Cresce la febbre per Ironman: in 100 fanno le prove

Due giorni di Training days, ma sono già 1.400 gli iscritti all’evento del 14 giugno. E già si pensa all’edizione completa
PESCARA. Prove tecniche di Ironman a Pescara che ieri e sabato ha ospitato oltre cento atleti protagonisti della Training days, una sorta di corso accelerato, con tanto di teoria e pratica (con i responsabili del percorso Run e nuoto) per sondare livelli e difficoltà dei partecipanti. È da qui che parte il conto alla rovescia per la quinta edizione dell’Ironman 70.3 in programma dal 12 al 14 giugno a Pescara dove, secondo le stime degli organizzatori, arriveranno anche quest’anno in duemila da 55 Paesi. Al momento le iscrizioni (che fino al 30 aprile costano 245 euro per le individuali e 298 per i team per salire rispettivamente a 280 e 371 euro dopo) sono 1.400 e questo lascia ben sperare gli organizzatori. Quest’anno sono gli americani della World Triathlon Corporation, società proprietaria del brand che all’inizio dell’anno ha acquisito anche l’edizione italiana di Ironman 70.3 affidandone la gestione a un gruppo tedesco che a Pescara ha mantenuto Michele Russo, come ambasciatore dell’evento, con le sue più strette collaboratrici.
È proprio Russo, che per primo ha portato l’evento a Pescara cinque anni fa, ad aver avviato un discorso sul futuro, puntando a quello che gli appassionati di triathon della regione puntano da tempo: e cioè l’Ironman lungo, quello vero che impone 3.800 metri di nuoto, 180 chilometri di bici e 42, 195 chilometri di corsa. Un’impresa in cui, dopo il “battesimo” casalingo nel corso di questi ultimi anni, decine di pescaresi sono andati a cimentarsi in giro per l’Europa.
«La scommessa è proprio questa», afferma Russo, «e ne stiamo parlando con gli organizzatori visto che c’è una grande richiesta per una tappa italiana e Pescara, con le sue cinque edizioni, potrebbe essere la candidata più accreditata. Ma è un evento che ha dei costi enormi e una serie di problemi logistici da superare considerando anche che richiede il doppio del tempo del 70.3 anche da pun punto di vista di chiusura delle strade. Ma il problema resta quello economico: l’evento si fa se gli organizzatori rientrano con i costi. Con il 70.3 ci si rientra appena, è da vedere che cosa è in grado di portare quello lungo. È chiaro che un’operazione del genere ha bisogno dell’impegno e della partecipazione delle amministrazioni e degli sponsor. La verità è che qui non è ancora stata compresa la reale portata dell’evento, che porta migliaia di persone da tutto il mondo a riempire alberghi e ristoranti, cosa che non è accaduto per nessun altro evento in Abruzzo. La scommessa è questa, iniziarci a credere davvero. O il rischio è perdere tutto».
(s.d.l.)
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