Corsi anti-aggressioni Medici e infermieri imparano a difendersi

31 Dicembre 2019

Lezioni per riconoscere i segnali pericolosi nei pazienti In cattedra specialisti della Asl, ma anche della polizia

PESCARA. Aggressioni nei confronti di medici e infermieri sempre più frequenti. Per preparare gli operatori a prevenirle e gestirle, il settore del Risk management, dell’unità operativa semplice dipartimentale (Uosd) della Asl di Pescara, ha organizzato e completato un corso di formazione dal titolo “Prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori”. Il progetto, previsto in quattro lezioni, ha preso il via lo scorso 5 novembre. Era rivolto a medici, veterinari, farmacisti, psicologi, infermieri e tecnici della Asl. La formazione ha preso le mosse dagli episodi di violenza, ormai quotidiani, ai danni del personale medico degli ospedali italiani, oltre che dalla raccomandazione ministeriale numero 8 del 2007, che ha come obiettivo la prevenzione degli atti di aggressività contro gli operatori, attraverso misure che consentano l’eliminazione e la riduzione delle condizioni di rischio presenti e l’acquisizione di competenze nel valutare e gestire tali eventi.
I relatori sono stati Annamaria Ambrosi e Giuliana D’Aulerio, rispettivamente responsabile e infermiera in servizio dell’Uosd Risk management, Antonio Busich, direttore dell’unità operativa complessa servizi tecnici e manutentivi nonché responsabile del servizio di prevenzione e protezione (Rspp) della Asl di Pescara, e lo psicologo del Serd Giorgio Da Fermo.
Una parte della formazione è stata curata da Francesco Zerilli, Vincenzo Tosiani e dall’istruttore Vittorio Sola della polizia di Stato che si sono occupati de gli aspetti legali, pratici e dimostrativi del fenomeno. Un fenomeno sommerso e a spirale. Nell’ospedale di Pescara, infatti, i casi di aggressioni sono molto superiori rispetto a quelli effettivamente segnalati al Risk management, con l’apposita procedura esistente. Questo perché gli operatori hanno maturato quasi una rassegnazione e subiscono, silenziosamente, tali episodi. Con l’aumentare dei casi, tuttavia, crescono anche le conseguenze da stress sugli operatori stessi, che reagiscono con maggiore impulsività all’episodio successivo.
Diversi i fattori che favoriscono gli eventi di violenza a cominciare dal sovraffollamento delle strutture sanitarie e dalle lunghe attese; l’aumento dei pazienti con disturbi psichiatrici, ma anche la diffusione di abuso di alcool e droga; la riduzione del personale e la mancanza di formazione degli operatori nel riconoscimento di comportamenti potenzialmente ostili.
Il corso, che si è sviluppato per tutto l’arco della giornata, dalle 9 alle 18, ha fornito agli operatori idonee conoscenze e metodi per disinnescare le azioni aggressive e gestire con un’adeguata comunicazione i conflitti, considerando che il comportamento violento avviene spesso secondo una progressione che parte da espressioni verbali, ma può arrivare fino a gesti estremi.
La prima parte della mattinata è stata dedicata agli aspetti sociologici del fenomeno e alle modalità di segnalazione dell’evento. Il focus centrale, affidato allo psicologo del Serd, Da Fermo, era quello relativo al riconoscimento dei comportamenti aggressivi e alla gestione della persona violenta. È stato, quindi, spiegato come valutare atteggiamenti del corpo potenzialmente minacciosi, espressioni di rabbia, i segni di intossicazione da droghe o alcool, e come adottare, di fronte all’aggressività, un atteggiamento tranquillo e fermo, con un tono di voce pacato; a stabilire un contatto verbale chiaro e breve, fino a come divincolarsi da un’aggressione fisica, e come gestirla per elaborare il vissuto emotivamente.
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