Cresce il numero di chi esercita in casa

L’attività si sta spostando dalla strada agli appartamenti. Ma i controlli sanitari restano inesistenti
PESCARA. Che stiano per strada o esercitino in casa fa poca differenza: il rischio è sempre alto. Anche perché il mercato è illegale e non ci sono regole che impongano controlli sanitari nella grande industria della prostituzione che, anche in Abruzzo, che macina ogni anno milioni di euro. Tra Pescara, Montesilvano e Francavilla il fatturato può superare i 10 milioni di euro all'anno: un numero che si ottiene calcolando un giro di 5-10 clienti al giorno moltiplicato per la massa degli annunci sui siti Internet specializzati. Perché sono sempre meno le prostitute sulle strade e sempre di più quelle negli appartamenti. E le ragazze che si prostituiscono nelle case sono sempre meno schiave: spesso decidono spontaneamente di fare le escort e, come piccole imprenditrici, si pubblicizzano con gli annunci su Internet. Secondo i dati degli annunci incrociati con i numeri della questura e dei carabinieri, tra Pescara, Montesilvano e Francavilla potrebbero essere più di 140 gli appartamenti a luci rosse. Capitali indiscusse del sesso a pagamento sono Montesilvano e Francavilla, complici le tante case sfitte da settembre a luglio. A Pescara, invece, secondo la polizia, gli appartamenti del sesso a pagamento sono circa una decina. Circa 50 le ragazze in strada ogni sera: a Pescara, ci sono soprattutto romene, con piccole percentuali di albanesi e bulgare, che hanno monopolizzato la zona della Pineta Dannunziana (tra via della Bonifica e il lungomare sud), l’area intorno alla stazione centrale (via Ferrari e via De Gasperi) e la riviera nord. A Montesilvano, è ormai storica la presenza delle ragazze africane nella pineta di Santa Filomena; alcuni transessuali esercitano nella zona nord di Montesilvano. A Francavilla la prostituzione stradale di ragazze dell’Est è limitata alle zone della Nazionale e della riviera vicine al confine con Pescara. Nel Teramano Bonifica del Tronto e non solo. Perché l’industria della prostituzione macina soldi e vite e in un business che non è solo quello della strada. Che, sostengono gli investigatori, resta sicuramente la fetta più consistente dei guadagni per le organizzazioni criminale dei nigeriani o dei clan degli albanesi che ormai da tempo si spartiscono il racket. Difficile dare i numeri. Per la Bonifica si possono azzardare ipotesi: centinaia di ragazze, da cento a trecento, che ogni sera si ritrovano in strada. Il costo delle prestazioni parte da cinquanta euro. Ma ci sono anche le case, fenomeno in aumento soprattutto lungo la costa vibratiana. Risale all’anno scorso l’ultima maxi operazione con 29 appartamenti sequestrati tra Villa Rosa, Martinsicuro e Alba Adriatica. «Case del sesso» dice la Procura che proprio qualche settimana fa ha incassato i patteggiamenti di tutti i proprietari al termine di un’inchiesta che ha messo insieme il codice penale e la legge Merlin per contestare ai proprietari degli alloggi non solo il favoreggiamento della prostituzione ma anche «l’aver dato in locazione appartamenti allo scopo dell’esercizio della prostituzione». Perché, ed è questo il filo che ha legato sei mesi di indagini tra intercettazioni e pedinamenti, i proprietari sapevano quello che accadeva nelle loro case affittate e, ha rincarato la Procura, erano ormai parte integrante di quell’organizzazione che gestiva il mercato del sesso. Erano, ha sempre sostenuto, i referenti degli intermediari a cui le ragazze, già prima di arrivare in Italia, si rivolgevano per trovare casa, per farsi ritrarre in pose destinate a finire sui giornali specializzati in annunci di prestazioni sessuali e su vari siti internet.
E le case affittate alle prostitute sono state il filo conduttore, nei primi anni duemila, di tante inchieste sulla costa sud del Teramano, soprattutto Silvi. Nel mirino, all’epoca, tante agenzie di locazione. (s.d.l., d.p.)

