Corruzione, l’appalto Asl pilotato: chiesto il processo per Ciamponi

22 Febbraio 2022

Oltre all’attuale direttore generale dell’Azienda sanitaria, è imputata anche la coop La Rondine Secondo l’accusa, il manager avrebbe sottoscritto il contratto dietro le pressioni e i favori di Trotta

PESCARA. Sarà il giudice per l’udienza preliminare, Giovanni de Rensis, a decidere se l’attuale direttore generale della Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi, dovrà finire o meno sotto processo per il reato di corruzione per l’esercizio della funzione. L’inchiesta è quella sull’appalto pilotato da 11 milioni di euro per la gestione delle residenze psichiatriche extra ospedaliere, che Ciamponi avrebbe sottoscritto in favore della coop La Rondine di Lanciano, su pressioni dell’allora dirigente Asl Sabatino Trotta. I pubblici ministeri Anna Benigni e Luca Sciarretta, nei giorni scorsi hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio che, insieme a Ciamponi coinvolge, ormai come imputato, anche la Coop in qualità di persona giuridica. È l’ultimo atto di questa tormentata inchiesta, segnata purtroppo dal suicidio di Trotta che il giorno stesso del suo ingresso nel carcere di Vasto, il 7 aprile del 2021, si tolse la vita.
Gli altri due imputati rimasti, l'ex presidente della Rondine, Domenico Mattucci, e la coordinatrice della stessa cooperativa, la psicologa Luigia Dolce, qualche settimana fa hanno invece formalizzato il loro patteggiamento (anche loro finirono in carcere insieme a Trotta): due anni a testa con la sospensione della pena, frutto di ampie confessioni, prima davanti ai magistrati e poi davanti al giudice nel corso di un incidente probatorio che servì per cristallizzare quelle accuse. Adesso resta da chiarire la posizione di Ciamponi che, almeno nel capo di imputazione, è strettamente collegata alla Coop (che poi, dopo lo scandalo e gli arresti, rinunciò all’appalto incriminato).
La Procura contesta al numero uno della Asl pescarese, di aver asservito «la funzione pubblica esercitata, per denaro ed altre utilità, agli interessi di Mattucci e Dolce quali rappresentanti de La Rondine, per aver sottoscritto, il 2 marzo 2021, il contratto di appalto con l’aggiudicataria Sgs (il Consorzio di cui fa parte La Rondine ndr), nonostante nelle more della procedura di gara», i vertici della Sgs fossero stati rinviati a giudizio per turbativa d’asta per un’altra vicenda giudiziaria, «circostanza che, costituendo grave illecito professionale e non essendo peraltro stata comunicata alla Asl, avrebbe potuto indurre l’ente appaltante ad escludere il Consorzio Sgs e ad aggiudicare la gara alla seconda classificata». Insomma, Ciamponi, secondo l’accusa, non avrebbe dovuto sottoscrivere quel contratto. Ma le pressioni di Trotta da una parte, e i soldi che, sempre secondo la procura, sarebbero stati versati a Ciamponi, hanno condizionato la gara di appalto. Per quella corsia preferenziale in favore della Rondine, secondo l’accusa, «Ciamponi», come si legge nell’imputazione, «riceveva indebitamente per sé da Mattucci e Dolce la somma di 8.000 euro: denaro che veniva corrisposto in contanti da Mattucci per il tramite di Dolce, a Trotta, il quale poi lo consegnava a Ciamponi che lo utilizzava, in parte, quale provvista per il pagamento al venditore Enrico Sborgia, tramite assegno, dell’autovettura Fiat 500 dallo stesso acquistata». Auto che doveva essere un regalo per il figlio di Ciamponi e per la quale Trotta si sarebbe attivato anche andando a fare la trattativa con Sborgia.
Molte di queste attività, soprattutto quelle relative alla riunione in Asl che diede il via alla firma per l’aggiudicazione della gara a La Rondine, sarebbero state fatte alla presenza di Mattucci e Dolce e poi concluse da Trotta direttamente con Ciamponi: stando sempre alla fedele ricostruzione dei fatti che fece la guardia di finanza e la magistratura, che peraltro aveva messo per mesi sotto controllo il telefono di Trotta con il micidiale trojan. Adesso, però, tutto si giocherà davanti al Gup e la difesa di Ciamponi tirerà fuori le sue carte per evitare un processo a Ciamponi, anche perché la morte di Trotta ha fatto perdere un anello importante all’accusa.