Corruzione elettorale, in aula è scontro sulle intercettazioni

7 Luglio 2021

PESCARA. Si conoscerà il prossimo 13 luglio se il processo per corruzione elettorale che si è aperto ieri, a carico dell’attuale presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri (Forza Italia),...

PESCARA. Si conoscerà il prossimo 13 luglio se il processo per corruzione elettorale che si è aperto ieri, a carico dell’attuale presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri (Forza Italia), dell’ex biologo dell’ospedale civile, Vincenzo Dogali, e dell’ex consigliere regionale del Pd, Alessio Monaco, dovrà considerarsi o meno virtualmente finito. Questo perché in quella data la giudice Manduzio scioglierà la riserva sulle richieste avanzate dalla pubblica accusa circa la trascrizione dell’intercettazione ambientale dentro lo studio di Dogali con Sospiri e Monaco. Il pm Andrea Di Giovanni è stato onesto e chiaro nel fare la sua richiesta, consapevole della ferma opposizione del collegio difensivo che puntualmente è arrivata. Il problema tecnico è che quell’intercettazione, che rappresenta la sola e unica prova contro i tre imputati, arriva da un procedimento completamente diverso e per reati diversi che all’epoca consentirono l’autorizzazione alle intercettazioni, cosa che non sarebbe stata possibile per il reato contestato agli odierni imputati. Il pm ha però parlato di corpo di reato, chiedendo al giudice di considerarlo tale in quanto rappresenta «l’accordo criminoso per la compravendita dei voti». Unanime l’opposizione del collegio difensivo: «È lo stesso pm», hanno detto in sintesi, «che ci dice che non c’è nessuna connessione con l’altro procedimento: non è ammissibile questa richiesta. Non può essere che una captazione possa essere ritenuta corpo di reato». Sin qui il botta e risposta tra accusa e difesa su questa determinante richiesta che cambierebbe totalmente il processo: in caso di non ammissione della trascrizione, all’accusa non resterebbe che chiedere l’assoluzione venendo a mancare l’unica prova sulla quale si fonda il processo.
Come nacque allora l’inchiesta su Sospiri e gli altri due? Indagando sulla posizione di Dogali, accusato di peculato ed altro per aver proseguito la sua attività all’interno dell'ospedale nonostante il suo pensionamento, il pm Di Giovanni aveva fatto installare microfoni e telecamera all’interno dello studio del biologo pescarese prestato da sempre alla politica. Ed è proprio in quello studio che vengono registrate le conversazioni tra Sospiri e Dogali e tra quest’ultimo e Monaco: entrambi volevano accaparrarsi il pacchetto di voti di Dogali (per le regionali del 2019) che ad entrambi promise il suo contributo, dietro ricompensa come sostiene la procura: Monaco avrebbe dato 200 euro a Dogali che dovevano servire per invogliare un infermiere ad impegnarsi nella ricerca dei consensi tra i suoi colleghi; Sospiri, a detta dell’accusa, avrebbe invece promesso a Dogali un incarico una volta eletto in consiglio regionale. «Io ti faccio campagna elettorale seria», diceva Dogali a Sospiri, «incontri, cene. Tu vedrai i risultati». E Sospiri rispondeva: «Bene, vinciamo le elezioni regionali, Sospiri fa l’assessore e il giorno dopo che ha firmato la sua delega viene qui come oggi». E Dogali lo incalza: «Io posso andare a ricoprire un incarico alla sanità, poi mi sono occupato anche di urbanistica ed economia». Ma quell’incarico non arrivò mai.
©RIPRODUZIONE RISERVATA