Cottarelli: strade e ferrovie per ripartire dopo la crisi

La ricetta per la nostra regione dell’economista che stava per diventare premier
«La chiave per uscire dalla crisi economica dettata dalla pandemia da Covid -19 è il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), declinato in investimenti pubblici, che non sono solo le grandi opere, ma anche quella miriade di interventi da realizzare sui territori, come le reti ferroviarie locali. L'Abruzzo deve trovare un suo spazio per mettere a frutto la programmazione, calandola sulle esigenze reali, progettare e creare nuove infrastrutture».
Carlo Cottarelli, economista ed editorialista, ex direttore del Fondo monetario internazionale e direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici, incaricato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel 2018, di formare il nuovo Governo, sarà oggi all'Aurum di Pescara per parlare dei temi pregnanti legati allo sviluppo del Paese.
In un'intervista in esclusiva al Centro, Cottarelli detta le priorità di intervento del Governo «per creare le condizioni per una nuova stagione di crescita economica». In agenda digitalizzazione, investimenti pubblici e privati, riforma della giustizia e detassazione. Il Piano di ripresa e resilienza prevede 15,7 miliardi da spendere entro il 2021 in 105 progetti. La macchina per rilanciare il Paese è partita.
Quali opportunità porta con sé questa sfida complessa?
«La priorità è far crescere l'Italia ad un tasso del 2% contro lo 0,2% che abbiamo fatto prima del Covid. Ed è il risultato che la Germania ha raggiunto negli ultimi dieci anni, nel periodo antecedente alla pandemia. Ma deve essere una crescita sostenibile, equilibrata, anche dal punto di vista finanziario. Mi spiego meglio. Lo Stato deve riuscire a rifinanziare, nei prossimi anni, il debito accumulato senza andare in affanno. La ricetta è, appunto, il Pnrr che annovera una serie di investimenti pubblici e privati per far partire i cantieri, ridare slancio all'economia, realizzare opere pubbliche.
Dentro ci sono anche altri grandi temi che si legano allo sviluppo del Paese: penso alla digitalizzazione delle imprese e della pubblica amministrazione, ad una giustizia civile che funzioni, alla necessità di una minore burocrazia. Se, poi, riuscissimo ad avere meno tassazione a carico delle imprese e dei cittadini, con aliquote più basse, avremmo fatto molto. Il debito non può essere rifinanziato con il deficit. Un altro capitolo è rappresentato dagli investimenti in capitale umano; la formazione è essenziale».
Nell'anno del debutto del Pnrr gli interventi saranno 105, nel 2022 saliranno a 167 e muoveranno qualcosa come 27,6 miliardi di euro. Su quali direttrici andranno i maggiori investimenti?
«Sussistono precise condizioni, che devono essere rispettate, per avere dall'Europa i soldi entro la fine di quest'anno. Lo Stato deve essere in grado di completare, entro il 2021, 42 azioni; un esempio è la riforma della giustizia civile e penale, ma potremmo citarne molti altri. La media richiesta, per rispettare la tabella di marcia è di 24 "condizioni" ogni 6 mesi, in totale 528 azioni che l'Italia deve portare a compimento entro il 2026 per cambiare il Paese e renderlo differente rispetto al 2019, quando la crescita era pari a zero».
Ci sono criticità in questo percorso?
«Il problema dell’Italia è sempre stato quello della crescita e della produttività. E con il Pnrr si cerca di porvi rimedio con investimenti e riforme sia nelle infrastrutture disponibili sia nelle condizioni del privato, così che possa crescere meglio. Inoltre, è molto importante anche l’arricchimento del capitale umano, che serve per aumentare la produttività italiana che, negli ultimi 20 anni, è stata mediamente pari a zero. Se analizziamo il piano nel dettaglio ci sono tante cose che andrebbero capite meglio, a partire dalla mancanza, per ora, delle cosiddette schede, che riportano le date di scadenza dei progetti e i soldi dell’Unione europea assegnati. Inoltre, alcuni progetti sono ancora delineati in maniera piuttosto generale, ma la preoccupazione principale riguarda la qualità degli investimenti, ovvero se sono davvero in grado di dare una spinta alla crescita. E, poi, c’è il grande punto di domanda che riguarda la capacità di fare riforme sulla giustizia e sulla pubblica amministrazione. Riforme che durino nel tempo».
Il programma di Transizione 4.0 premia gli incentivi fiscali agli investimenti per le imprese con 1,71 miliardi e assorbe la quota più elevata della spesa per il 2021. Come giudica questa scelta?
«La trovo giusta, su questo sono tutti d'accordo, anche le varie parti politiche. Transizione e modernizzazione servono a spingere gli investimenti».
Nel complesso meccanismo di ripartizione ed erogazione dei fondi entra in gioco la pubblica amministrazione. Lei ravvisa la necessità di accelerare sulle nuove competenze?
«È necessario intervenire sulla pubblica amministrazione con un processo rapido di digitalizzazione, modernizzazione e semplificazione delle procedure. Le riforme introdotte finora danno poca importanza al merito nel pubblico. Non mi sembra abbiano un impatto decisivo. Per sistema premiante intendo dare incentivi e aumenti di stipendio a chi si comporta bene, a chi raggiunge gli obiettivi e rende la pubblica amministrazione produttiva, efficace. Solo così si può dare la svolta».
La pandemia ha inciso pesantemente sul "sistema Italia". Qual è la ricetta per rendere più sostenibili e resilienti l'Europa e il nostro Paese e prepararli alle nuove sfide della transizione economica e digitale?
«La grande crisi dello scorso anno è stata causata dalle chiusure legate al timore di un aumento del contagio. Quindi, dalla perdita di reddito. Ma ne stiamo già uscendo: dal primo trimestre 2022 si tornerà ai livelli reddituali del 2019. Il Pnrr si chiama così perché l'idea è che diventeremo più robusti rispetto agli shock economici futuri: l'Ue dice ora vi diamo i soldi, ma alla prossima crisi dovrete essere in grado di arrangiarvi. Non ci sarà un altro paracadute».
Lei è stato chiamato dal Presidente Mattarella a formare il nuovo Governo dopo che Giuseppe Conte aveva rimesso l'incarico. Ha accettato "per mettere a posto i conti pubblici". È accaduto?
«Stiamo peggio di tre anni fa. Quello che è cambiato, rispetto al quadro del 2018, è che oggi ci sta finanziando la Banca Europea, ma i conti pubblici si risanano solo con la crescita economica: deve aumentare il Pil e, di conseguenza, anche le entrate dello Stato. Solo così i conti migliorano. Lo Stato non può spendere tutto quello che ha in cassa; vanno messi da parte dei soldi per evitare che aumenti il debito». Ha rimpianti per non essere diventato premier nel 2018?
«No, è un lavoraccio».
Veniamo all'Abruzzo, area di cerniera con grandi carenze infrastrutturali. Lei, oggi, è a Pescara a parlare di sviluppo e innovazione. Come vede questa regione?
«Credo che l'Abruzzo, come il resto dell'Italia, debba cogliere l'opportunità dei fondi messi a disposizione dal Pnrr per riaccendere i motori dello sviluppo e guardare al futuro. Colgo, forse, qualche incongruenza nella redazione del Pnrr, dove si guardano a certe esigenze e non ad altre. Non si comprende bene come siano state operate determinate scelte, con investimenti calati su alcuni territori e altre aree del Paese tagliate fuori, o quasi. Rimaste in posizione marginale. E, invece, la chiave di un buon utilizzo di questo strumento messo a disposizione dall'Europa è proprio modellare gli investimenti sulle reali esigenze delle zone di intervento».
L'Abruzzo è stato segnato nel 2009 dal devastante sisma dell'Aquila e, nel 2016-17 dal terremoto del Centro Italia. A suo avviso, il Governo ha fatto abbastanza in questi anni? «Nessuno dei vari Governi che si sono succeduti lo ha fatto. La gestione del terremoto del Centro Italia è il più grande scandalo dei nostri giorni e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La ricostruzione procede a rilento, è stato fatto davvero poco. Ho potuto constatarlo di persona in una recente visita nei luoghi toccati dal sisma. E se è vero che l'esplosione della pandemia ha dato un freno anche alla ricostruzione, è arrivato il momento di imprimere un'accelerazione. Vedremo se questo Governo sarà in grado di muoversi rapidamente».

