Covid, diminuiscono i casi
Il primario Grimaldi: «I ricoveri non preoccupano, ma serve ancora il vaccino»
PESCARA. Il Covid, in Abruzzo, allenta la presa, con una graduale diminuzione dei contagi. Andamento che rispecchia il calo netto registrato in tutta Italia. A confermarlo sono gli ultimi dati, relativi al periodo che va dal 28 al 31 gennaio scorso, quando i positivi, tra nuovi e reinfezioni, sono stati 468, di cui 94 reinfezioni. Due i deceduti, con 99 ricoveri in area medica, -12 ricoveri rispetto ai quattro giorni precedenti, e 5 ricoveri in terapia intensiva. Il confronto con i dati raccolti dal 21 al 24 gennaio scorso, parla chiaro: i positivi erano 1.259 tra nuovi e reinfezioni, di cui 805 pazienti che hanno contratto il Covid per la seconda volta. 9 i deceduti e 129 i ricoveri in area medica, 4 in terapia intensiva. Segno evidente che le nuove varianti, seppur molto contagiose, hanno arrestato la loro avanzata.
«L’inverno è il periodo più duro. Bisogna considerare inoltre che quest’anno abbiamo dovuto fare i conti con un’influenza di stagione impegnativa e difficile, soprattutto per soggetti fragili, già gravati da diverse patologie pregresse», ha dichiarato il responsabile del reparto di Malattie infettive dell'ospedale San Salvatore, Alessandro Grimaldi, nominato di recente capo dipartimento di Medicina, «i ricoveri non destano più preoccupazione e non parliamo di contagiati in pericolo di vita. Sapevamo che le varianti avrebbero avuto un’evoluzione: almeno per il momento, ci troviamo di fronte a una mutazione del Covid 19 più contagiosa, ma molto meno letale. Abbiamo imparato, anche se la strada è ancora lunga, a convivere con il virus: l'arma principale per sconfiggere il Covid e abbassare il livello dei contagi è il vaccino. Soprattutto per evitare le conseguenze più dannose, che possono compromettere le vie respiratorie». Non a caso, l'emergenza primaria, al momento, non è rappresentata dai contagi, che sembrano aver subìto una flessione, ma da quello che viene chiamato Long-Covid: sintomi conseguenti alla malattia, che si possono protrarre dai due mesi fino ad un anno. Sono diversi gli studi che vanno in questa direzione, per analizzare la sintomatologia e individuare eventuali cure. Tra i sintomi più frequenti, legati al Long-Covid febbre, iperallergie, alterazioni del ritmo cardiaco, dolori muscolati e astenia, un senso perenne di spossatezza. Fattori analizzati nello studio condotto dall'équipe del professor Giustino Parruti, primario dell'Unità complessa di malattie infettive dell'ospedale di Pescara, su un campione di 350 pazienti e dalla ricerca della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, Università Cattolica Campus di Roma. È stato rilevato che il 35-40% dei pazienti guariti dal Covid presenta una persistenza di sintomi vari anche nel periodo successivo alla malattia: si tratta di patologie particolari, come l'immunoattivazione allergica, una risposta del sistema immunitario che comporta febbre e malattie dermatologiche. Altri sintomi legati al periodo successivo al Covid possono essere l'alterazione del ritmo cardiaco e i dolori muscolari diffusi e protratti nel tempo, non riconducibili ad altre patologie riscontate nel paziente. (m.p.)
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