Convegno sull’attualità e l’utilità della monarchia

23 Marzo 2019

PESCARA . «Mito e modernità: attualità e utilità della monarchia» è il titolo del convegno in programma oggi dalle 17 al Grand Hotel di Montesilvano, organizzato dalla federazione provinciale del...

PESCARA . «Mito e modernità: attualità e utilità della monarchia» è il titolo del convegno in programma oggi dalle 17 al Grand Hotel di Montesilvano, organizzato dalla federazione provinciale del Partito Real Democratico, denominazione che nel novembre del 2005 ha assunto il Movimento nazionale monarchico. Il convegno viene introdotto da Giuseppe Basiricò, segretario provinciale e componente della direzione nazionale eletta dal congresso lo scorso ottobre. All’incontro presenzia il segretario nazionale del partito, Massimo Arsetti, mentre la relazione principale è affidata allo storico Antonio Fares. «Nel 1997 trattai un tema quasi simile in un convegno, e torno sulle motivazioni di allora», spiega Basiricò sull’idea di un incontro su attualità e utilità della monarchia, «dall’Inghilterra alla Spagna nel giro di un mese due avvenimenti catalizzarono l’attenzione dei media e coinvolsero milioni di persone: la morte e le esequie regali della principessa Diana da una parte, e le nozze dell’infanta Cristina dall’altro: la monarchia ha un pregio, riesce a trasformare i suoi grandi atti in fenomeni corali di partecipazione, ed è un punto di riferimento per i popoli della terra». Il Partito Real Monarchico, come recita uno degli articoli dello statuto, «si propone di realizzare per via democratica e iniziativa parlamentare, la realizzazione di istituzioni rappresentative dirette al riconoscimento di una monarchia di carattere costituzionale». In ogni caso per Basiricò «non è ipotizzabile un ritorno della monarchia in senso storico stasera o domani mattina, ma vogliamo tenere vivo il principio». Il segretario pescarese ricorda come «la caduta di molte monarchie si sia verificata dopo la Prima o la Seconda guerra mondiale a seguito di sconfitte militari», e sottolinea come il caso italiano, «al di là delle riserve sulla regolarità del referendum 1946, è legato all’aver perso la Seconda guerra mondiale. Il cambiamento delle istituzioni può avvenire solo in situazioni traumatiche, ma siamo tanto patrioti da non auspicare alcun dramma pur di arrivare a un ritorno della monarchia». Secondo l’esponente monarchico abruzzese «parlare di monarchia non è qualcosa che lascia il tempo che trova né da relegare al museo delle cere, ma significa parlare di qualcosa di attuale, di ciò che può essere l’alternativa per il nostro popolo. Soprattutto laddove ci troviamo di fronte a una Europa che non ci appartiene o ci appartiene poco, che non è l’Europa dei popoli né delle nazioni, dove rischiamo di perdere quel poco di identità nazionale che è ancora nel nostro Dna, è necessario riproporre il tema di questa istituzione forte, di una corona che sappia essere al di sopra delle parti e che sappia assumere, per grazia di Dio e volontà della nazione ambasciatrice nel campo europeo, di quelli che sono i nostri valori nazionali. Sapremo continuare su questa strada, in nome dei nostri valori e di un’idea che oggi è fiamma di passione civile perché domani ci sia luce». (a.r.)