Contagi e prevenzione: indagati i vertici della Asl

Sono il manager Ciamponi e il direttore sanitario Caponetti: epidemia colposa
PESCARA. Arrivano i primi due indagati eccellenti nell'inchiesta aperta dalla procura pescarese sui contagi da Covid.
Una informazione di garanzia è stata recapitata ieri al direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi, e al direttore sanitario Antonio Caponetti. Oltre all'abuso d'ufficio, ai due viene contestato anche un reato piuttosto pesante che è quello di epidemia colposa: reato che prevede una pena massima di cinque anni.
La svolta dei pm titolari dell'inchiesta, Anna Benigni e Luca Sciarretta, arriva proprio nel momento più drammatico per i contagi, in continuo aumento, e che non riescono a ridursi neppure con l'introduzione della zona rossa per Pescara e provincia.
Il nucleo centrale dell'indagine che stanno conducendo i carabinieri del Nas guidati dal comandante Domenico Candelli, è proprio quello: capire se esistano eventuali responsabilità dei vertici sanitari. Se siano stati rispettati tutti i protocolli e sia stato fatto tutto quello che doveva essere fatto per contenere al massimo, e per quanto possibile, la pandemia.
Nei giorni scorsi i militari erano andati negli uffici della Regione Abruzzo, in quelli della Asl e all'ospedale Santo Spirito, per acquisire una serie di documenti che gli stessi Nas stanno esaminando insieme ai due magistrati. È bene, però, fare subito chiarezza su un punto essenziale: l’indagine della procura non riguarda assolutamente il versante medico, la correttezza delle cure e tutto ciò che è relativo alla questione strettamente sanitaria. L’obiettivo della magistratura punta alle «gravi carenze organizzative che hanno determinato in quest’ultimo periodo un incremento numerico della pandemia», per dirla con le parole della procura.
Nel mirino degli inquirenti c'è la gestione della prevenzione legata non tanto a quanto accaduto nella prima ondata, ma in relazione a quanto sta accadendo in queste ultime tre settimane. Tutti gli atti tipici che vengono stilati in epoca di pandemia (atti di delibere, verbali di unità di crisi e via dicendo) stanno passando sotto la lente degli investigatori per capire cosa non ha funzionato nella catena sanitaria e, nello specifico, negli atti assunti per prevenire il dilagare dei contagi. E gli avvisi di garanzia a Ciamponi e Caponetti vanno letti proprio in questo senso.
La procura vuole sapere da loro, e quindi nel corso di un interrogatorio formale, cosa hanno fatto per garantire il rispetto dei protocolli anti Covid e come è stata trattata la gestione dell’emergenza. E naturalmente, sotto questo aspetto, rientrano anche i diversi casi di persone che hanno contratto il Covid proprio in ospedale.
I focolai cresciuti in alcuni reparti come ortopedia, oncologia, geriatria ed altri, potevano essere evitati? Sembra che a riguardo ci sia stato un difetto di comunicazione tra ospedale, Asl e Regione Abruzzo.
In questo senso assume una valenza particolare la testimonianza fornita nei giorni scorsi dal capo dipartimento regionale della prevenzione, Claudio D'Amario, che avrebbe spiegato ai magistrati, in qualità di persona informata sui fatti, come le comunicazioni sui focolai nati dentro l’ospedale non sarebbero mai arrivate in Regione.
A dare la notizia degli avvisi di garanzia ai vertici della Asl sono stati i diretti interessati con un comunicato scarno, ma che lascia trasparire una sorta di "malumore" nei confronti di chi avrebbe puntato il dito (e non sarebbe la procura) sul lavoro che stanno svolgendo: «Il dottor Ciamponi», si legge in chiusura, «dichiara massima fiducia nell’operato della magistratura».
Intanto i due indagati si sono affidati nelle mani all’avvocato Tommaso Marchese che da ieri sta cercando di predisporre una adeguata difesa per spiegare l’inesistenza di tali contestazioni che si basano, peraltro, su atti ufficiali.
L’interrogatorio di Ciamponi e Caponetti, davanti ai pm Benigni e Sciarretta, è stato già fissato per mercoledì prossimo.
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