Crac Pescara, assolti gli ex vertici Caripe

26 Settembre 2015

Per il fallimento da 17 milioni di euro condannato solo l’ex presidente della società Lisi, a giudizio i Soglia e Pincione

PESCARA. C’è un solo condannato, finora, per il fallimento del Pescara Calcio. Assolti i vertici Caripe. L’unico condannato è l’ex presidente del consiglio d’amministrazione del Pescara, Nicola Lisi, che ieri è stato condannato a un anno e 4 mesi al termine di un’udienza lampo durata quasi mezzora. Lisi, che aveva scelto il rito abbreviato, è stato assolto da altri tre capi d’imputazione. La procura aveva chiesto per lui una pena di 4 anni.

Pincione e Soglia a giudizio. Ma non è detto che l’elenco dei responsabili del crac da 17 milioni di euro si fermi a Lisi: sono stati rinviati a giudizio altri tre imputati che saranno giudicati con il rito ordinario. Si tratta degli ex presidenti della società Massimiliano Pincione (attuale presidente del Grosseto) e Gerardo Soglia (ex deputato Pdl) e l’ex vice presidente Francesco Soglia, fratello di Gerardo. La prima udienza si terrà a gennaio del 2016 ma la prescrizione potrebbe far sentire i suoi effetti se il processo andrà a rilento. Le accuse, a vario titolo, sono di bancarotta e bancarotta fraudolenta. È questa la decisione dal gup Maria Carla Sacco.

Assolti i big Caripe. Il primo verdetto ha circoscritto le presunte responsabilità del fallimento ai dirigenti apicali del Pescara e ha scagionato i vertici della Caripe che, come Lisi, avevano chiesto l’abbreviato: sono stati assolti con formula piena l’ex direttore generale della Caripe Dario Mancini, assistito dall’avvocato Silvia Tortorella, l’ex vice direttore generale, Franco Coccioli, difeso dall’avvocato Giuliano Milia e l’ex presidente della banca, Tonino Di Berardino, assistito dall’avvocato Augusto La Morgia. Una sentenza che ha sconfessato, almeno per i vertici Caripe, le tesi della procura che aveva chiesto pene di due anni a testa per il reato di bancarotta preferenziale. Secondo il gup, invece, «il fatto a loro ascritto non costituisce reato».

Crac di 7 anni fa. Il crac del Pescara Calcio risale al 19 dicembre 2008, quando la società è stata dichiarata fallita, con un passivo di circa 17 milioni di euro. Il 20 gennaio dell’anno successivo, la società è stata rilevata all’asta da una cordata di imprenditori locali, che ha dato vita alla Delfino Pescara srl.

Mancini: innocente. «La decisione del dottor Mancini di richiedere la definizione del procedimento con il rito abbreviato», spiega l’avvocato Tortorella, «è stata determinata esclusivamente dalla completa fiducia che il medesimo ha riposto nel poter dimostrare, in tempi rapidi, la propria innocenza, e non da strategia difensiva a scopo di sconti di pena. Sotto detto profilo va infatti rimarcato che il non lontano termine di prescrizione del reato contestato avrebbe costituito, senza dubbio, una comoda via di uscita laddove il mio assistito non fosse stato sin da subito certo di meritare la piena assoluzione».

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