Contagi, scatta l’impennata Salgono a 485 in un giorno

Rispetto a un anno fa 100 di più. Parruti: ma il rischio è minore grazie ai vaccini
Un’impennata violenta e improvvisa dei casi. E, con il record di 485 nuovi positivi registrati ieri, la quarta ondata della pandemia porta in Abruzzo più contagi di un anno fa. Il virus corre soprattutto tra i più piccoli, che non hanno ancora potuto ricevere il vaccino. È il Teramano il più colpito, con la metà dei casi di giornata di tutta la regione.
Sono cento i casi in più del 2 dicembre 2020, quando l’Abruzzo si trovava in piena seconda ondata e in zona rossa. Allora, però, le vittime in 24 ore furono 21, questa volta invece nessuna. La differenza è abissale anche sul numero dei ricoverati e quindi nella pressione sul sistema sanitario: con i tre nuovi pazienti ora negli ospedali abruzzesi ce ne sono 118, un anno fa erano 777. Un anno fa non c’era la variante Delta con la sua contagiosità e non c’erano i vaccini a proteggere dalle conseguenze cliniche del virus. Lo ricorda Giustino Parruti, primario del reparto di Malattie Infettive di Pescara, che lancia un appello alla prevenzione agli abruzzesi e ai loro medici di famiglia.
Il timore è che l’Abruzzo possa entrare nella spirale che porta alla zona gialla. Ieri sono cresciuti due parametri: l’incidenza settimanale dei casi ogni centomila abitanti è salita da 105 a 121, ben oltre la soglia da zona gialla, mentre il tasso di occupazione dei posti letto in rianimazione è arrivata al 4% (ancora lontana dal 10% della soglia). Il tasso di occupazione dei posti letto nei reparti di area medica è invece rimasto all’8% (soglia al 15%).
IL CONFRONTO
CON UN ANNO FA
Il bollettino regionale di ieri segnala 485 nuovi casi trovati con 6.724 tamponi molecolari eseguiti: il tasso di positività sale al 7,2%. La più giovane dei nuovi contagiati è una bambina teramana di un anno, la più anziana è una 94enne del Chietino. I nuovi guariti, invece, sono 222. Mentre gli attualmente positivi sono 4.494. Di questi, 110 sono ricoverati in ospedale ma in area medica (+1 rispetto alle 24 ore precedenti), mentre 8 sono in terapia intensiva (+2).
Il 2 dicembre del 2020, invece, l’Abruzzo si trovava ancora in zona rossa e aveva un tasso di occupazione delle terapie intensive del 40%. I nuovi casi quel giorno furono 381, cento di meno del bollettino di ieri. Ma gli attualmente positivi erano quattro volte di più: un anno fa erano 17.984, di cui 703 ricoverati in area medica e 74 in terapia intensiva.
LA MAPPA
DEL CONTAGIO
È la provincia di Teramo l’epicentro del contagio, facendo registrare la metà del totale dei nuovi casi abruzzesi: ben 238 su 485. Al secondo posto il Pescarese con 108 nuovi contagi, poi il Chietino con 91, mentre l’Aquilano 38. In tutte le province sale l’incidenza settimanale dei casi ogni centomila abitanti: a Teramo passa da 142 a 180, nel Chietino da 113 a 117, nel Pescarese da 98 a 114 e nell’Aquilano da 58 a 69.
In termini assoluti, i comuni più colpiti dai casi giornalieri sono anche i più popolosi d’Abruzzo: Pescara con 38 nuovi positivi e L’Aquila con 24. Ma è al terzo posto che compare il primo comune teramano: Mosciano Sant’Angelo con 26 casi, uno in più di Montesilvano che ha cinque volte più abitanti. Poi ancora Martinsicuro con 21, Corropoli con 19 e Tortoreto con 18. Chieti e Vasto con 17 e poi Teramano: il capoluogo con 17, poi Alba Adriatica con 16, Roseto degli Abruzzi e Sant’Omero con 15, Giulianova con 14, Colonnella con 12 e Sant’Egidio alla Vibrata con 11, seguita da Lanciano con 10. La zona più colpita del Teramano è quella a ridosso del confine con la provincia marchigiana di Ascoli Piceno, in particolare la Val Vibrata.
il virus corre
tra i giovanissimi
Anche questa impennata dei casi coinvolge soprattutto i giovanissimi, non ancora vaccinati: hanno meno di 12 anni 96 nuovi positivi di giornata. Se a questo numero si aggiungono anche i 40 adolescenti, i positivi in età scolare nelle ultime 24 ore raggiungono quota 136, cioè quasi un terzo del totale. Subito dopo i giovanissimi viene una delle fasce meno vaccinate, quella dei quarantenni, con 87 casi. Poi i cinquantenni con 69, i sessantenni con 58, i ventenni con 48, i trentenni con 45 e, appunto, i 40 positivi della fascia tra 12 e 19 anni di età. I meno contagiati sono quelli che più hanno potuto partecipare alla campagna per la terza dose del vaccino: i settantenni con 27 casi e gli ultraottantenni con 16.
L’appello
DELL’ESPERTO
«Si tratta probabilmente della prima vera oscillazione invernale dei casi, ce l’aspettavamo e probabilmente continuerà così», dice l’infettivologo in prima linea Giustino Parruti, «a differenza dell’anno scorso, però, questa volta ci sono le varianti, a partire dalla Delta, che sono più contagiose e fanno salire l numero dei casi, ma c’è anche il vaccino, che riduce le conseguenze del virus e ci permette di dire che l’impennata vertiginosa dei contagi per ora non è accompagnata da un’impennata dei ricoveri». Parruti lanci quindi un appello alla prevenzione: «Ce la possiamo fare a tenere sotto controllo la situazione e, secondo me, anche a evitare nuove restrizioni. Per farlo sono importanti soprattutto cinque regole della prevenzione». Le prime tre riguardano i vaccini: «È importante vaccinare i bambini da 5 a 11 anni, visto che il contagio corre soprattutto tra i giovanissimi. Dopo l’autorizzazione, ora bisogna correre: sono convinto che già dopo un paio di settimane dalla prima dose, riusciremo a frenare le infezioni tra i giovanissimi. Poi bisogna correre con le terze dosi, che servono anche a contenere il contagio. E bisogna continuare con l’opera di persuasione verso chi non è vaccinato: molti sono solo timorosi, vanno convinti, soprattutto dai medici». Il rapporto di vicinanza e collaborazione tra cittadini e medici è fondamentale anche per la quarta regola: «Bisogna segnalare immediatamente già i primi sintomi, soprattutto se si è a rischio e magari non vaccinati. Entro cinque giorni dal contagio, infatti, è particolarmente efficace la cura monocolonale, soprattutto con i nuovi farmaci recentemente approvati». L’ultima regola: «la mascherina anche all’aperto nelle situazioni di socialità, è fondamentale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

