«Costretto a chiudere vado in Germania come meccanico»
PESCARA. «Ho chiuso l’officina non perché non c’era più lavoro, ma perché i clienti non mi pagavano più». Dario Marinelli non si dà pace. A quarant’anni, dopo 15 di lavoro nella sua officina prima in...
PESCARA. «Ho chiuso l’officina non perché non c’era più lavoro, ma perché i clienti non mi pagavano più». Dario Marinelli non si dà pace. A quarant’anni, dopo 15 di lavoro nella sua officina prima in via Magellano e poi in via Spaventa, si è trovato di colpo senza niente.
«È successo tutto negli ultimi due anni», racconta, «la gente ha iniziato a non pagarmi, sono arrivato ad avere uno scoperto di 38mila euro e ho detto basta, il 19 settembre dell’anno scorso ho chiuso. Se continuavo mi sarei affossato definitivamente».
«Fino a quando c’è stata mia madre», va avanti, «con la sua pensione ce la facevo, mi dava una mano. Ma adesso che non c’è più non so proprio dove sbattere la testa. Qualche lavoretto lo faccio sempre, mi appoggio alle officine degli amici, ma con 20 30 euro al giorno non si può campare. Ho saputo che la Volkswagen in Germania fa contratti triennali rinnovabili, ho mandato la domanda, e quello sto aspettando, che mi chiamino al più presto e vado».
Parla con lo sconforto di chi si aspettava tutta un’altra vita, non certo sperare di emigrare per andare a lavorare «sotto padrone» quando, invece, dal 1999 ha lavorato in proprio.
«Avevo un bel giro», racconta Marinelli, «lavoravo con la Telecom, con i parcheggi a pagamento, con le Asl. Ma negli ultimi due tre anni le spese hanno iniziato a lievitare: prima avevo due tremila euro di uscite tra affitto e tutto il resto, poi sono diventate 5mila, seimila al mese e ho dovuto dire basta. Anche perché sono andato a informarmi per chiedere un prestito a fondo perduto e provare a resistere con l’officina, ma mi hanno risposto che mi avrebbero dato un acconto dopo sei mesi. Ma se avessi aspettato mi sarei indebitato troppo, e allora ho deciso di chiudere. E come me stanno tanti altri miei colleghi. Perché non è che le macchine non si rompono più, il lavoro per i meccanici c’è, ma non ci sono più i soldi, la gente non ha soldi per pagare le riparazioni. Io stesso ho dovuto mettere in mezzo un avvocato per recuperare 2.500 euro da un cliente e adesso, nonostante tutto, me ne devo andare. L’unico modo è andare via dall’Italia. Nel frattempo mi arrangio, per fortuna ho l’appartamento di proprietà e non devo pagare l’affitto. Ma se mi chiamano vado in Germania e mi accontento così. Mi devo accontentare per forza».
(s.d.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

