Costner, nonno contro il razzismo

25 Ottobre 2014

Presentato al Festival di Roma “Black and White”: «Una storia che mi ha cambiato»

ROMA. Kevin Costner, 59 anni, non balla più con i lupi, ma veste panni di un nonno molto legato alla nipotina di colore. Lo fa in “Black and White” di Mike Binder, passato ieri al Festival di Roma, che vede il ritorno dell'attore premio Oscar in un film commovente, poco retorico, e in cui presta la faccia a Elliot Anderson, affettuoso nonno avvocato che combatte per l'affidamento della nipote di colore. «Un messaggio contro il razzismo», così Costner sul film che ha anche prodotto. La storia. Anderson è un avvocato benestante che, dopo aver perso la figlia sposata con un balordo di colore, ha avuto con la moglie in affidamento la dolcissima Eloise (Jillian Estell). Rimasto vedovo, le cose cambiano. Dovrà lottare con Rowena (l'attrice premio Oscar Octavia Spencer per The Help), nonna della bambina, che insieme alla sua numerosa famiglia di colore cerca di ottenerne la custodia. Da qui un lungo processo in tribunale in cui si scontreranno il disagio del padre di colore di Eloise, Reggie (Andrè Holland) dedito all'uso di droga, e quello di Anderson che in crisi per il lutto e per la paura dal distacco dalla bambina ha cominciato a bere. «Un soggetto delicato», ha detto Costner ospite al RFF, «verso cui non pretendo di avere risposte, ma la bellezza del mondo è sempre stata data dalle differenze. Le cose più belle che mi sono capitate mi sono successe con persone con cui non condividevo neppure la lingua. Il razzismo», ha aggiunto, «resta un grande problema negli Usa. E questo film è un messaggio che aiuta proprio come ha fatto con me quando lo letto la sceneggiatura. Sapevo che a fine lettura sarei stato una persona diversa».