Crisi idrica, ormai è emergenza Chiesto l’intervento del prefetto

A sollecitarlo è il presidente dell’Aca, Brandelli: «Vanno sensibilizzati con urgenza tutti i sindaci» E al tavolo con il consorzio Centro e gli altri enti lancia l’appello: «Basta sprechi per orti e giardini»
PESCARA. «L’acqua a disposizione è sempre meno perché le chiusure attuate dal Consorzio di bonifica Centro spingono molte persone ad utilizzare l’acqua potabile per innaffiare orti e giardini. Ma non può continuare così perché altrimenti chi è a valle, cioè a Pescara o a Chieti, non ha neppure l’acqua per lavarsi le mani». Giovanna Brandelli, presidente dell’Azienda consortile acquedottistica (Aca) ha lanciato un nuovo, l’ennesimo, grido di allarme sulla carenza d’acqua e lo ha fatto nei giorni scorsi nel corso di un incontro convocato in prefettura a seguito di una «sollecitazione avanzata proprio dall’Aca ai prefetti di Pescara e Chieti». Alla riunione che si è tenuta nel capoluogo adriatico hanno partecipato anche i rappresentanti dell’Ente regionale servizio idrico (Ersi), del Consorzio di Bonifica Centro, l’assessore Eugenio Seccia per il comune di Pescara e i sindaci di Città Sant’Angelo e Spoltore, Matteo Perazzetti e Luciano Di Lorito.
Una riunione, quella di martedì, che l’Aca ha voluto «per far prendere coscienza a tutti che c’è una profonda connessione tra la crisi idrica che vive l’Aca e le chiusure decise dal Consorzio di Bonifica Centro che hanno già interessato tutta la Val di Foro e da lunedì interesseranno anche il Tavo». Il discorso è semplicissimo, per Brandelli: «Se chi sta in collina usa l’acqua potabile per irrigare, a valle l’acqua non arriva. Ma così i disagi aumentano sempre più», dice allarmata Brandelli che ha chiesto l’intervento della prefettura per sensibilizzare tutti i sindaci della provincia su un problema che va affrontato con urgenza. Ad oggi, infatti, «abbiamo 340 litri in meno rispetto all’anno scorsi, quando i consumi sono schizzati per effetto del Covid 19 e poi non sono più diminuiti, nonostante gli interventi realizzati».
L’Aca non è rimasta con le mani in mano, dice con forza il presidente dell’Aca facendo notare che «stiamo scontando i mancati interventi di anni e anni. Oltre ad acquistare acqua dal Ruzzo e a mettere a disposizione le autobotti per rifornire le autoclavi dei palazzi che restano a secco, la cosa più importante è l’intervento in corso a Bussi, sul raddoppio della tubazione, per aumentare la presa dell’acqua». Questo lavoro, programmato dall’anno scorso, interessa il Sito di interesse nazionale, per cui le procedure burocratiche sono particolarmente lunghe e complesse, ma «ci consentirà, entro il 30 settembre, di aver 200 litri al secondo di acqua in più e quindi di alleviare i disagi». Un primo risultato si avrà ancora prima perché, nel frattempo, sono stati realizzati dei «collegamenti provvisori e quindi già entro il 12 agosto avremo 60 litri al secondo in più», spiega Brandelli. «In più», ricorda, «ci stiamo concentrando sulla riduzione delle perdite della rete, avviando un ricerca con gli ultrasuoni, per cui alla manutenzione ordinaria si aggiunge quella preventiva. Insomma stiamo facendo del nostro meglio».
Ma il problema della carenza idrica, che quest’anno è ancora più grave del passato per l’aumento del fabbisogno e la minore disponibilità di acqua alle sorgenti (meno piogge), non si risolve solo così. «Ho annunciato all’assemblea dei soci, che ha approvato il bilancio, che servono 110 milioni di euro per le nuove reti. Le risorse necessarie potrebbero arrivare, si spera, da terzi o dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, attraverso l’Ersi, ma è presto per dirlo. E comunque è proprio l’Ersi ad avere competenza sugli investimenti, mentre l’Aca è solo soggetto attuatore, peraltro in concordato».
Il nodo da sciogliere oggi è che «con le chiusure del Consorzio di bonifica si verifica un extra consumo di acqua potabile ma va bloccato. E quindi, dopo aver sollecitato tutti i soggetti presenti all’incontro dei giorni scorsi, abbiamo chiesto alla prefettura di intervenire con una circolare, per far prendere coscienza a tutti i sindaci della portata della crisi idrica». Brandelli ricorda anche ai cittadini che sul sito internet dell’Aca c’è un modulo da scaricare e compilare per chiedere l’intervento dell’autobotte: un servizio riservato agli edifici con autoclave che restano con i rubinetti a secco. «Fino ad oggi le richieste arrivate all’Aca sono state pochissime, meno di venti». E questo vuol dire che pochi hanno l’autoclave, nonostante che sia prevista dal regolamento dell’Aca e che sia indispensabile per fronteggiare la carenza idrica.
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