Corsa per 200 posti da animatori: ragazzi da tutta Italia

Montesilvano, oggi i nomi dei primi prescelti, posti tra Italia e Grecia I sogni dei ragazzi: «Viaggiare e far sorridere i bambini»
di Cinzia Cordesco
MONTESILVANO. Hanno poco più di venti anni, ma hanno già sperimentato il dolore e le tragedie, come essere sopravvissuti al terremoto dell’Aquila o alla crisi economica del Venezuela.
Per questo, se oggi, ultimo giorno di provini con l’agenzia Mumbo Jumbo entertainment for all, diretta da Giorgia Roma ed Emiliano Orazi, riusciranno ad ottenere il lavoro come animatori nei villaggi turistici, per prima cosa vogliono «regalare sorrisim soprattutto ai bambini». Desiderano «essere positivi» per «regalare speranza e gioia». Coltivano il sogno di un incarico sulle navi da crociera ma poi, nella vita reale, aspirano a diventare insegnanti o studiare Medicina. Hanno i piedi per terra, ma non rinunciano a sognare, malgrado le avversità della vita che li fa sembrare già maturi, già adulti.
Da venerdì scorso, alle selezioni per entrare nel cast dei “Mumbo Jumbo people”, svoltesi al Grand Hotel Montesilvano, si sono presentati in sessanta, provenienti da tutte le parti d’Italia, Sicilia, Lazio, Calabria, Puglia, Marche, Bergamo, Bologna, Benevento e anche dalla Polonia, Spagna e Venezuela.
Hanno provato passi di danza all’aperto, nei corridoi, davanti allo specchio, dietro le colonne, con le cuffie, senza musica, hanno stretto amicizie e incrociato destini. Oggi, i verdetti. I fortunati che saranno prescelti (quest’anno l’agenzia di Montesilvano attiva da 13 anni nel settore dell’intrattenimento in Italia e in Grecia, cerca 200 animatori) avranno un contratto a tempo indeterminato con vitto e alloggio gratuito con una serie di benefit legati alle attività del gruppo. Saranno inviati nei villaggi turistici, hotel, navi da crociera, strutture ricettive, resort di Abruzzo, Marche, Puglia e isole greche. A seconda delle mansioni, percepiranno compensi dai 400 ai 1600 euro. Per Claudia Gentili, 23 anni, aquilana, ieri è stata una giornata di forti emozioni. Quelle connesse al provino e quelle legate ai ricordi. Dieci anni fa aveva 13 anni quando si è svegliata, alle 3.32 del 6 aprile 2009, in preda al terrore: «All’epoca vivevo a Scoppito con mamma Loredana. La casa è rimasta in piedi, ma la scossa ha fatto crollare tutti i mobili all’interno. Non siamo rimaste ferite, ma, in preda alla paura, abbiamo subito raggiunto i nonni Gabriella e Luciano che vivevano in via Roma, all’Aquila. Stavamo tutti bene, solo un grande spavento. In seguito siamo stati trasferiti a Pineto, ma nel terremoto ho perso tanti amici e soffro ancora per una bimba di sei anni, sorella di un compagno del liceo Classico. Tanti aquilani, come me, non vogliono le celebrazioni, ma chiedono una rapida ricostruzione». Il terremoto cambia la visione del piccolo mondo di Claudia, che decide, quindi, di «fare della danza la mia passione». Si iscrive «all’accademia di danza Opus ballet di Firenze» e nella città dell’alluvione resta per 4 anni «a studiare danza contemporanea e hip hop» perché dopo aver fatto il pieno di film che hanno la fatto la storia della danza made in Usa, Flashdance, Footloose, Dirty Dancing, Grease, un giorno vorrebbe diventare «danzatrice del coreografo Sidi Larbi». Intanto lava i pavimenti per mantenersi, sicura che «questa esperienza mi arricchirà».
Anche Mariangela Cianchetta, 22 anni, arriva dall’aquilano, precisamente da Civitella Roveto. Prova rammarico per le terre sfregiate dal sisma: «Non è stato fatto molto». Da sfollata, a Norcia, è rimasta «traumatizzata dalle urla di paura dei bambini quando c’erano le scosse». Per questo ha deciso: «Voglio studiare la clownterapia per far stare bene i bimbi» ed entrare nei villaggi «per insegnare loro che esistono anche i giochi di una volta, come la campana e la caccia al tesoro e basta cellulari». Si descrive come «una che sa far ridere» e fa una battuta: «Io mi chiamo Mariangela e mamma Pina, meno male che papà si chiama Giovanni e non Ugo altrimenti saremmo diventati la famiglia Fantozzi».
Tonia Di Rocco, 25 anni di Bussi, ha letto l’articolo sul Centro e ha deciso di provarci. Vive e studia Lettere a Bologna, il suo sogno è «diventare insegnante di italiano», ma nei villaggi vuole stare attorniata dai tanti bambini dei baby club che intende animare. Emanuele Massaro, 20 anni di Lanciano, vuole laurearsi in Psicologia. Non lo abbandona il trauma subito da piccolo «la morte di papà Tommaso all’età di 4 anni», ma vuole «restare positivo, voglio viaggiare, far sorridere i bambini e avere un lavoro che mi crei autostima».
Sofia Fernandez, 19 anni, è arrivata a Pescara lo scorso anno da Maracaibo, in Venezuela, terra martoriata dalla crisi. Con mamma Marinella vivono dalla zia Laura e sono felici insieme. Ha dovuto interrompere gli studi di Medicina prima di partire ma intende ricominciare qui. Spera di passare le selezioni «per insegnare alla gente a giocare a tennis, sport che amo». Se non dovesse andar bene il provino, tenterà altre strade: «Un negozio di pasticceria o di abbigliamento sportivo. Sono forte», dice si sé, «ce la farò, voglio ascoltare e aiutare il prossimo in questa bella città sul mare, Pescara, piena di gente educata e pulita».
Mariachiara Di Lena, 18 anni, studentessa dello scientifico Masci a Chieti col sogno di iscriversi a Medicina, arriva da Torrevecchia Teatina. Subito ringrazia i suoi genitori, Daniele e Tiziana, «perché mi hanno incoraggiato a fare questa esperienza che mi consentirà di essere indipendente. Non solo economicamente. Voglio mettermi alla prova. Dopo essere stata due settimane da sola Dublino, se passo il provino resterò almeno tre mesi fuori. Mi serviranno per crescere e scoprire le mie potenzialità».
MONTESILVANO. Hanno poco più di venti anni, ma hanno già sperimentato il dolore e le tragedie, come essere sopravvissuti al terremoto dell’Aquila o alla crisi economica del Venezuela.
Per questo, se oggi, ultimo giorno di provini con l’agenzia Mumbo Jumbo entertainment for all, diretta da Giorgia Roma ed Emiliano Orazi, riusciranno ad ottenere il lavoro come animatori nei villaggi turistici, per prima cosa vogliono «regalare sorrisim soprattutto ai bambini». Desiderano «essere positivi» per «regalare speranza e gioia». Coltivano il sogno di un incarico sulle navi da crociera ma poi, nella vita reale, aspirano a diventare insegnanti o studiare Medicina. Hanno i piedi per terra, ma non rinunciano a sognare, malgrado le avversità della vita che li fa sembrare già maturi, già adulti.
Da venerdì scorso, alle selezioni per entrare nel cast dei “Mumbo Jumbo people”, svoltesi al Grand Hotel Montesilvano, si sono presentati in sessanta, provenienti da tutte le parti d’Italia, Sicilia, Lazio, Calabria, Puglia, Marche, Bergamo, Bologna, Benevento e anche dalla Polonia, Spagna e Venezuela.
Hanno provato passi di danza all’aperto, nei corridoi, davanti allo specchio, dietro le colonne, con le cuffie, senza musica, hanno stretto amicizie e incrociato destini. Oggi, i verdetti. I fortunati che saranno prescelti (quest’anno l’agenzia di Montesilvano attiva da 13 anni nel settore dell’intrattenimento in Italia e in Grecia, cerca 200 animatori) avranno un contratto a tempo indeterminato con vitto e alloggio gratuito con una serie di benefit legati alle attività del gruppo. Saranno inviati nei villaggi turistici, hotel, navi da crociera, strutture ricettive, resort di Abruzzo, Marche, Puglia e isole greche. A seconda delle mansioni, percepiranno compensi dai 400 ai 1600 euro. Per Claudia Gentili, 23 anni, aquilana, ieri è stata una giornata di forti emozioni. Quelle connesse al provino e quelle legate ai ricordi. Dieci anni fa aveva 13 anni quando si è svegliata, alle 3.32 del 6 aprile 2009, in preda al terrore: «All’epoca vivevo a Scoppito con mamma Loredana. La casa è rimasta in piedi, ma la scossa ha fatto crollare tutti i mobili all’interno. Non siamo rimaste ferite, ma, in preda alla paura, abbiamo subito raggiunto i nonni Gabriella e Luciano che vivevano in via Roma, all’Aquila. Stavamo tutti bene, solo un grande spavento. In seguito siamo stati trasferiti a Pineto, ma nel terremoto ho perso tanti amici e soffro ancora per una bimba di sei anni, sorella di un compagno del liceo Classico. Tanti aquilani, come me, non vogliono le celebrazioni, ma chiedono una rapida ricostruzione». Il terremoto cambia la visione del piccolo mondo di Claudia, che decide, quindi, di «fare della danza la mia passione». Si iscrive «all’accademia di danza Opus ballet di Firenze» e nella città dell’alluvione resta per 4 anni «a studiare danza contemporanea e hip hop» perché dopo aver fatto il pieno di film che hanno la fatto la storia della danza made in Usa, Flashdance, Footloose, Dirty Dancing, Grease, un giorno vorrebbe diventare «danzatrice del coreografo Sidi Larbi». Intanto lava i pavimenti per mantenersi, sicura che «questa esperienza mi arricchirà».
Anche Mariangela Cianchetta, 22 anni, arriva dall’aquilano, precisamente da Civitella Roveto. Prova rammarico per le terre sfregiate dal sisma: «Non è stato fatto molto». Da sfollata, a Norcia, è rimasta «traumatizzata dalle urla di paura dei bambini quando c’erano le scosse». Per questo ha deciso: «Voglio studiare la clownterapia per far stare bene i bimbi» ed entrare nei villaggi «per insegnare loro che esistono anche i giochi di una volta, come la campana e la caccia al tesoro e basta cellulari». Si descrive come «una che sa far ridere» e fa una battuta: «Io mi chiamo Mariangela e mamma Pina, meno male che papà si chiama Giovanni e non Ugo altrimenti saremmo diventati la famiglia Fantozzi».
Tonia Di Rocco, 25 anni di Bussi, ha letto l’articolo sul Centro e ha deciso di provarci. Vive e studia Lettere a Bologna, il suo sogno è «diventare insegnante di italiano», ma nei villaggi vuole stare attorniata dai tanti bambini dei baby club che intende animare. Emanuele Massaro, 20 anni di Lanciano, vuole laurearsi in Psicologia. Non lo abbandona il trauma subito da piccolo «la morte di papà Tommaso all’età di 4 anni», ma vuole «restare positivo, voglio viaggiare, far sorridere i bambini e avere un lavoro che mi crei autostima».
Sofia Fernandez, 19 anni, è arrivata a Pescara lo scorso anno da Maracaibo, in Venezuela, terra martoriata dalla crisi. Con mamma Marinella vivono dalla zia Laura e sono felici insieme. Ha dovuto interrompere gli studi di Medicina prima di partire ma intende ricominciare qui. Spera di passare le selezioni «per insegnare alla gente a giocare a tennis, sport che amo». Se non dovesse andar bene il provino, tenterà altre strade: «Un negozio di pasticceria o di abbigliamento sportivo. Sono forte», dice si sé, «ce la farò, voglio ascoltare e aiutare il prossimo in questa bella città sul mare, Pescara, piena di gente educata e pulita».
Mariachiara Di Lena, 18 anni, studentessa dello scientifico Masci a Chieti col sogno di iscriversi a Medicina, arriva da Torrevecchia Teatina. Subito ringrazia i suoi genitori, Daniele e Tiziana, «perché mi hanno incoraggiato a fare questa esperienza che mi consentirà di essere indipendente. Non solo economicamente. Voglio mettermi alla prova. Dopo essere stata due settimane da sola Dublino, se passo il provino resterò almeno tre mesi fuori. Mi serviranno per crescere e scoprire le mie potenzialità».

