Costa: «Bravi, l’Abruzzo è un esempio da seguire»

11 Giugno 2021

Il sottosegretario: lo Zooprofilattico di Teramo è un’eccellenza nazionale Con il governo Draghi cambio di passo decisivo, sono per i tamponi gratuiti

Il fronte delle vaccinazioni, il ruolo dell’Abruzzo, i tamponi gratis e la riapertura delle discoteche e delle scuole. Sono i temi caldi affrontati con il sottosegretario di Stato al ministero della Salute nel Governo Draghi, Andrea Costa, che oggi arriva in Abruzzo.
Sottosegretario, lei arriva in Abruzzo in un momento in cui ci stiamo lasciando alle spalle l’emergenza più dura legata al Covid. Lei è in carica da pochi mesi, ma è entrato nel pieno della crisi. Con quale metodo ha impostato il suo lavoro?
Il metodo direi che è quello introdotto dal presidente Draghi. Quando ci siamo insediati ci è stata richiesta discontinuità, altrimenti non sarebbe nato un nuovo governo. A distanza di tre mesi, questa si è tradotta in fatti, a partire dalla comunicazione: non più conferenze stampa alle 23 ma comunicazioni sobrie, dirette e tempestive, come ad esempio le indicazioni alle regioni sui passaggi nelle diverse zone fornite il venerdì per consentire la programmazione. Sul piano vaccinale credo che la discontinuità si tocchi con mano: abbiamo raggiunto le 600mila dosi al giorno. Abbiamo coinvolto ogni figura sanitaria possibile e ampliato il numero dei punti vaccinali. Ecco dunque il cambio di passo che ci chiedevano i cittadini.
In che senso?
Invece delle primule abbiamo pensato di utilizzare gli spazi per vaccinare di cui il nostro Paese è pieno (palestre, caserme, aziende, farmacie, scuole), così come abbiamo individuato le priorità delle categorie da vaccinare. Con il piano del 12 marzo abbiamo dato precedenza agli over 80 e ai fragili, coloro che rischiavano di più. Non ultimo il discorso aperture. Abbiamo sostenuto che con il piano vaccinale serviva un piano di riaperture e con l’ultimo decreto abbiamo fatto uscire cittadini e categorie produttive da un clima di incertezza, abbiamo fornito loro date precise. Il Governo ha cercato una condivisione con i territori, nella consapevolezza che la politica doveva prendersi la responsabilità di fare delle scelte, senza delegarle alla scienza. Il ruolo della politica è quello di prendere atto delle indicazioni scientifiche ma poi di fare una sintesi.
La campagna di vaccinazione ha prodotto il massimo sforzo nelle ultime settimane e si va veloci verso quella immunità di gregge tanto attesa. Cosa dobbiamo aspettarci: una strada spianata oppure ancora difficoltà?
Noi dobbiamo affrontare le prossime settimane con prudenza e senso di responsabilità che, mi lasci dire, i cittadini non hanno fatto mai mancare, ma anche con fiducia e ottimismo. I dati sul piano vaccinale sono positivi e aggiungo che nel mese di giugno potremmo raggiungere anche l’obiettivo delle 700mila dosi al giorno. In questo mese verranno consegnati oltre 20 milioni di vaccini a giugno, potremo esprimere al meglio le potenzialità del piano vaccinale».
E l’Abruzzo?
L’Abruzzo è una di quelle realtà da prendere come esempio. Il nostro Paese non è fatto solo di grandi città, abbiamo un esteso entroterra e poter contare sulla rete straordinaria dei medici di famiglia e delle farmacie ci permetterà di arrivare sul territorio per raggiungere capillarmente tutti i cittadini e completare anche le vaccinazioni a domicilio.
L’Abruzzo è una regione tra le più attive nell’attività di vaccinazione. Lei ritiene che debba essere utilizzata una metodologia unica oppure è giusto che le Regioni abbiano un loro potere discrezionale?
Nel nostro Paese la sanità è materia regionale, ogni regione deve mettere in atto le strategie locali, ma sul piano delle vaccinazioni il governo ha offerto una regia nazionale e ha aiutato le istituzioni del territorio nel percorso di uscita dalla pandemia. C’è stato un momento di grande difformità tra le Regioni, ma grazie allo straordinario lavoro del commissario Figliuolo abbiamo colmato questa diversità organizzativa. L’Abruzzo ha raggiunto i risultati che ne certificano il buon operato.
Qual è la ragione della sua visita nella nostra regione?
La mia visita ha più significati. È innanzitutto l’occasione in cui lo Stato dimostra la propria vicinanza ai territori e al nostro personale del servizio sanitario nazionale. Dobbiamo dimostrare gratitudine a tutto il personale sanitario che in un primo momento ha dovuto affrontare un nemico sconosciuto e pericoloso. Oggi i cittadini chiedono unità politica e istituzionale, condivisione. La pandemia ci ha insegnato che le grandi sfide si vincono tutti insieme. Farò visita a un’eccellenza del nostro Paese, l’Istituto zooprofilattico di Teramo dove è stato fatto un grande lavoro sul sequenziamento del virus. Dobbiamo investire ancora di più nella ricerca. È l’eccellenza delle eccellenze e rappresenta un patrimonio del Paese.
Sul vaccino AstraZeneca si cambia in corsa: prima viene aperto a tutti, poi cambia e ora viene sconsigliato ai giovani. Le incertezze sui vaccini non potrebbero causare una frenata?
Su AstraZeneca non c’è dubbio che le comunicazioni abbiano ingenerato confusione e non hanno aiutato a instaurare un rapporto di fiducia nei confronti dei vaccini. Ma non possiamo non rinnovare la fiducia nella scienza, perché parliamo di un vaccino che è stato regolarmente approvato. Alcuni mesi fa Aifa ha dato una raccomandazione per gli over 60 e proprio oggi (ieri ndr) il Cts e Aifa si stanno confrontando per verificare ulteriori dati e fare, dunque, eventuali nuove valutazioni».
Deve ammettere che si sta manifestando una certa diffidenza su alcuni vaccini.
Sì, ma non dimentichiamo che il nostro piano vaccinale non si basa solo su vaccini virali come AstraZeneza e J&J, ma anche e soprattutto su quelli a MRna. Vediamo cosa accadrà, siamo di fronte a scelte di natura scientifica.
Gli “open day” sono una opportunità o un rischio incontrollato?
Possono essere una grande opportunità per mettere in sicurezza chi si vaccina e chi è a loro vicino. Dobbiamo trasmettere quella sensazione e quel messaggio: prima ci vacciniamo e prima riconquisteremo la libertà. Gli “open day” servono.
La terza dose del vaccino sarà essenziale?
Siamo in una fase in cui la comunità scientifica sta valutando. A oggi si presume che ci sarà bisogno di una terza dose. Per quanto riguarda l’arco temporale le indicazioni fanno pensare al periodo di un anno dalla immunizzazione. Il nostro Paese è pronto, abbiamo una struttura rodata e quella sarà una fase in cui sarà più facile la programmazione.
Le vacanze, gli italiani e gli abruzzesi sono pronti a partire. Lei cosa consiglia a chi decide di mettersi in movimento con figli non vaccinati al seguito?
Oggi è possibile fare vacanze e ritengo che il criterio del green pass sia di buon senso e permetta pari opportunità a tutti. Credo, però, che la politica debba fare uno sforzo in più. I tre criteri del green pass sono: vaccino, test recente negativo, guarigione dal Covid. Allora io dico: un cittadino che contrae il Covid viene prima curato e poi vaccinato gratuitamente. È altrettanto giusto allora prevedere un tampone gratuito a tutti. Se c’è una famiglia con due bambini di 9 anni che vuole andare in vacanza, ma non esiste un vaccino per i piccoli. Perché questa famiglia deve sobbarcarsi il costo del tampone? Per stabilire un’equità sociale questa risposta deve essere data.
Il tema delle discoteche è molto dibattuto. I gestori protestano per l’obbligo di distanziamento. Secondo lei è possibile cambiare le regole adottate finora nei locali in cui i ragazzi ballano a stretto contatto di gomito?
Condivido. Oggi l’unico settore a cui non abbiamo dato una data è questo. Quando parliamo di discoteche e di sale da ballo parliamo di 3mila attività nel nostro Paese che creano 100mila occupati, quindi un aspetto economico rilevante. Credo che debba avere pari dignità e sia loro diritto avere una risposta. Alcuni giorni fa ho incontrato i rappresentanti del settore che chiedono solo di poter ripartire con prudenza e gradualità Ci sono discoteche all’aperto e al chiuso, loro hanno presentato un protocollo da sottoporre al Cts, anche migliorabile. Ma dobbiamo essere seri e non ipocriti. Non possiamo commettere l’errore dello scorso anno, non possiamo pensare al distanziamento. Il criterio può essere sulla limitazione sulla capienza, sulla tracciabilità, sul monitoraggio e l’entrata in sicurezza. Si può declinare il green pass anche per le discoteche. Credo che a luglio anche questo settore potrà intravedere la ripartenza.
La scuola facoltativa in estate è una vera opportunità oppure un palliativo?
L’obiettivo della scuola, e il presidente Draghi l’ha già definito una priorità, è che il prossimo inizio dell’anno scolastico possa riprendere in presenza con i nostri ragazzi. La scuola è inclusione sociale, non solo studio e apprendimento.
©RIPRODUZIONE RISERVATA