Creata in Abruzzo la schiuma antivirus

30 Maggio 2020

L’Aquila, il professor Verzicco del Gssi progetta un prodotto che riduce il rischio infezione

L’AQUILA. Una schiuma capace di evitare la contaminazione e ridurre le possibilità di contagio da coronavirus. Il progetto porta la firma dell’aquilano Roberto Verzicco, docente di Continuum mechanics al Gran Sasso Science Institute (Gssi) dell’Aquila e fluidodinamica all’Università “Tor Vergata” di Roma e Arcangelo Liso, professore di ematologia all’università di Foggia. Le simulazioni al computer del comportamento delle molecole di un fluido, condotte da Verzicco, e la conoscenza dei meccanismi di contagio da parte di virus e batteri, campo in cui è esperto il professor Liso, sono confluite in una serie di esperimenti che hanno portato alla realizzazione di una schiuma che, se spruzzata nei bagni, impedisce la diffusione degli aerosol contenenti sostanze biologiche e, quindi, anche agenti patogeni. In sostanza, riduce notevolmente il rischio di infezione da coronavirus. La ricerca è iniziata ben prima dell'esplosione della pandemia. «Con la riapertura di scuole, uffici e locali pubblici», spiega Verzicco, «ci si potrà ingegnare a sanificare i tavoli, le scrivanie i computer, e a definire le distanze di sicurezza, ma c’è un luogo che tutti sono obbligati a frequentare: i servizi igienici. E avere uno strumento per sanificarli in modo efficiente ed economico sarà fondamentale». Il meccanismo che può trasformare la toilette in un possibile luogo di contagio è semplice. «Gli aerosol contenti particelle biologiche», afferma Liso, «si formano quando l’urina colpisce la ceramica del water o l’acqua, ma anche durante lo scarico. E possono raggiungere le superfici di altri oggetti: il lavandino, la carta igienica, l’erogatore del sapone. La nostra idea è di impedirne la formazione e, quindi, la diffusione nell’aria». Da qui, l'idea di una schiuma da spruzzare prima di utilizzare i servizi igienici o che venga erogata in automatico quando al water si avvicina una persona. «La schiuma non deve essere tossica, né corrosiva o inquinante», evidenzia Verzicco, «deve persistere abbastanza da impedire la formazione di bioaerosol, ma non essere troppo consistente, altrimenti quando si scarica lo sciacquone non verrebbe lavata via oppure richiederebbe troppa acqua. Dopo anni di sperimentazioni e prove siamo arrivati a una formulazione molto particolare: una schiuma completamente diversa da quelle che si trovano in commercio e che ha dimostrato un’efficacia straordinaria. Abbiamo fatto prove con fotografie ad alta risoluzione e tracciamento di particelle».
I due scienziati hanno già depositato domanda di brevetto. «Naturalmente è necessario effettuare gli studi epidemiologici su grandi numeri per poter trarre conclusioni definitive», concludono i due scienziati, «tuttavia appare chiaro che la combinazione di nuove soluzioni ingegneristiche e modelli comportamentali virtuosi potranno dare enormi vantaggi nella lotta alla diffusione del virus, soprattutto nei prossimi mesi». (m.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.