Così il consigliere vastese riesce a rimanere in corsa con i centristi

3 Gennaio 2019

VASTO. Astenendosi al momento del voto del Defr ha di fatto consentito la prosecuzione dei lavori culminati, in consiglio regionale, con l’approvazione del Bilancio scritto dal centrosinistra. Mario...

VASTO. Astenendosi al momento del voto del Defr ha di fatto consentito la prosecuzione dei lavori culminati, in consiglio regionale, con l’approvazione del Bilancio scritto dal centrosinistra. Mario Olivieri doveva spiegare questa sua scelta per salvare la sua candidatura nel centrodestra. E lo ha fatto. «Ho partecipato con grande orgoglio all’ultima seduta del consiglio», scrive in una nota, «una tappa importante del mio percorso al servizio dell’Abruzzo e della popolazione della provincia di Chieti. È stato un viaggio caratterizzato da molte ombre, molti rimpianti e poche luci», afferma. «I principi del civismo, limpido e concreto, che mi avevano indotto con entusiasmo ad iniziare la mia avventura di servizio, si sono presto dovuti confrontare con un becero sistema di potere di partiti in disfacimento e di persone della mia stessa coalizione organizzate per bande.(...) Il Pd ha preferito rinchiudersi a riccio e ignorare cocciutamente i miei impulsi risolutivi in materia di sanità, ambiente, caccia e agricoltura (...) Il risultato finale dell’azione amministrativa regionale è sotto gli occhi di tutti con aumento del disagio sociale e della disoccupazione. Con il mio determinante voto avrei potuto impedire l’esame e l’approvazione del bilancio. Amara soddisfazione: avrei lasciato gli abruzzesi e i poveri per oltre due mesi con le risorse bloccate. Non ho avuto dubbi a onorare mandato e fiducia degli elettori. Ho detto chiaramente che sono da tempo distante da simili comportamenti gestionali che ho contrapposto. Che voto contro questo sistema di sinistra che appare incapace di rispondere adeguatamente ai bisogni della gente e che la mia lotta per il rilancio dell’Abruzzo - se avrà il consenso degli elettori - continuerà con altri amici che non mi trattano da nemico, ma che parlano la mia stessa lingua». (l.c.)