Conti e spese introvabili arrivano i carabinieri
Il grillino Bracco torna alla Majella e Morrone, ma gli atti richiesti non ci sono Scatta anche la segnalazione alla Digos. I 66 dipendenti restano senza stipendi
ALANNO. Dopo i Comuni dell’alta Val Pescara, ieri il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Leandro Bracco è piombato, accompagnato dai suoi collaboratori Fabia Fattore e Nino Elia, nella sede della azienda speciale Majella e Morrone nella zona industriale di Alanno. E anche ieri sono arrivati i carabinieri. Informati della visita, Bracco ha trovato ad attenderlo l’amministratore unico Oscar Pezzi e il direttore Massimiliano Esposito. Avevano preparato un carteggio da consegnargli: documenti che il consigliere aveva chiesto oltre un mese fa, intimando il rispetto delle leggi per la consegna degli atti. Documenti attinenti l’inchiesta che sta portando avanti finalizzata a fare luce sui tre milioni di debito accumulati dall’azienda speciale con Equitalia, Inps e Inail e con 66 dipendenti che aspettano 8 stipendi arretrati e la tredicesima.
Anche ieri la sorpresa. Le documentazioni erano incomplete: delle 12 annualità di rendicontazioni richieste, dal 2002 al 2013, solo 4 erano nelle disponibilità del direttore Esposito. La spiegazione fornita del vertici dell’azienda è stata che i rendiconti sono stati richiesti e forniti da Comunità montana e Regione con i soli totali delle somme investite per i diversi servizi erogati, privi cioè delle specificazioni dei settori di assistenza sui quali sono stati impiegati e che ora è necessario estrarli dal complessivo dei bilanci. Ma per farlo servirebbero più di un mese. Dati che invece Bracco ritiene essenziale avere con celerità e comunque nei termini di legge per ricomporre il caso.
Pezzi ed Esposito hanno comunque spiegato, fra la concitazione dei colloqui, che la situazione di grave deficit dell’azienda è dovuta esclusivamente ai mancati introiti da parte dei Comuni. Solo 4 su 18 affiliati all’azienda hanno versato il dovuto, gli altri sono debitori insanabili. Eppure i comuni hanno sicuramente portato le somme dovute all’azienda nella colonna delle uscite nei propri bilanci: dove sono finiti questi soldi, vuole anche sapere Bracco, se non sono stati versati all’azienda?
L’inchiesta potrebbe dunque arricchirsi anche di altre sfaccettature e tornare nelle sedi comunali per altri versi. Per testimoniare quella che il consigliere pentastellato ha ritenuto una inadempienza è stato richiesto l’intervento dei carabinieri e il comandante Nazzareno Marchini ha avuto copia dell’accordo raggiunto fra le parti di prolungamento dei tempi di consegna a tra 10 giorni. Bracco non si è fermato qui: ha interessato anche la Digos di Pescara dove la dirigente Leila Di Giulio lo ha informato che può rivolgersi anche al Tar o interpellare il difensore civico regionale, strada che Bracco intende percorrere.
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