«Così è morta la nostra Endria» Il dolore del marito della 41enne

9 Gennaio 2021

Antonello Setti racconta gli ultimi giorni della moglie, prima dell’emorragia cerebrale il 6 gennaio «Abbiamo passato il Natale con il Covid tutti e cinque, lei in forma un po’ più forte, ma stava meglio»

SAN GIOVANNI TEATINO. «Mi manca l’aria. Non avrei mai pensato di vivere una situazione del genere». La morte di Endria Di Nino, uccisa a 41 anni da una emorragia cerebrale mentre era in isolamento domiciliare perché positiva al coronavirus, ha travolto tutta la famiglia e in primo luogo il marito, Antonello Setti, che si è trovato tutto d’un tratto ad affrontare un dolore troppo grande, insieme ai tre figli, Giorgia, Manuel e Lorenzo. Lui stesso racconta come sono andate le cose il giorno il cui la situazione è precipitata, il giorno dell'Epifania, e parla della sua «rabbia» per quello che è accaduto e per il vuoto incolmabile che si è creato nella famiglia. E dice che «no, non può succedere una cosa del genere», è «disumano» che una persona muoia d'un tratto a 41 anni, senza «mai aver avuto problemi di salute».
È cominciato tutto a Natale con il Covid19, che ha costretto l'intera famiglia a casa, a San Giovanni Teatino, genitori e figli. «Lo abbiamo contratto tutti e cinque. Endria in forma un po’ più forte: io ho avuto dolori per otto giorni e poi mi sono sentito meglio, mia moglie aveva un po’ di tosse e di affanno, ma era seguita dal medico ed era in cura con antibiotici e cortisone. Ha anche avuto una febbre leggera, ma poi è andata via ed è rimasta un po’ di tosse, la mattina. Non è mai andata in ospedale né ha voluto attivare l’assistenza a casa. Diceva di sentirsi meglio anche se era stanca».
Il giorno in cui Endria se n’è andata per sempre «si è alzata e ha preso un antidolorifico, anzi due. Diceva di avere dolore all’orecchio e solo dopo si è scoperto che quel fastidio era dovuto alla rottura di una vena, una emorragia cerebrale. Dopo aver preparato il pranzo ha detto di volersi stendere a letto, a vedere la tv, ma dopo un po' abbiamo sentito un rumore e, andando in camera, abbiamo capito che stava male. Ho chiamato il 118, ho aiutato a caricarla in ambulanza ma in ospedale è arrivata in condizioni drammatiche» e oltre all'emorragia, «che purtroppo succede», le è stata diagnosticata «la polmonite da Covid». Non ce l'ha fatta e «credo non si sia resa conto di niente», dice il marito. Se n'è andata via così, e chissà che il Covid non abbia influito, va avanti il capofamiglia, frastornato dalla morte della moglie che nel 2003 lo aveva conquistato immediatamente, appena conosciuti. «Mi sono innamorato subito, parlando al telefono con lei, per la sua dolcezza. Io non stavo passando un bel momento e Endria, originaria di Torrevecchia, ha rappresentato la luce, per me. Era la bontà fatta persona e si è sempre occupata della nostra casa e della famiglia, dei figli, con infinita dolcezza, la stessa che mostrava nei confronti di tutti», aggiunge Antonello Setti. «Per noi era sufficiente un suo sorriso per aggiustare una giornata. E la mattina, appena svegli, la prima cosa che faceva era proprio sorridere». Con i suoi ragazzi, Antonello ha trascorso i primi due giorni tra «pianti e abbracci», e ieri si sono impegnati «tutti a sistemare casa». Ora, prima di poterla salutare per l'ultima volta, devono attendere l'esito dei tamponi. A fine mese potrebbe svolgersi la cerimonia funebre per salutare Endria, moglie e mamma dal cuore d'oro e dal sorriso dolcissimo. Intanto, dice il marito, «ringrazio tutti per la vicinanza».