Cuzzi si difende e vuole la libertà Spese elettorali: scontro con il pm

L’ex assessore: «Sono legato a Cipolla da un rapporto di amicizia, ma non per questo l’ho favorito» E sulla campagna per le Regionali: «Ho chiesto contributi solo nelle forme previste dalla legge»
PESCARA. L'ex assessore Giacomo Cuzzi è l'unico dei cinque arrestati (tutti ai domiciliari) che decide di rispondere alle domande del gip Elio Bongrazio che ha firmato le misure cautelari nell'ambito dell'inchiesta Grandi Eventi. Lo fa per due ore e anche in maniera convincente per quanto riguarda il perché di quelle assegnazioni di incarichi in maniera diretta all'imprenditore dello spettacolo Andrea Cipolla (uno dei 5 indagati insieme al collega Cristian Summa e a Moreno Di Pietrantonio e Simona Di Carlo). Poi, però, quando interviene il pm Luca Sciarretta che entra nella questione forse più delicata relativa all'organizzazione elettorale del 2019 e ai pagamenti che Cipolla e Summa fecero in suo favore con le rispettive società in occasione di cene elettorali, auto e somme di denaro, la tensione sale alle stelle e in aula va in onda uno scontro piuttosto duro tra il pm e uno dei difensori di Cuzzi, l'avvocato Giancarlo Iadecola, ex magistrato di Cassazione. Questo sembra infatti il vero punto caldo dell'inchiesta, più che quello degli affidamenti diretti per i concerti a Cipolla.
VERIFICHE SUI COSTI Sul primo punto comunque Cuzzi è stato chiaro. «Sono legato a Cipolla dal 2009 con rapporto anche di amicizia, ma non per questo l'ho favorito. Diciamo che in quegli anni è stato uno degli operatori più forti nel mercato abruzzese per quanto riguarda gli artisti». E poi spiega il perché di quelle scelte e la regolarità delle procedure seguite. «La scelta e il nome dell'artista spettano all'assessore, al sindaco e si cristallizzano con una delibera di giunta, fatte le dovute verifiche dall'apparato dirigenziale sulla congruità dei costi, sulla fattibilità economica della manifestazione e sull'esclusiva che la società dichiarava di avere per l'artista». E qui c'è il primo smarcamento dell'indagato che scarica su dirigenti e funzionari che non sono indagati, ma anzi rappresentano uno dei punti di forza dell'accusa per le loro dichiarazioni contro il cosiddetto "sistema Cuzzi".
NESSUNA ROTAZIONE «Cuzzi si è adeguato al modus operandi della precedente giunta, che è poi anche quello della giunta di oggi», ha poi precisato l'avvocato Iadecola, «Sono eventi caratterizzati dalla infungibilità: per avere un cantante di nome occorre per forza rivolgersi a chi ne ha l'esclusiva e dunque non esiste rotazione o una procedura negoziata». L'indagato ha anche spiegato che a ogni inizio di anno le agenzie più importanti mandano delle proposte con una serie di artisti in esclusiva, con annessi cachet e servizi che servono per la realizzazione delle manifestazioni artistiche.
«E' capitato, come per il concerto di J-Ax», spiega Cuzzi, «che la proposta formale arrivò a ridosso della manifestazione. Ma è anche vero che quando avveniva la pubblicità sui social c'era già stata prima una conferenza stampa della segreteria del sindaco. Se ne era già parlato anche con i dirigenti per un eventuale variazione di bilancio: c'erano stati tutti i contatti necessari, non è che a un artista come J-Ax lo puoi dire il giorno prima dell'evento». Ma i dolori arrivano con l'intervento del pm Sciarretta che inizia a "graffiare" Cuzzi su alcuni aspetti delicati come i pagamenti dei manifesti elettorali. «Non me ne occupai io», dice Cuzzi, «non era mio compito, ma del mandatario elettorale», che era poi la sua compagna.
Capitolo cena elettorale a Bolsena. «Non l'avevo organizzata io, non ricordo chi lo fece, se l'avessi fatta io avrei chiesto la fattura al ristoratore». Sì, ma il pm insiste per sapere chi la pagò. «Mi sembra Cipolla, così ho letto nelle carte, ma poi non erano 150 persone, saranno state 60/70: alla fine parlai della mia candidatura, strinsi qualche mano e me ne andai».
AUTO ELETTORALI Controversa anche la questione del pagamento delle auto utilizzate per la campagna elettorale e pagate da Summa per circa tremila euro. Sul punto Cuzzi prima dichiara di avere un vuoto di memoria, poi dice che chiese solo a Summa di fare l'intermediario con quella società che lui conosceva: «Gli avrei dovuto restituire i soldi». E sempre di Summa avrebbe detto che alcuni dei progetti che gli vennero affidati erano una sua creazione e nessun altro li avrebbe potuti realizzare.
Serata conclusiva della campagna elettorale al Megà. Cuzzi ammette che venne organizzata dal suo staff. Ma la presenza degli artisti "Gemelli Diversi" fa saltare la tranquillità dell'interrogatorio. «Non capisco perché quella ospitata venne pagata», dice Cuzzi. Riferisce che quando ne parlò con Cipolla, suo amico, quest'ultimo gli disse che aveva la possibilità di far venire i "Gemelli Diversi" gratuitamente. Poi però una delle società di Cipolla fatturò più di 6mila euro per quella esibizione, oggi contestata da Cuzzi, che ha sostenuto si trattò di due canzoni e di 15 minuti di spettacolo che non potevano mai costare quella cifra.
ACCUSE A CIPOLLA E quando il pm incalza e gli chiede se per caso sta accusando Cipolla di qualche reato, parte la bagarre con il collegio difensivo, che si chiude con la dichiarazione formale di Cuzzi: «Ho chiesto contributi solo nelle forme previste dalla legge». Ma sui 5mila euro chiesti a Cipolla e negati con forza da Cuzzi, argomento sul quale il pm torna più volte, sale ancor di più la tensione e la questione resta aperta o quantomeno senza una spiegazione. I due difensori di Cuzzi hanno poi formalizzato la richiesta di revoca della misura sulla quale, il giudice deciderà nei prossimi giorni dopo aver recepito il parere della procura.
DI CARLO NON PARLA L'ex assessore Di Carlo (assistita dall’avvocato Pizzuti) si è, invece, avvalsa della facoltà di non rispondere al giudice, così come avevano fatto lunedì l'ex segretario cittadino del Pd Di Pietrantonio (che figura in due filoni di indagine con la Di Carlo, per i progetti affidati a Summa e per l'assunzione pilotata della stessa Di Carlo alla Asl dove lui è dirigente), Summa e Cipolla. Le accuse contestate ai 5 sono a vario titolo corruzione, turbativa d'asta, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, illeciti finanziamenti elettorali.

