«Controlli sui ticket il rischio è pagare le visite due volte»

13 Dicembre 2014

L’Adiconsum: legittimi gli accertamenti contabili della Asl ma richiedere somme dopo 10 anni è troppo tardi

PESCARA. «Qualcuno che ha sbagliato, alla Asl, c’è di sicuro: non ci si può ricordare, nel 2014, di richiedere indietro somme non pagate 10 anni prima. Se accade, significa che nessuno ha controllato per 10 anni e questo è un danno per le casse della Asl che si ripercuote sempre e comunque sui cittadini». Alberto Corraro, responsabile provinciale dell’associazione di consumatori Adiconsum, non discute gli accertamenti contabili della Asl – «I furbetti non ci piacciono e vanno scoperti», dice – ma mette in guarda dai rischi, a partire da quello di pagare due volte lo stesso ticket.

Il primo accertamento della Asl riguarda i ticket mai pagati per le prestazioni di Pronto soccorso, dal 2004 in poi: 80 mila ingiunzioni di pagamento per i codici bianchi e verdi, per un buco stimato in quasi tre milioni di euro, sono state già spedite. Il secondo accertamento partirà tra gennaio e febbraio 2015 per 6 mila persone che hanno dichiarato di essere esenti dal ticket per redditi al di sotto dei 12 mila euro: secondo la Asl, che insieme alla finanza ha incrociato i propri dati con quelli dell’Agenzia delle entrate e dell’Inps, così sono stati evasi circa 660 mila euro per il 2011 e il 2012.

«I ticket delle visite mediche hanno una prescrizione di 10 anni», ricorda Corraro, «quindi, gli accertamenti della Asl sono legittimi in base all’articolo 2.946 del Codice civile. Ma è un’operazione che, indubbiamente, provoca disagi ai cittadini, soprattutto a quelli che hanno già pagato e che si vedono recapitare i bollettini solo per errore, e un danno alla Asl nel senso che aspettare 10 anni per riavere dei soldi evasi non è un modo corretto di amministrare un’azienda pubblica».

Per gli avvisi del Pronto soccorso, Corraro chiarisce: «Visto che le lettere della Asl hanno valenza di ingiunzioni di pagamento, i cittadini che ricordano di non aver pagato all’epoca lo facciano entro la scadenza indicata, 15 giorni, altrimenti incorreranno anche negli interessi di mora e nelle spese di procedura». E quelli che, invece, hanno pagato? «Oltre all’ansia, si arrabbiano e devono pure pagare 4,35 euro per le spese della raccomandata con ricevuta di ritorno della Asl. A loro consiglio», dice Corraro, «di esibire i documenti all’Urp e chiedere il rimborso. Comunque, l’onere della prova al contrario è emblema di una pubblica amministrazione che non funziona: noi, invece, la vogliamo attenta e che, prima, studi seriamente i problemi e solo dopo scriva».

Sui codici bianchi e verdi a pagamento – è così dal 2001 e le tariffe vanno da 25 a 36,15 euro – Corraro dice che «manca ancora informazione». La legge regionale 11 del 2001 dice che il compito di informare i cittadini spetta ai medici: «Il Pronto soccorso», dice il responsabile Adiconsum, «non è solo un luogo in cui si salvano vite umane. C’è anche una parte fatta di cavilli ma i medici non dovrebbero occuparsi pure di burocrazia. È una carenza generale e generica: 80 mila avvisi sono la dimostrazione che c’è davvero qualcosa che non va. In tanti ignorano che i codici bianchi e verdi siano a pagamento: a volte, preoccupati per la propria salute e dopo una lunga attesa, si pensa solo a tornare a casa. Serve un regolamento chiaro, portato a conoscenza dei cittadini e non basta un sito Internet a farlo: l’informazione si fa con i giornali, i patronati, i sindacati, le associazioni di volontariato. Ma noi, per esempio, non abbiamo un buon rapporto con la Asl: spesso non ci rispondono. Quante volte ho segnalato problemi e quasi sempre senza risposta».

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