Contagi, sono 2 le province verso il rosso-automatico

11 Marzo 2021

Il Centro ha analizzato, con l’aiuto di un esperto, l’incidenza dei contagi nelle quattro aree Ecco chi supera la soglia dei 250 casi per 100mila abitanti, oltre la quale scatterà il lockdown

Nonostante i primi e lievi segnali di miglioramento, la provincia di Pescara ha ancora numeri da zona rossa: il territorio rischia una ulteriore proroga delle maggiori restrizioni, in vigore ormai da quasi un mese.
A rischio, se dovesse essere confermata la crescita sostenuta registrata negli ultimi giorni, c’è anche la provincia dell’Aquila. In attesa del monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute, previsto per domani, all’esito del quale potrebbe essere stabilita una nuova collocazione per l’Abruzzo in termini di fasce di rischio, i dati danno un’idea della situazione sul territorio, ora che si comincia a ragionare su misure localizzate.
L’INCIDENZA. Nelle valutazioni degli addetti ai lavori, un parametro essenziale è l’incidenza settimanale, ossia il numero di contagi registrato per centomila abitanti. È anche sulla base dell’incidenza, ad esempio, che a metà febbraio è stata disposta la zona rossa per le province di Pescara e Chieti o che, due settimane dopo, molti sono usciti dall’area a maggiori restrizioni.
Nelle ultime settimane, a livello nazionale, si discute spesso del ruolo e del valore dell’incidenza. Soprattutto se messa a confronto con l’indice Rt, ovvero il tasso di riproduzione netto della malattia. Gli esperti del Comitato tecnico scientifico nazionale (Cts) propongono infatti una sorta di zona rossa “automatica”, che dovrebbe scattare raggiunta la soglia di allarme, fissata a 250 casi per centomila abitanti.
«DATI REALISTICI». «L’incidenza è il dato più realistico», spiega il ricercatore aquilano Riccardo Persio, dottorando all’Università Kore di Enna. Lo studioso, che da mesi analizza i dati dell’emergenza abruzzesi e italiani, sottolinea che l’indice Rt, «calcolato solo sui sintomatici e a due settimane di distanza, è un dato utile, ma che arriva in ritardo. È come spegnere un incendio dopo che tutto è bruciato». L’incidenza settimanale, invece, è un parametro «estremamente utile: la media mobile, che prende in considerazione tutti i giorni della settimana», evidenzia il ricercatore, «consente di avere un’idea della situazione in tempo reale. Il dato, tra l’altro, è anche un precursore delle ospedalizzazioni».
LA SITUAZIONE IN ABRUZZO. I numeri, dunque, scattano un’istantanea della situazione abruzzese (vedi grafico in alto). L’incidenza regionale, al momento, è pari a 220: l’Abruzzo, nel complesso, ha superato la soglia di allarme di 250 solo di poco e per pochi giorni, a fine febbraio, spinto dai numeri altissimi del Pescarese e del Chietino. E infatti la regione è rimasta in fascia arancione, con delle zone rosse limitate alle aree più a rischio.
LE 4 PROVINCE. A livello territoriale, in testa c’è la provincia di Pescara, con un’incidenza che sfiora quota 300. Considerando il picco di oltre 500 raggiunto nella seconda metà di febbraio, il Pescarese registra sì una riduzione, ma resta ben al di sopra della soglia di allarme. C’è da capire se il dato si stabilizzerà, perché fino a martedì e per tutta la scorsa settimana il valore oscillava attorno a 350.
Al secondo posto c'è Chieti, con un incidenza pari a 207: anche in questo caso il dato è in miglioramento, soprattutto rispetto ai valori registrati a fine febbraio, quando ci fu il picco di 308. Poi c’è l’Aquilano, che è in crescita: l’incidenza supera di poco quota 200, ma solo una settimana fa era abbondantemente al di sotto di 150. Il dato più basso è quello del Teramano, con un valore inferiore a 150.
TRACCIAMENTO. Persio, nel sottolineare che il dato scende per tutte le province «tranne che per L’Aquila», parla di una «crescita sostenuta», ma si dice convinto che la situazione sia tutto sommato «sotto controllo, con dati che dimostrano che il tracciamento sta funzionando». I grafici, infatti, danno anche un’idea dell’efficacia del contact tracing.
«Gli sbalzi e una curva incostante», spiega il ricercatore, «descrivono un tracciamento in difficoltà». È ciò che è accaduto, ad esempio, a Pescara, nelle settimane del boom dei contagi.
MISURE LOCALI. Altro aspetto su cui si sofferma il ricercatore, sono le misure localizzate. «L’analisi su base regionale», dice Persio, «non ha alcun senso. A gennaio, ad esempio, era sbagliato tenere Pescara in zona gialla e sarebbe stato sbagliato mettere il resto della regione in zona rossa. Per fortuna ora si sta imparando a chiudere territorialmente. Si inizia a parlare sia di restrizioni su base sub-provinciale sia di utilizzo del dato dell’incidenza, che in questo caso torna utilissimo».