Corso Vittorio mai ridotto così «Tanto degrado e negozi chiusi»

Residenti e titolari di attività: «Piante secche al posto degli alberi e sporcizia: spettacolo desolante» E monta la rabbia: «Ora il Comune deve completare il viale delle meraviglie che ci aveva promesso»
PESCARA. «Corso Vittorio doveva diventare il viale delle meraviglie con filari di alberi altissimi per garantire gli ombreggi, invece ci ritroviamo con tante aiuole vuote, piene di pietre e immondizia, e piantine rinsecchite che ogni tanto annaffiamo noi per non vederle morire». Una situazione «desolante» quella che descrivono i commercianti di corso Vittorio Emanuele, una delle vie principali del centro, «che un tempo era il biglietto da visita della città e che ora è un cimitero di negozi chiusi». Con questo stato d'animo e «già fiaccati da anni di crisi, pandemia e ora anche la guerra», i negozianti aprono le serrande delle loro attività, ogni mattina. E poi girano in strada con i telefonini per immortalare «le pianticelle secche circondate dai rifiuti, cartacce e mascherine» che fanno capolino accanto agli enormi vasi di cemento dove, invece, crescono rigogliosi altri alberi. Puntano l’indice sulle aiuolette incastonate nei marciapiedi dove proliferano pietre al posto delle specie arboree annunciate, e mal sopportano quei «rametti di liquirizia», come chiamano gli alberelli brulli che non ancora attecchiscono, e che costeggiano soprattutto il versante monte della via.
«Fra quanti anni germoglieranno queste piante che spesso ritroviamo estirpate al mattino? Chi sarà disposto a passeggiare sotto la calura estiva in questo viale che non ha più ombreggi?», si domandano Sonia Di Bernardo, titolare del negozio Le Magie con l'amica commerciante Tina Di Lorenzo, «questi vuoti non sono belli da vedere esteticamente, danno un senso di abbandono. Il Comune deve completare quel viale delle meraviglie che ci ha promesso, anche con tante più rastrelliere, se vogliono puntare alla mobilità sostenibile. Ma i problemi del corso», chiudono le due esercenti, «sono anche la mancanza di eventi in strada e di giorno: che ne ce facciamo del concerto di Jimmy Sax di sera quando i negozi sono chiusi?».
«Le piante danno bellezza al viale, ma queste sono troppo giovani, le vedranno crescere i nostri nipoti», ironizza Simona che gestisce la paninoteca Peterland col marito Nando Paludi, «questa via fino a 8 anni fa era il biglietto da visita di Pescara con tanti negozi aperti. Ora è una via con tanti negozi chiusi. Desolante. Tra i parcheggi a pagamento sull’area di risulta, gli affitti alti, la pandemia e la guerra che ci hanno dato il colpo di grazia, siamo messi male e siamo tanto amareggiati».
Davanti al civico 255, all'altezza del vecchio Dopolavoro ferroviario, una centralina divelta si è accasciata sul marciapiede finendo addosso a un ramoscello che emerge dal terreno ricoperto di immondizia. Due residenti, Paolo e Daniela Lagazzi, scrittori e artisti originari di Milano, per anni hanno scelto Pescara per le vacanze estive e natalizie, finché hanno trovato casa in corso Vittorio: «Il problema di questa strada non sono solo le piante», analizzano, «ma il degrado dei negozi chiusi, le strade non pulitissime. Noi abbiamo scelto questa città per viverci, ogni tanto, perché rispetto a Milano è un paradiso di tranquillità. Ma avrebbe bisogno di un maggiore esercizio di bellezza». «E tanto era bella e appetibile che anni fa Pescara era chiamata la piccola Shangai», ricorda un'altra residente, ex commerciante di pellicce, che vuole restare anonima, mentre sceglie caffè e cioccolate in una rivendita di cialde, «oggi, con i topi che ogni tanto fanno capolino dalle fogne, c’è bisogno di potenziare le disinfestazioni». Soddisfatta, invece, la profumiera Giulia Roberto, commessa di Idea bellezza: «I residenti lamentano la mancanza degli ombreggi, ma le piante ci coprivano le insegne. Io vedo, negli ultimi tempi, molta più cura del verde e più pulizia delle fontane».
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