Crisci: il calcio è come una droga se ti prende la mano è la fine

17 Dicembre 2016

Domenico Crisci è entrato nel mondo del calcio e poi ha avuto la forza di uscirne. L’imprenditore edile vastese è stato al vertice del club biancorosso dalla stagione 2005-2006 fino all’estate del...

Domenico Crisci è entrato nel mondo del calcio e poi ha avuto la forza di uscirne. L’imprenditore edile vastese è stato al vertice del club biancorosso dalla stagione 2005-2006 fino all’estate del 2010.

Crisci, perché un imprenditore entra nel mondo del calcio?

«Essenzialmente per passione, perché il pallone ha il suo fascino e per visibilità. E perché c’è la volontà di dare qualcosa alla città. Il calcio è un qualcosa di avvolgente».

Poi?

«Quando sei dentro al sistema è come una droga, non riesci a farne a meno. Ti prende e non ragioni più. L’azienda calcio è un qualcosa di atipico che sfugge alle logiche imprenditoriali perché c’è di mezzo la passione del tifoso. Bisogna ritrovare la lucidità per capire che non puoi fare il passo più lungo della gamba, altrimenti è la fine».

Lei quando ha deciso di uscire?

«Una notte d’estate, nel 2010. Il consulente mi aveva prospettato un quadro abbastanza allarmante. Si rischiava di finire gambe all’aria. Non è facile ammettere che non si ha più la forza per portare avanti il giocattolo. E’ uno sforzo non da poco decidere di fermarsi».

Nel suo caso la città la prese abbastanza bene.

«Io ero stato chiaro, avevo manifestato le problematiche esistenti. C’era bisogno di una certa cifra per ripartire. Dissi chiaramente che ero disposto a fare la mia parte, ma anche la città doveva impegnarsi. Questo non avvenne e così decisi di fermare tutto».

Nel calcio un presidente fa soldi o ci rimette?

«Se sei bravo riesci a non romperti l’osso del collo. Conosco molta bene che con il calcio ha rovinato le proprie aziende. Diciamo che se lavori bene con i giovani (ai miei tempi c’erano i contributi federali per il minutaggio, ndr) puoi tenerti a galla».

Nel suo caso?

«Se ho deciso di uscire fuori un motivo ci sarà, che dice?».

Il calcio come una droga, le manca?

«No, senza calcio scopri che c’è la vita. Ci sono anche altre passioni che puoi coltivare. Io mi sono dato dieci anni di squalifica».

Adesso la Vastese è nelle mani del presidente Bolami.

«E’ un bravo ragazzo, gli auguro tutte le fortune di questo mondo. A lui e alla Vastese». (r.c.)

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