRUS CIRCOLA. Ancor più significativo il contenuto della relazione inoltrata alla Regione dalla Asl di Pescara. «Il costante incremento di nuovi casi», scrive l'azienda sanitaria, «dimostra che il numero degli affetti con interstiziopatia polmonare (una delle forme più gravi di polmonite, ndc) è di gran lunga superiore al numero dei casi già diagnosticati e il ritmo dei ricoveri nelle ultime giornate (20-30 al dì) appare essere la progressiva immersione di una base di diffusione nel territorio più ampia di quanto sin qui documentato». Vale a dire che il dato conosciuto e diagnosticato attraverso i tamponi è solo la punta dell'iceberg di un fenomeno ben più ampio. Proprio per questo, secondo l'azienda sanitaria, «appare opportuno, onde evitare l'aumento del contagio nell'area Montesilvano Pescara, che potrebbe produrre un aumento dei casi ingestibile, mettere in atto ogni possibile azione volta ad evitare l'ulteriore diffusione del virus in queste zone».
PERSONALE INSUFFICIENTE. Un aumento ingestibile dei casi, d'altronde, metterebbe a dura prova la tenuta del sistema, che a Pescara - nell'ospedale del capoluogo adriatico si registra il maggior numero di pazienti ricoverati, 24 dei quali in rianimazione - già sta reggendo a fatica. «L'attuale personale di area medica, che prontamente ha aderito al piano emergenziale, riorganizzandosi in uno staff multidisciplinare», scrive ancora la Asl, «è di fatto insufficiente allo stato attuale e ancor più lo diventerà nei prossimi giorni».
Di conseguenza, ribadisce l'azienda, qualsiasi intervento finalizzato ad una «riduzione della curva epidemica potrebbe risultare cruciale».
LA FIRMA. Così Marsilio nel tardo pomeriggio firma l'ordinanza che tanto gli veniva richiesta dai territori. Il presidente rivolge una raccomandazione ai cittadini delle zone interessate: «Massima collaborazione per uscire al più presto da questa difficile situazione».
COMUNI BLINDATI. In base al provvedimento, «immediatamente esecutivo», è fatto divieto di accesso e di allontanamento dal territorio comunale, con i confini che verranno presidiati per accertare il rispetto delle prescrizioni. Chiudono, inoltre, gli uffici pubblici, fatta eccezione, ovviamente, per l'erogazione di servizi essenziali. Chiuse anche le aziende e le attività commerciali; restano aperte, così come previsto dalle disposizioni nazionali, le farmacie, i generi alimentari, le edicole e le imprese operanti nella filiera sanitaria e agroalimentare. Stop a tutti i cantieri di lavoro, chiusi parchi pubblici e aree sportive. Chiusi i cimiteri, dove restano garantite le tumulazioni. PRESA DI POSIZIONE. Il presidente Marsilio, che già si era confrontato con il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, conosce bene la contrarietà del Governo rispetto a soluzioni così drastiche, ma, alla luce delle relazioni delle Asl e consapevole dei gravi rischi derivanti dall'epidemia, sceglie di non aspettare e prende posizione, sperando di evitare la diffusione di massa del contagio. «Il ministro», sottolinea il governatore, «ha ribadito l'avviso contrario del Governo, salvo provvedimenti più restrittivi con fondamento scientifico. Gli ho spiegato che il provvedimento da adottare, che ho sottoposto alla condivisione del Governo, ha basi scientifiche e argomentazioni supportate dalle relazioni delle Asl e dalla richiesta unanime del territorio». Non essendo arrivata «nessuna replica da parte del Governo, nessuna risposta esplicita», il presidente quindi decide di procedere alla firma, «non potendo attendere oltre». Il suo auspicio, ora, è che «il Governo apprezzi che l'ordinanza si basa su relazioni medico scientifiche, evidenze e urgenze rappresentate non da una, ma da due Asl».

