Corsi antiviolenza: ecco le donne che hanno imparato a difendersi

13 Marzo 2019

Pratiche zen e tecniche di autocontrollo: al via oggi all’Accademia Karate Do di via Lago di Campotosto L’iniziativa è promossa dalle Pari opportunità del Comune. Già 100 le iscritte da Pescara e provincia

PESCARA. Resti immobile e aspetti. Aspetti che finisca. Di massacrarti di botte. Di stuprarti. Oppure, di urlarti contro la rabbia dei suoi fallimenti. Messa all’angolo, spiaccicata contro una parete per non dare troppo fastidio. Per non dare disturbo. Perché in quei momenti ti senti in colpa pure di esistere. Vorresti solo essere invisibile quando avverti che la furia bruciante di uno schiaffo o un calcio sta per abbattersi su di te. Il colpo sulla guancia o sui fianchi lo avverti ancora prima che ti raggiunga. E fa male ancora prima che arrivi. Vorresti che quel muro fosse una porta che si apre verso la libertà. Invece quella parete ti imprigiona e ti blocca. Non puoi scappare. Puoi solo aspettare che tutto finisca. Sono attimi infiniti. Eterni.
IL SENSO DI COLPA Dopo, quando la furia si placa, paradossalmente, resta il senso di colpa. Tu prendi le mazzate, ma ti senti in colpa perché credi di essere la causa scatenante di tanta ferocia. Assurdo, eppure è così. In quei momenti, quando ce le prendi senza una ragione che sia una, pensi solo a restare viva. E aspetti che finisca. Dopo, resta il dolore. Fisico, bruciante. Ma questo passa, col tempo. Le ferite dell’anima, invece, non si rimarginano mai. Neppure in un’altra vita. L’odio, il perdono, l’amore, sono sentimenti che si mescolano tra loro e si rincorrono. Un giorno vince l’uno, un giorno vince l’altro. Si può andare avanti, ma dimenticare, mai.
LE ASSOCIAZIONI Ecco come si sentono le donne che ogni giorno subiscono violenze, in barba alla festa della donna e alle tante campagne di sensibilizzazione contro la violenza di genere. Accadrà sempre che qualcuna venga pestata perché non ha il coraggio di rialzarsi, perché non ce la fa e ha bisogno di aiuto. E ben vengano le associazioni di volontariato a sostegno delle donne maltrattate.
E ben vengano anche i corsi di autodifesa, come quello che ricomincerà domani, mercoledì 13 marzo, e che da sette anni organizza la commissione Pari Opportunità del Comune presieduta da Tiziana Di Giampietro, in collaborazione con l’Accademia Karate Do Asd di via Lago di Campotosto (strada che costeggia il tracciato ferroviario e si ricongiunge alla Tiburtina) diretta dal maestro Luigi Gino D’Andrea. L’iniziativa è organizzata anche con la collaborazione dell’assessorato alle Politiche sociali, guidato da Antonella Allegrino e dell’assessorato allo Sport.
Le signore che il Centro ha incontrato sono alcune delle tantissime, un migliaio in questi primi sette anni di attività, che hanno frequentato il corso di autodifesa riservato a coloro che hanno più di 14 anni. Hanno raccontato le ragioni per cui si sono iscritte alle lezioni che rientrano nell’ambito del “Progetto antiviolenza, legittima difesa della donna» patrocinato dal Comune.
VIOLENZE FAMILIARI Hanno rivelato che la violenza è più tra le mura di casa che sulle strade, sempre più insicure. Che gli orchi sono più vicini di quanto immaginiamo: sono padri, fidanzati, mariti, fratelli. Quando le stesse donne a diventare violente. Ci sono anche padri che guardano lontano e che amano le figlie a tal punto, come raccontiamo in una queste storie, da spingerle ad iscriversi al corso. Perché sa, quel padre, che non può essere ovunque si trovi la figlia, ma vuole che sua figlia sia in grado di difendersi nell’attimo in cui l’amore paterno non può arrivare.
I cattivi sono anche gli uomini che un tempo hanno detto «ti amo» e poi hanno riempito di lividi l’amore della vita. Amori «bastardi e malati, frutti di fallimenti personali. Di rancori mai sopiti. Di incapacità a crescere, a relazionarsi, di paura di perdere il controllo sull’altra persona».
Le vittime escono a poco a poco da quegli inferni. Il corso le ha aiutate ad essere «più sicure di noi stesse». A «non avere paura se uomo si avvicina solo per scostarti i capelli o per farti una carezza».
TECNICHE ZEN Le lezioni, che sono pratiche ma anche teoriche con tecniche zen di respirazione, insegnano «a non cedere al panico, perché reagire alle provocazioni può essere pericoloso, talvolta può costare la vita». Ammette, una di queste ragazze, che se non fosse stato per l’autocontrollo acquisito «io sarei già morta».
Spiega, Tiziana Di Giampietro, che il corso «non serve solo per difendersi, ma anche per conoscere strategie da mettere in atto in situazioni di pericolo in cui ci si può trovare ovunque. Serve ad acquisire basi personali e sicurezza in se stesse. Gli istruttori del maestro D’Andrea, la psicologa, tutti coloro che ruotano intorno a questo progetto, gli hanno dato una impostazione particolare promuovendo tecniche di apprendimento che non richiedono forza e violenza, ma che consentono di guadagnare tempo e mettersi in salvo in caso di aggressione». Dentro e fuori casa.