Crisi dell’Automotive: la Regione c’è

Situazione peggiorata: Magnacca stila un elenco di priorità e invoca unità, sindaci e sindacalistici chiedono azioni concrete
ATESSA. La situazione è peggiorata «ma la Regione c’è». L'assessore alle Attività produttive, Tiziana Magnacca ha esordito così al tavolo regionale sull'automotive di scena ieri nella sala consiliare del Comune di Atessa. La parola d’ordine è cooperazione. Tra Regioni, Governo e Unione europea, ma anche con le parti sociali, gli imprenditori, i portatori di interesse ed i sindaci. E quindi, seppure l'automotive, in Abruzzo come nel resto d'Europa, stia attraversando il suo momento di massima criticità, è solo grazie all'unione che si sopravvive. «La Regione c'è», ha rimarcato Magnacca stilando un elenco di priorità su macro temi come competenze, energia, infrastrutture, risorse.
LA TRANSIZIONE. L’assessore ha spiegato cosa ha detto il presidente, Marco Marsilio, a Bruxelles al Comitato europeo delle Regioni. «Il presidente ha trovato il voto trasversale di tutti, tranne dei Verdi e dei socialisti europei. Ma nessuno ha detto no all'elettrico. Solo che abbiamo bisogno di essere accompagnati con un fondo di transizione, ovvero di misure di indennizzo prelevate dal fondo europeo di decarbonizzazione, affinché quest'ultima sia equa e tenga conto del tessuto sociale e dei nostri tempi, permettendoci di arrivare all'obiettivo comune, ma non a spese dei territori».
La sfida per l'Abruzzo, oltre a una serie di azioni da intraprendere, è anche quella dell'integrazione del mercato degli autoveicoli con la creazione di una economia circolare. «Non siamo organizzati per il fine vita del veicolo elettrico - sottolinea l'esponente di Fratelli d'Italia - potrebbe essere utile creare e formare nuove competenze».
COSA FARE. «Al tavolo automotive del Mimit - ha proseguito Magnacca - Marsilio ha presentato un insieme di proposte per la creazione di un'area di crisi complessa. Su questo c'è molto da fare e le richieste, come potete immaginare, sono tante. Chiedo alle parti sociali, ai responsabili regionali dei sindacati, di interloquire con i colleghi di altre regioni per arrivare ad un obiettivo comune, alla possibilità che altre regioni possano fare squadra con noi perché una cosa è certa, senza automotive il settore manifatturiero in Italia non sopravvive».
E ancora: «Bisogna diminuire i costi di trasformazione in Abruzzo. Siamo riusciti a fare un accordo con l'ufficio per la ricostruzione della Zes unica che ci darà una mano per concludere progetti come l'interporto Saletti e il porto di Vasto - prosegue l'assessore - martedì (oggi per chi legge ndc) il capostruttura Zes sarà fisicamente a Vasto e in contrada Saletti per capire come portare velocemente a compimento le due opere».
IL LODO ARAP. «Come Regione siamo del parere che tutti devono cambiare e per primi noi stessi - ha aggiunto Magnacca - anche chi gestisce le aree industriali deve rivedere se stesso: non si può gestire un'area industriale come 50 anni fa. Il nuovo commissario deve rappresentare una spalla e un sostegno per le aziende, non più soltanto un costo di trasformazione. L'Arap non deve più essere un ente immobile che chiede pagamenti senza distribuire risorse, dobbiamo invertire la tendenza per rendere il territorio competitivo».
«Sulla competitività siamo indietro su tutti i fronti - ha però replicato il sindaco di Atessa, Giulio Borrelli - perché non abbiamo infrastrutture adeguate: siamo in ritardo su Saletti, la fondovalle Sangro, sull'approvvigionamento energetico. Stellantis ha deciso di realizzare uno stabilimento adiacente a quello di Atessa per produrre biogas e rispondere al 20% del suo fabbisogno energetico, ma queste cose devono farle i territori, non le aziende. Non sono critico nei confronti dell'Arap, vedremo se con questa scelta si risolveranno i problemi. Ma dobbiamo pretendere trasparenza e per farlo abbiamo bisogno di leggere i bilanci».
LE RICHIESTE. «La riduzione del numero dei dipendenti e dei furgoni in Stellantis non dipende dalla transizione energetica - è intervenuto il sindaco di Paglieta, Ernesto Graziani - visto che la causa è da ricercare nello stabilimento polacco che produce lo stesso numero di furgoni di due, tre anni fa, ma dividendo i volumi con Atessa. Quello che dobbiamo fare è cercare aiuti di Stato anche per le grandi aziende, chiedendo una deroga alla legge che lo vieta».
«La situazione negli stabilimenti è nettamente peggiorata da luglio ad oggi - ha poi fatto notare Michele Lombardo, segretario generale Uil Abruzzo - due sono i canali da seguire: ci devono essere le condizioni per coprire gli ammortizzatori sociali che consentano di passare questa fase di transizione senza perdere posti di lavoro e deve cambiare il rapporto tra governo e Europa. Non possiamo permetterci il lusso di perdere il gruppo Stellantis in Italia e questo non perché ci sta simpatico Tavares, ma perché, in questa sfida, a perdere sono i lavoratori».
«Dobbiamo progettare ora investimenti industriali per il prossimo decennio - ha avvisato Carmine Ranieri, Cgil - e sul fronte Stellantis lo Stato ha il dovere di pretendere che ci sia una discussione chiara».
«Non focalizziamoci solo sull’ex Sevel - ha infine fatto da eco la Cisl, per voce del segretario Giovanni Notaro - ci sono aziende che hanno aperto procedure di licenziamento collettivo. La politica deve rispettare tutti gli impegni presi sul Polo automotive».

