Contatti a rischio: che fare

13 Gennaio 2022

Caos delle norme sulla quarantena e l’autosorveglianza, le risposte ai dubbi

PESCARA. Cosa fare se si è stati vicini a una persona risultata contagiata dal virus? E se invece è il proprio tampone a dare esito positivo?
Proviamo a mettere ordine nella confusione generata dal nuovo decreto governativo che ha cambiato le regole su quarantena e isolamento – distinguendo tra vaccinati e non vaccinati – a partire dal 31 dicembre scorso, grazie anche all’utile schema realizzato dall’associazione “Casartigiani” e alle Faq aggiornate di recente dal ministero della Salute sul suo sito web istituzionale.
CHI È IL “CONTATTO”
Spiega il ministero: «Un contatto di un caso Covid è qualsiasi persona esposta ad un caso probabile o confermato in un lasso di tempo che va da 48 ore prima dell’insorgenza dei sintomi fino a 14 giorni dopo o fino al momento della diagnosi e dell'isolamento del caso».
CONTATTO A BASSO RISCHIO
Come scrive il ministero, per contatto a basso rischio si intende quello di una persona che «ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso Covid ad una distanza inferiore ai 2 metri e per meno di 15 minuti; che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d'attesa dell'ospedale) o che ha viaggiato con un caso Covid per meno di 15 minuti; che è stato tra i passeggeri e l’equipaggio di un volo in cui era presente un caso Covid, ad eccezione dei passeggeri seduti entro due posti in qualsiasi direzione rispetto al caso e dei suoi compagni di viaggio».
In questo caso, se durante il contatto si è usata una mascherina chirurgica o Ffp2, non c’è bisogno di alcuna quarantena, altrimenti è necessaria la sorveglianza passiva. Si tratta di un monitoraggio delle proprie condizioni di salute da effettuarsi nei 14 giorni successivi alla data di esposizione a basso rischio. Al presentarsi di sintomi anche lievi è opportuno avvisare il proprio medico di famiglia.
CONTATTO AD ALTO RISCHIO
Le cose cambiano con un contatto “ad alto rischio” o “stretto” che, per il ministero, è quello di una persona «he vive nella stessa casa di un caso Covid; che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso Covid (per esempio la stretta di mano); che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso Covid (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati); che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso Covid, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti; che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d'attesa dell'ospedale) con un caso Covid in assenza di Dpi idonei; che ha viaggiato seduta in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto entro due posti in qualsiasi direzione rispetto a un caso Covid; sono contatti stretti anche i compagni di viaggio e il personale addetto alla sezione dell’aereo/treno dove il caso indice era seduto».
Se si è asintomatici, la quarantena dipende in base al proprio stato vaccinale: se si è ricevuta la terza dose booster, oppure la seconda dose entro 120 giorni o si è guariti dal Covid entro 120 giorni, basta l’autosorveglianza per 5 giorni con uso di mascherina Ffp2 per 10; se si ha solo la seconda dose ma da più di 120 giorni (e si ha ancora un super Green pass valido) basta una quarantena di 5 giorni dall’ultimo contatto più un tampone negativo; se non si è vaccinati allora la quarantena dura dieci giorni, più tampone negativo.
Se si è sintomatici, invece, bisogna fare subito il tampone antigenico o molecolare: se positivo valgono le regole per i contagiati che trattiamo successivamente, se negativo bisogna invece ripetere il test al quinto giorno dall’ultimo contatto e, se ancora negativo, allora finisce l’autoisolamento.
IN CASO DI TEST POSITIVO
Ma cosa fare quando il proprio tampone risulta positivo? Se si è vaccinati con la terza dose, oppure con la seconda da meno di 120 giorni, oppure ancora si è guariti dal Covid da meno di 120 giorni, allora l’isolamento dura 7 giorni, ma solo se i sintomi sono assenti da almeno 3 giorni e con tampone negativo, va bene sia il molecolare che l’antigenico. «Nel caso in cui il test sia effettuato presso centri privati abilitati, è necessario trasmettere alla Asl il referto negativo, anche con modalità elettroniche, per determinare la cessazione del periodo di auto-sorveglianza», spiega il ministero.
Se invece non si è vaccinati o si ha una seconda dose non recente, allora l’isolamento dura 10 giorni, ma solo se i sintomi sono assenti da almeno 3 giorni e con tampone negativo, sia molecolare che antigenico (anche in questo caso bisogna comunicare alla Asl il referto in caso di test eseguiti in centri privati). In ogni caso, anche se il tampone continua ad essere positivo, l’isolamento può terminare dopo 21 giorni, ma solo in assenza di sintomi da almeno 7. (l.t.)