Contagi, raggiunto il picco Ma il calo si farà attendere

15 Gennaio 2022

I dati e Fazii confermano i casi in frenata: «La discesa però partirà a febbraio»

PESCARA. «L'Abruzzo ha probabilmente raggiunto il picco dei contagi e ora siamo sul plateau, una sorta di altopiano, caratterizzato però da numeri altissimi. Non dovremmo crescere ancora, ma continueremo a vedere cifre così elevate almeno fino a metà febbraio». Il virologo Paolo Fazii, direttore del laboratorio della Asl di Pescara, analizza così l'attuale scenario. Se è vero che i numeri sono ogni giorno a livelli fino a due settimane fa impensabili, proprio dall'analisi dei dati emergono i primi segnali di una stabilizzazione della curva, che sembra non essere più in crescita.
LA FRENATA. Un po' come sta avvenendo a livello nazionale, gli indicatori evidenziano una frenata del virus. L'incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti - l'indicatore tra fine dicembre e inizio gennaio era quadruplicato in poco tempo, superando quota mille, per poi arrivare a superare 2.000 nel giro di pochi giorni - sembra essersi stabilizzata. Stesso discorso per l'accelerazione: la variazione settimanale dei nuovi casi nei primi giorni dell'anno aveva raggiunto il +488%, mentre ora è prossima allo zero.
OMICRON E DELTA. Se è vero che il picco, dopo un'impennata senza precedenti, è stato raggiunto, i numeri restano comunque altissimi e probabilmente i casi del giorno continueranno ad essere migliaia anche per più di un mese.
La colpa è delle due varianti al momento in circolazione: Omicron e Delta. La prima è ormai prevalente, ed è responsabile del 81,% dei casi, ma la seconda resiste ed è al 19,%, come rilevato dal sondaggio rapido dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute.
«Con queste varianti», sottolinea Fazii, «il virus diventa estremamente performante in termini di trasmissibilità. Sono davvero molto contagiose. Ci sono casi di cene tra 25 persone in cui, a causa di un superdiffusore, nei giorni seguenti sono risultati positivi in 20. Questo ci dà la misura di quanto sia trasmissibile il virus nella fase attuale».
Considerando che Omicron sembra essere meno aggressiva, da questa situazione potrebbero però venire fuori degli elementi positivi. «Potrebbe essere l'inizio del percorso che tutti aspettiamo per superare la fase pandemica. Qualche variante figlia di Omicron», continua Fazii, «potrebbe essere quella molto diffusiva, ma assai meno aggressiva, magari capace di provocare solo un raffreddore, come per altri coronavirus».
IL CONFRONTO. A detta del virologo, però, i veri numeri, quelli reali, considerata la presenza di tanti asintomatici, «potrebbero essere molto più alti di quelli ufficiali, forse anche il doppio». Ma questo conferma ulteriormente l'efficacia dei vaccini, senza i quali, sottolinea l'esperto, «oggi sarebbe una catastrofe: il 90% dei pazienti ricoverati in terapia intensiva, d'altronde, non ha nemmeno una dose di vaccino».
Una conferma ulteriore circa l'efficacia della campagna vaccinale arriva dall'analisi e dal confronto dei dati. I numeri delle ospedalizzazioni di ieri - 391 pazienti, di cui 350 in area medica e 41 in terapia intensiva - sono simili a quelli del 14 gennaio 2021, ma ciò che c'è di diverso è la base dei soggetti infetti (si veda il grafico in alto).
Nel periodo dall'1 al 14 gennaio dello scorso anno i nuovi casi oscillarono da un minimo di 23 a un massimo di 400; nelle ultime due settimane, invece, si è andati da 1.135 al record assoluto di 5.479 contagi. Un anno fa gli attualmente positivi erano circa undicimila e quasi il cinque per cento era in ospedale; oggi i casi attivi sono più di 62mila e solo lo 0,6% è ricoverato. Discorso analogo per i decessi: nonostante un minor numeri di malati, le vittime nelle prime due settimane del 2021 erano state 101, mentre dal primo gennaio a ieri sono state 49.
PROSPETTIVE. Per quanto riguarda la situazione nelle prossime settimane, Fazii sottolinea che «avremo numeri altissimi almeno fino a metà febbraio, perché il freddo è complice di questo virus. Poi ci sarà la discesa e, da fine aprile, come abbiamo già visto, inizierà un periodo più sereno».
Nel frattempo è probabile che l'Abruzzo finisca in zona arancione, ma non da lunedì prossimo. Il monitoraggio settimanale dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute, relativo al periodo 3-9 gennaio, conferma la permanenza della regione in zona gialla, seppur a fronte di casi e focolai in aumento e di un indice Rt che arriva a 1.44. Alla luce dei dati di ieri, i parametri continuano a peggiorare: il tasso di occupazione dei posti letto sale al 23% (+3%) per le terapie intensive ed è al 26% per l'area medica, a fronte di soglie da zona arancione rispettivamente del 20 e del 30%, mentre l'incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti sale a 2.230 (valore limite 150). Due indicatori su tre - terapie intensive e incidenza - quindi sono già da zona arancione.