Contagio, come salvare ferie, viaggi e vacanze

Tutti i consigli per essere rimborsati della caparra se ci si infetta prima di partire Ma chi si positivizza all’estero rischia l’isolamento, dipende dalle regole del Paese
In estate non era mai successo che il coronavirus dilagasse come sta accadendo quest’anno. La colpa è tutta dell’elevatissima contagiosità della sottovariante Omicron 5, che si sta trasformando in un incubo anche per chi ha programmato le proprie vacanze, che ora si chiede: se mi contagio prima di partire, perdo i soldi della caparra? E cosa devo fare se mi ammalo mentre mi trovo in vacanza all’estero? E quali sono le restrizioni all’estero?
Cerchiamo di rispondere a queste domande, con l’aiuto delle associazioni dei consumatori e del vademecum del ministero degli Esteri, ricordando anche quali sono le regole in vigore negli altri Paesi delle Unione Europea.
POSITIVI PRIMA DI PARTIRE/1:
COSA FARE CON l’AEREO
Come ricordano diverse associazioni dei consumatori nelle guide che stanno stilando in questi giorni, il regolamento europeo sui diritti del viaggiatore prevede il rimborso per volo cancellato dal vettore aereo ma non per rinuncia del viaggiatore. In Italia c’è però una legge nazionale che va incontro al consumatore: il Codice della navigazione prevede che «se la partenza del passeggero è impedita per causa a lui non imputabile, il contratto è risolto e il vettore restituisce il prezzo di passaggio già pagato». Per ottenere il rimborso in caso di tampone positivo, la prima cosa da fare è contattare la compagnia aerea e documentare l’esito del test (con un referto ufficiale). Questo dev’essere fatto il prima possibile, perché il Codice della navigazione dice anche che, se il viaggiatore non comunica l’impedimento in modo tempestivo alla compagnia, è lui stesso il responsabile del danno provocato e non ha diritto a rimborsi.
Quasi tutte le compagnie aeree, in caso di rinuncia per Covid, concedono un voucher spendibile in futuro, ma si ha comunque diritto a un rimborso in denaro.
POSITIVI PRIMA DI PARTIRE/2:
COSA FARE CON L’HOTEL
Il Codice civile regola proprio “l’impossibilità sopravvenuta” che, se dimostrata (col referto ufficiale del tampone) dovrebbe garantire il rimborso della caparra e liberare il cliente dall’obbligo di pagare il saldo. Questo vale solo per gli hotel che si trovano in Italia e sono, quindi, soggetti al Codice civile italiano. Anche per questo vale la regola di contattare l’albergatore o il tour operator il prima possibile per evitare ulteriori disagi.
POSITIVI PRIMA DI PARTIRE/3:
Che FARE CON L’AUTO a nolo
La maggior parte delle prenotazioni dagli autonoleggi consente la disdetta gratuita entro 48 ore prima del ritiro.
Ma cercare di ottenere un rimborso, magari contrattando con i noleggiatori (così come con gli albergatori), può essere uno stress per chi, oltretutto, è chiuso in casa con il Covid. Ci sono due modi per evitarlo: scegliere una tariffa rimborsabile, che prevede appunto il ristoro totale in caso di rinuncia (anche last minute, ma è bene controllare i termini sul contratto) oppure scegliere un’assicurazione che protegga proprio da questi rischi.
POSITIVI ALL’ESTERO:
QUALI REGOLE
Se andiamo in vacanza in una località Italia – o comunque restiamo a casa – lo sappiamo: il soggetto positivo è tenuto all’isolamento, che sarà di 7 giorni per chi è vaccinato con dose booster e per chi ha completato il ciclo vaccinale – due dosi – da non più di 120 giorni. Per tutti gli altri, l’isolamento è di 10 giorni. L’isolamento finisce se, trascorsi i termini di 7 o 10 giorni, il tampone di controllo è negativo.
Ma all’estero invece? Il portale “Viaggiare Sicuri” della ministero degli Esteri ricorda che «l’emergenza sanitaria causata da Covid-19 nel mondo non è conclusa e che i Paesi di destinazione possono tuttora adottare misure restrittive, anche estemporanee». Chiunque intenda viaggiare verso l’estero deve poi considerare «che qualsiasi spostamento, in questo periodo, può comportare un rischio di carattere sanitario». La positività al coronavirus durante una vacanza ha quindi conseguenze diverse a seconda del Paese in cui ci si trova. Per questo la Farnesina consiglia quindi di controllare sempre con attenzione quale normativa sia vigente nel Paese in cui si è deciso di andare in vacanza. Quasi tutti gli altri Stati contemplano ancora forme di isolamento in caso di positività, anche se modulate sulle eventuali vaccinazioni effettuate e sulla sintomaticità. E poi ci sono ancora alcune restrizioni. Vediamo cosa dice l’Unione Europea sulle principali destinazioni europee nel suo portale web reopen.europa.eu.
Innanzitutto ricorda che i viaggi nell’Ue non hanno più limitazioni: revocate infatti le restrizioni, non serve nessuna prova di vaccinazione o test negativo. In Spagna, però, resistono l’obbligo delle mascherine per over 6 nei mezzi pubblici e nelle strutture sanitarie e il certificato Covid all’ingresso di stabilimenti ed eventi in Catalogna, Navarra e Isole Baleari. In Portogallo mascherine sui mezzi pubblici e nelle strutture sanitarie. In Francia, oltre alla mascherina nelle strutture sanitarie e nelle farmacie, resiste anche la quarantena di 7 giorni (5 senza sintomi e se si torna negativi) per i positivi. E poi c’è la Grecia: mascherine obbligatorie sui mezzi pubblici locali (no treni, aerei e bus a lunga percorrenza) e nelle strutture sanitarie, ma anche quarantena di almeno 5 giorni per i viaggiatori positivi. In Germania, invece, mascherina sui mezzi pubblici per gli over 6 e nelle strutture sanitarie e quarantena di 5 giorni per i positivi. Più libertà invece in Croazia, dove c’è solo la raccomandazione – e non l’obbligo quindi – di indossare la mascherina in tutti gli spazi pubblici al chiuso e all’aperto.

