«Così abbiamo esteso i diritti»

Il professor Sacchi, consulente del ministro: penalizzato chi lavora sei mesi su 12
«Le nuove indennità di disoccupazione estendono i diritti per molti lavoratori, in particolare giovani e precari». E ci saranno «indennità per le categorie più deboli»: i disoccupati a basso reddito - l'Asdi - o i collaboratori a progetto, la “Dis-coll”(Disoccupazione collaboratori). Stefano Sacchi, consulente del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ne è certo. Ha collaborato al disegno della Naspi, la “nuova assicurazione sociale per l'impiego” e di tutto il sistema di ammortizzatori collegati. Non appena Inps emanerà le circolari attuative dei decreti collegati al Jobs act, sarà chiaro anche ai lavoratori. Inclusi gli stagionali concentrati sulla disposizione che dimezza l'indennità.
Professor Sacchi, dal 1º maggio parte il nuovo sistema di ammortizzatori sociali e ancora non ci sono le circolari. Non siete in ritardo?
«A emanare le circolari deve essere l'Inps. Quella sui contratti di collaborazione è stata emanata ieri. Aspettiamo ora quella della Naspi».
Sulla Dis-coll dovrà garantire la retroattività dal 1º gennaio: è così?
«Si conferma che i collaboratori, anche della pubblica amministrazione, che hanno perso il posto da gennaio potranno ottenere il trattamento (sperimentale per il 2015) presentando domanda entro 68 giorni da oggi (in futuro dalla cessazione del contratto). In Italia sono circa 300mila le persone che potrebbero avere i requisiti, ma non tutti resteranno senza contratto».
Ma gli stagionali contestano che la Naspi dimezza l’indennità di disoccupazione.
«La norma penalizza chi ogni anno lavora 6 mesi e 6 mesi ottiene l'indennità di disoccupazione. La nuova legge prevede che, chi perde il lavoro dopo il 1º maggio 2015, può usufruire di un'indennità pari alla metà delle settimane lavorate negli ultimi 4 anni, fino a un massimo di 2 anni. Ma grazie alle novità introdotte, anche con le carriere interrotte, con 2 anni di contributi negli ultimi 4, si ha diritto a un anno di assegni, se non si è goduto di sussidi in modo ricorrente».
Questo non toglie che gli stagionali siano penalizzati.
«Ripeto, sono penalizzati gli stagionali che lavorano 6 mesi. Quelli che lavorano almeno 8 mesi, ottengono ugualmente un'indennità che garantisce la copertura annuale; rispetto a prima, non cambia nulla neppure per chi lavora meno di 6 mesi. E, comunque, la riforma è stata voluta proprio per stimolare contratti più lunghi: chi lavora 6 mesi a 1000 euro al mese, versa circa 200 euro di contributi; riscuotendo 6 mesi di disoccupazione, costa alla collettività circa 6.500 euro l'anno. Il nostro è un tentativo per stimolare la ricerca di un nuovo impiego. Altrimenti come facciamo a sostenere il costo di una inattività così alta?».
Di punto in bianco, però, migliaia di persone si trovano con il reddito dimezzato.
«Non di punto in bianco. Per il 2015, l'indennità verrà sostanzialmente salvaguardata. La circolare dell'Inps lo confermerà: il primo episodio di disoccupazione, infatti, è di regola determinato da un periodo lavorativo antecedente ai 4 anni considerati nel conteggio Naspi. Questo non verrà decurtato da quelli utili per accedere alla disoccupazione. Così nel 2015, gli stagionali potranno usufruire di un'indennità di circa 6 mesi se nel 2015 lavoreranno sei mesi, ma sarà l'ultimo anno. Occorre lavorare con i sindacati e le associazioni di categoria per avere contratti stagionali più lunghi».
Ci sono, però, località dove è impossibile avere stagioni e quindi contratti lunghi.
«Lo sappiamo. Per quei casi abbiamo previsto ammortizzatori sociali speciali: l'Asdi».
L'assegno di disoccupazione non sarà per tutti.
«Le condizioni di accesso saranno precisate in un decreto in elaborazione al ministero, ma la misura sarà riservata alle famiglie in condizioni di bisogno, con Isee basso. Il target principale saranno famiglie con minori a carico e lavoratori più anziani».
A sentire lei, sembra che con con le nuove regole non ci rimetta nessuno.
«Bisogna intendersi. In certi casi ci potrà essere una riduzione della durata, ma l'elemento chiave è quanti hanno accesso. Riusciamo a includere quasi il 97,2% di quanti perdono il lavoro: si tratta del sussidio più inclusivo d'Europa. Premia soprattutto i giovani e chi ha una storia contributiva più lunga, ma in definitiva non lascia fuori nessuno».(i.b.)

