Covid, 4 casi sospetti di variante inglese

Tutti del Chietino, si attende la conferma dallo Spallanzani
Sono quattro i casi sospetti di variante inglese di Covid in Abruzzo. I tamponi, eseguiti in due laboratori, sono già stati inviati allo Spallanzani di Roma per la conferma ufficiale. I casi sono stati scoperti in provincia di Chieti. Sono tutti in isolamento domiciliare.
L’IDENTIFICAZIONE. Uno dei laboratori che hanno identificato i casi sospetti è l’Istituto zooprofilattico di Teramo nel corso delle attività di diagnosi e caratterizzazione genomica dei ceppi Covid circolanti in regione. «Questo è potuto accadere grazie alle capacità scientifiche che l’istituto ha accumulato nel settore del sequenziamento di nuova generazione (Next Generation Sequencing). Il passo successivo dei nostri ricercatori», ha spiegato il direttore generale dell’istituto, Nicola D’Alterio, «è chiarire le caratteristiche biologiche di questa variante su modelli sperimentali in vitro. È importante sottolineare che al momento la variante inglese non desta particolari problemi sull’efficacia del vaccino. Siamo in contatto continuo con l’Unità di crisi della Regione Abruzzo», aggiunge il dg.
I CASI. I casi sospetti, come detto, sono quattro e sono circoscritti tutti nella provincia di Chieti. Per uno di essi si parla di probabilità molto alta. Ma per essere certi che si tratti davvero della variante inglese bisognerà aspettare l’esito dell’analisi diagnostica effettuata dall’Istituto nazionale di malattie infettive dello Spallanzani, dove i campioni sono stati subito spediti su disposizione dell’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì e del referente regionale per le maxi-emergenze sanitarie, Alberto Albani, in base a quanto stabilito dai protocolli vigenti.
Verì e Albani sono in «continuo contatto» con il presidente della Regione, Marco Marsilio e con il dg della Asl di Chieti, Thomas Schael.
«Nel frattempo», sottolinea l’assessore, «ai pazienti sono stati applicati tutti i protocolli di sicurezza sanitaria: sono stati posti in isolamento ed è stata avviata l’attività di contact tracing per ricostruire i loro contatti e spostamenti. Il sistema, dunque, è intervenuto tempestivamente e adottando ogni cautela».
Ieri altri casi di variante inglese sono stati individuati anche in Veneto, Lombardia, Campania e Puglia. Nei giorni scorsi, il ceppo era stato identificato sia in persone che erano tornate dall'Inghilterra sia in individui che non avevano avuto contatti diretti con il Regno Unito.
LA VARIANTE. La variante inglese del Covid è detta così perché è stata identificata per la prima volta in Inghilterra a metà settembre, anche se oltremanica ha iniziato a diffondersi in maniera importante, diventando maggioritaria tra i nuovi casi registrati, tra fine novembre e primi di dicembre. Non è la prima mutazione genetica subita dal coronavirus dall’inizio della pandemia ma sta destando una particolare preoccupazione per tre motivi: si sta rapidamente sostituendo ad altre versioni del virus; ha mutazioni che interessano la proteina spike, che il virus utilizza per legarsi alle cellule umane; sta dimostrando una maggiore contagiosità, ovvero una maggiore capacità di diffondersi, specie nei bambini. Ad oggi, tuttavia, non ci sono elementi certi per sostenere che possa causare forme più gravi di infezione.
La variante inglese, in altre parole, sembra rendere più contagiosi gli infetti, ma non sviluppa sintomi più gravi. Gran parte della comunità scientifica, inoltre, considera improbabile che i vaccini anti Covid, la cui distribuzione inizierà oggi in tutta Europa, Italia compresa, con la somministrazione del vaccino Pfizer/Biontech, risultino inefficaci contro il nuovo ceppo.

