Cucinelli abbraccia Penne: ecco la mia fabbrica bella

23 Novembre 2023

L’imprenditore etico: «Più dignità per i lavoratori, fra tre anni 320 assunzioni»

PENNE. «Ma un lavoratore può guadagnare 1.100 euro al mese quando noi vendiamo un abito a più di 7mila dollari?». È una domanda retorica quella che Brunello Cucinelli, durante la sua prima visita a Penne, rivolge al pubblico. «Gli stipendi degli operai e degli impiegati sono troppo bassi. Anche questo deve cambiare», dice Cucinelli che colleziona il primo applauso dell’era vestina. Giacca chiara a doppio petto, maglia di cachemere grigia a girocollo, camicia e pantaloni bianchi e pollice in su per dire: «Non perdiamo la fiducia», «sorridete alla vita» e «no alla paura». L’imprenditore etico si presenta con una parola chiave da applicare al lavoro: «Dignità».
Nella prima fabbrica in località Ponte Sant’Antonio sono al lavoro già in ottanta: al piano terra con il parquet c’è il laboratorio con le macchine da cucire, al primo piano il ristorante; la seconda fabbrica, a distanza di duecento metri dalla prima, è in costruzione, sarà pronta all’inizio del 2025 ed entro tre anni occuperà circa 320 dipendenti. «A Penne possiamo fare qualcosa di importante», sussurra l’imprenditore del lusso, «il nostro è un progetto serio che guarda ai prossimi dieci, venti, trent’anni». Con un punto fermo: «A Penne siamo i primi al mondo per gli abiti maschili fatti a mano», questa la dichiarazione sottoscritta da Cucinelli.
In una giornata di pioggia costante, le parole di Cucinelli hanno l’effetto del sole in una città che, negli anni passati, è stata segnata dalla crisi della moda con seicento esuberi su 1.300 posti. Come la Ferrari sta a Maranello, così i capispalla di qualità eccellente stanno a Penne: questa l’equazione tracciata dall’imprenditore umbro. «A Maranello si fanno le macchine più belle del mondo», dice, «qui a Penne le giacche e gli abiti più belli del mondo».
Il triangolo della moda – Brioni, Gucci e adesso Cucinelli – riparte dalla manualità dei sarti, orgoglio e tradizione che affondano le radici all’inizio del Novecento quando a Penne si contavano venti botteghe artigiane e le suore insegnavano l’arte del ricamo: «Avete delle mani vere», dice Cucinelli in una sala del consiglio comunale gremita, «grazie a voi che ci ospitate». E per vincere la sfida dell’eccellenza bisogna rimettere al centro i lavoratori perché sono loro quelli capaci di fare la differenza. E come si fa? «Bisogna partire dai luoghi», predica Cucinelli, «le fabbriche sono nate senza finestre perché gli operai non dovevano perdere tempo a guardare fuori mentre devono essere belle». E a Penne le finestre della «fabbrica bella» si aprono sulla Bella addormentata: «Si vede tutto il Gran Sasso, si vede il sole, si vede il cielo». Secondo tema, gli stipendi: «Non possono essere quelli che sono sempre stati. Non va bene: occorre un cambio culturale». Da Cucinelli si guadagnano circa 5-600 euro in più della media: gli stipendi si aggirano sui 1.700-1.800 euro. «Dobbiamo ridare dignità economica e morale al lavoro operaio», dice, «vogliamo il benessere dei lavoratori».
Terzo punto, il modo in cui si lavora: al bando le pause pranzo di pochi minuti ma «un’ora e mezza per sedersi a tavola e mangiare la pasta». «Il problema non è a chi venderemo grandi manufatti, ma chi li farà. Le condizioni di lavoro devono cambiare totalmente», riassume Cucinelli. E puntando su questo, la previsione dell’imprenditore è quella di «un grande futuro»: «Per l’Italia penso ci sia un futuro di prodotti di grossa qualità. Il Made in Italy ha un grande valore, quindi noi dobbiamo sostenere i prodotti di grandissima qualità. Abbiamo un grande futuro, ma alla base di tutto c’è la dignità degli esseri umani al lavoro».
Ad ascoltare Cucinelli, seduto tra il sindaco di Penne Gilberto Petrucci (Forza Italia) e il presidente della Regione Marco Marsilio (Fratelli d’Italia), ci sono i vertici delle istituzioni e anche i cittadini. In prima fila, l’amministratore delegato del gruppo Cucinelli Riccardo Stefanelli, accanto al presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri (Forza Italia); più indietro i consiglieri regionali Vincenzo D’Incecco (Lega) e Leonardo D’Addazio (FdI), promotore della legge regionale che riconosce proprio a Penne «la qualifica di “Città della sartoria artigianale” in considerazione della valenza internazionale e dell’importanza storicamente assunta dalla produzione di abiti su misura cuciti dai sarti pennesi». In sala anche Mauro Miccio, il commissario Zes (Zona economica speciale): a Penne si punta proprio sui vantaggi della Zes unica per centrare il rilancio.
Cucinelli prosegue: «Avremo bisogno di due cose importanti: esseri umani che pensano a creare e poi tanta manualità e artigianalità perché certe cose non potremo mai farle con l’intelligenza artificiale».
Racconta pezzi della sua vita, Cucinelli: «Io ho fatto la vita da contadino. Per riscaldarci nelle giornate fredde spalancavamo la botola della stalla con le vacche». Poi un giorno l’intuizione: «Ho detto a mio padre: caro papà, mi metto a fare i pullover di cachemere. Lui non sapeva neanche cosa fosse e mi ha detto: “Cocco mio, io non ci capisco un c.. Che Dio ti protegga, fai tu”. Ma, adesso, questo noi lo diciamo ai nostri figli? Ai giovani dico: per i vostri sogni non ascoltate i genitori, ascoltateli solo quando vi parlano di grandi ideali».