Crac Oma, Masciarelli in aula: «Estraneo a tutta la vicenda»

15 Novembre 2024

Il consulente, ritenuto dall’accusa il “dominus” dell’operazione, ieri ha voluto rendere interrogatorio  A gennaio la discussione. Il manager, l’imprenditore Pilotti e altri 4 imputati hanno scelto l’abbreviato

PESCARA. Arriva a conclusione, dopo una lunga gestazione, il procedimento sul crac della società Oma (dichiarata fallita dal tribunale di Pescara il 22 ottobre 2019) di Mauro Angelucci, ex presidente di Confindustria ed ex presidente della Camera di Commercio di Chieti-Pescara. In totale, nell’imputazione stilata dal pm Andrea Di Giovanni, figurano nove imputati che sono, oltre a Mauro Angelucci, suo fratello Giovanni e suo cugino Alessandro; poi c’è l’imprenditore Rocco Pilotti, il consulente-manager Giancarlo Masciarelli, protagonista di alcuni degli scandali più importanti degli ultimi anni come Sanitopoli e Fira. Chiudono la lista degli imputati i componenti del collegio sindacale Sandro Marcucci, Dario Di Matteo e Renato Marsili e poi l’ex sindaco del collegio, Giampaolo Canzano.
Ieri c’è stata l’ultima udienza davanti al gup Francesco Marino prima della discussione che si terrà a gennaio prossimo, che servirà per discutere i riti abbreviati richiesti da tutti ad eccezione dei tre Angelucci per i quali è stato già concordato con il pm il patteggiamento (a un anno e 10 mesi), che verrà formalizzato in contemporanea con la sentenza per i riti alternativi. Ma l’udienza di ieri si è tenuta proprio su richiesta di Masciarelli che ha voluto rendere interrogatorio per ribadire la sua completa estraneità alla vicenda, nella quale non ha mai avuto nessun ruolo ufficiale e specifico, anche se per l’accusa sarebbe stata il “dominus” dell’intera operazione che portò al fallimento della Oma.
E ieri Masciarelli ha voluto precisare la regolarità e la correttezza delle sue attività di consulente contabile-finanziario degli Angelucci. E in particolare la regolarità del concordato preventivo in bianco e di ogni altro passaggio tecnico, contestato invece dalla procura. Ma Masciarelli (assistito dagli avvocati Giuliano Milia e Marco Femminella) era comunque già stato sentito un paio di volte dal magistrato, prima ancora della formalizzazione della richiesta di processo: e dunque, interrogatori che sembrano non aver scalfito minimamente le posizioni della procura che, nei dettagliati passaggi riportati nel capo di imputazione, delinea precise accuse nei confronti di Masciarelli, come quella che riguarda le false comunicazioni sociali in relazione alla sua «qualità di advisor contabile e reale “dominus” della procedura concorsuale della Oma (Officina Metalmeccanica Angelucci), oltrechè concorrente morale».
Nell’accusa viene ricordata la cessione della Oma alla Omax, «società in parte riconducibile direttamente a Masciarelli quale registra occulto della soluzione concordataria al dissesto della Oma, e quale referente unico sia della Oma che della Omax della quale curava la costituzione e financo la corrispondenza e la creazione di una fittizia referenza bancaria presso la banca Intesa San Paolo filiale di Chieti».
Ma anche la questione relativa al finanziamento di 10 milioni di euro da parte di Simest (Società italiana per le imprese all'estero): soldi che, secondo l’accusa, sarebbero stati destinati ad altro, come ad esempio a contenere l’esposizione debitoria bancaria della società. Angelucci, quando intuì che ormai la procura era arrivata a uno stato avanzato dell’inchiesta e che potevano esserci conseguenze gravi per lui, decise di presentarsi in procura e confessare praticamente tutto (e non solo su questa vicenda), riuscendo a strappare alla procura, per questa sua fattiva “collaborazione”, un patteggiamento a un anno e 10 mesi, a fronte di un crac che sfiora i 100 milioni di euro.