Cretara, il pittore di Penne che stregò gli Stati Uniti

17 Giugno 2018

Laureatosi con lode a Boston, fu docente d’arte alla California State university Anche il cinema s’interessò di lui attraverso un film-documentario di Shanker

Domenic Julio ( Domenico Giulio) Cretara è nato a Boston nel Massachusetts, il 29 marzo del 1946, da Mario Antonio “Anthony” Cretara e Carmela Addivinola. Il padre, nato a Penne il 20 aprile del 1903, arrivò a Ellis Island nel 1920 dopo aver attraversato l’oceano sul piroscafo “Ferdinando Palasciano”.
Figlio unico, Domenic mostra fin da piccolo una straordinaria propensione per disegno e pittura. Studia prima alla “Don Bosco Technical High School” di Boston e successivamente alla “Boston University School of Fine Art”, dove si laurea con la lode. Subito dopo, comincia una lunga e meravigliosa carriera dedicata al disegno e alla pittura.
È docente d’arte alla “California State University” di Long Beach in California. Da bambino, probabilmente con l’Italia nel cuore, si ispira alla pittura italiana; poi consegue borse di studio per trascorrere lunghi periodi prima a Firenze, poi a Cassis (Francia) grazie alla Camargo Foundation e quindi a Padova. Si ispira a Pontormo, Caravaggio, Goya, Balthus, e Antonio Lopez Garcia. Come artista, Cretara tiene numerose mostre personali e collettive negli Stati Uniti e in Europa (Schomburg Gallery di Santa Monica; Frye Art Museum di Seattle; Las Vegas Art Museum; Alon Gallery di Boston; Brenda Taylor Gallery, Segal Gallery e Victor McNeil Gallery di New York; Koplin Gallery di Los Angeles).
Le immagini dei suoi dipinti sono state utilizzate per copertine di riviste e libri di poesie illustrate. Le sue opere sono presenti in collezioni di importanti musei e tra queste il Metropolitan Museum of Art e l’Art Institute di Boston. Molte le pubblicazioni, gli articoli e le recensioni a lui dedicate.
La figura umana è stata la principale fonte di ispirazione di questo grande pittore. Tra i lavori di una carriera che ha superato i quarant’anni: “The Miracle” (1979), “Blasphemy” (1984), “Self-Portrait with Doll” (2011), “Autobiography” (2011), “The Artist’s Family” (2006), “Going Home” (2005), “ “The Actor” (2007), “183 Webster Street” (2000), “Woman and Baby” (2004), “Victor” (2011), “Gathering” (2007), “Self-Portrait with Masks” (1990), “The Quarrel” (1995). The Forgotten” (Trial of the Century Series) (2002) attenta riflessione sul processo “O.J. Simpson”.
Anche il cinema si è interessato di lui con un film-documentario, “Painting Circumstantial Evidence” di Adam Shanker. Ha collaborato, nel 2001, a progetti cinematografici come i cortometraggi "The Pomegranate", "The Millstone" e "The Delirium", del regista Jose Sanchez. Nel 2001 la Frye Art Museum ha pubblicato, in occasione di una sua mostra, un importante catalogo dove si leggeva: «Le tre serie di dipinti rappresentati in questa mostra, Portals, Family e Outsiders, si uniscono per creare un autoritratto dell'artista. Cretara va oltre il concetto di somiglianza per affrontare il potere dietro la ritrattistica, uno sguardo sulla natura eterea del ritratto. I portali di Cretara rappresentano la sua personalità attraverso riflessioni introspettive di comunità, famiglia, memoria e fantasia».
Cretara ha vissuto per lunghi anni a Long Beach, in California, con la moglie Elizabeth e ha avuto due figli, Janette e Anthony. Domenic Cretara è morto il 22 dicembre del 2017.
Riporto due sue comunicazioni che mi fece giungere quando, all’inizio del 2017, lo contattai: «Mio caro padre, Anthony Mario Cretara è nato a Penne il 20 aprile 1903. Penso anche che il suo nome sia scritto Tonio Cretara sul suo certificato di nascita. Suo padre era Domenico Cretara e lavorava nel Comune di Penne. Possedeva anche una fattoria in cui mio padre lavorava da bambino e da giovane prima di emigrare negli Stati Uniti nel 1920. Mio padre morì il 20 dicembre 1967» e poi, sapendo che stavo scrivendo la sua storia: «Caro Geremia, Che bella sorpresa! Grazie tanto!!!» e ancora, questa volta in inglese, un bel «Really, thank you so much for this. I really appreciate it».