Corruzione, assolto Ciamponi L’ex manager Asl: incubo finito

21 Giugno 2024

Era accusato di aver dato l’ok all’appalto in cambio di 8mila euro per acquistare un’auto usata al figlio I pm avevano chiesto tre anni, la difesa ha dimostrato «l’inattendibilità di Trotta, fonte primaria»

PESCARA. Assolto per non aver commesso il fatto. Così hanno deciso i giudici del tribunale per Vincenzo Ciamponi, l'ex direttore generale della Asl di Pescara, sotto processo per corruzione per l’esercizio della funzione.
L’inchiesta era quella tragica che portò l'allora dirigente del servizio psichiatrico, Sabatino Trotta, a togliersi la vita in carcere lo stesso giorno in cui venne arrestato (il 7 aprile del 2021) per lo scandalo delle residenze psichiatriche extra ospedaliere: un appalto da 11 milioni di euro che secondo l’accusa venne pilotato da Trotta in favore della Coop La Rondine di Lanciano.
Dei vari imputati era rimasta sospesa solo la posizione di Ciamponi dopo che Domenico Mattucci e Luigia Dolce (presidente e collaboratrice della stessa Coop) decisero, al termine dell’inchiesta, di patteggiare la pena (due anni ciascuno con la sospensione della pena). Ma la morte di Trotta segnò il destino di questo procedimento, quantomeno per il ruolo di Ciamponi che appose la firma su quella aggiudicazione, nonostante le presunte irregolarità riscontrate dalla procura e sostenute dai pm Anna Benigni e Luca Sciarretta.
La pubblica accusa chiese 3 anni di reclusione per Ciamponi, ma le arringhe dei suoi difensori, gli avvocati Massimo Galasso e Gianfranco Iadecola, fecero emergere la mancanza di quella prova indispensabile per la condanna. «Sono state accolte totalmente», afferma Galasso, «le nostre richieste. Siamo soddisfatti perché è stata riconosciuta l’estraneità di Ciamponi da quell'episodio di corruzione. L’assoluzione, purtroppo, non restituirà a Ciamponi il pre-sofferto reputazionale che ha subito». Era accusato di aver intascato come contropartita al via libera di quell’appalto, 8.000 euro da Mattucci per il tramite di Trotta, per l’acquisto di un’auto usata per il figlio. «Non è stata valutata dalla pubblica accusa», affermò Iadecola dopo l’arringa, «l’inattendibilità della fonte primaria, Trotta, che dialoga con Mattucci e Dolce: quella di Trotta è stata una operazione truffaldina ai danni della Coop». E quindi senza Trotta, il processo non poteva che avere questo epilogo. A questo si aggiunge il passaggio di soldi che gli investigatori che seguivano Ciamponi e Trotta avevano individuato durante il percorso che portava i due alla concessionaria. Ma la finanza, che pure poteva intervenire in flagranza di reato, non lo fece per non compromettere l'inchiesta e la misura cautelare già depositata. Un passaggio sottolineato dalla difesa che, durante le arringhe, insistette molto sulla mancanza di «un'autonomia genetica della chiamata in correità dei due» per cui le dichiarazioni di Mattucci e Dolce, che «si abbeverano alla stessa fonte (Trotta ndr), non possono essere poste a fondamento di una sentenza di condanna», dissero i difensori. E così è stato.
«Sono contento e sollevato», ha commentato Ciamponi, «è la fine di un incubo. Ho stretto le mani alle persone sbagliate. Mi hanno presentato persone che non avrei dovuto conoscere. Forse ho sbagliato a tornare nella mia città, sarebbe stato meglio restare a Milano. Eppure a Pescara ho fatto bene, purtroppo mi sono ritrovato in questa situazione. Da domani tornerò a fare quello che ho sempre fatto».