Conte, subito la ricostruzione dei borghi

Il rischio, secondo il premier, è che non ci siano più comunità disposte a vivere nelle zone terremotate
ROMA . «Accelerare la ricostruzione dei paesi colpiti dal terremoto perché il rischio è che una volta ricostruiti non ci siano più comunità pronte ad abitarle». Lo ha detto ieri a Roma il presidente del consiglio Giuseppe Conte durante il suo intervento a “Sindaci d’Italia”, promosso da Poste italiane. Nell’anticipare che il 7 novembre sarà aperto un tavolo nel quale raccogliere e valutare le istanze provenienti dai piccoli borghi, il premier ha ricordato che «il 92% delle produzioni tipiche nazionali nasce nei piccoli comuni. L’impegno capillare sul territorio di Poste italiane, ha detto, diventa strategico» nel solco della «tutela dell’unità nazionale e della coesione territoriale. Lo Stato», ha ammonito, «non deve più far cassa a danno dei comuni. Nella prossima manovra vi invito a sottoporre al governo», ha detto rivolgendosi agli amministratori presenti, «tutte le esigenze di riequilibrio tra finanza centrale e locale. Le porte del dialogo sono aperte». Il governo, ha assicurato il primo ministro, si impegnerà al massimo anche per la programmazione dei fondi europei 20121-2027 e pensa a una task force per sbloccare le spese. »Andremo a finanziare proprio il recupero dei borghi», ha aggiunto, «per rivitalizzare le piccole comunità nelle quali vivete. In particolare se non interverremo con un piano strategico per azzerare progressivamente il gap tecnologico, l’attrattività dei borghi e dei piccoli centri interni si ridurrà progressivamente innescando un processo di inesorabile spopolamento di questi territori». Poste Italiane, ha detto l’amministratore delegato Matteo Del Fante, «ha realizzato gli impegni assunti nel 2018 con i piccoli Comuni grazie alla dedizione delle persone che lavorano in azienda e alla proficua collaborazione instaurata con il territorio e con le istituzioni locali. Siamo consapevoli dell’importanza strategica della presenza capillare di Poste e della nostra capacità di collegare i territori alle istituzioni e ai servizi erogati centralmente: la nostra azienda accorcia le distanze, agevola le relazioni, direi che è una sorta di intermediario tra le diverse aree del Paese. È giunto ora il momento di compiere una nuova tappa, arricchendo le iniziative realizzate e confidando nel fatto che i progressi conseguiti costituiscono una testimonianza della comune capacità di lavorare al servizio dell’Italia, favorendone lo sviluppo, la coesione sociale e territoriale». (a.bag.)

