D’Alfonso non rinuncia a fare il senatore
A M5S e Forza Italia che gli dicono di farsi da parte dopo il ko del Pd rilancia: sono preoccupato, tocca a voi fare il governo
PESCARA. Luciano D'Alfonso non rinuncia a Roma. Farà il senatore e rilancia contro gli avversari che chiedono la sua testa: «Tocca loro fare un governo». Il giorno dopo la sconfitta del Pd, crollato in Abruzzo anche sotto il 14%, quindi a meno 4 del dato nazionale disastroso che ha convinto Renzi alla resa, il governatore d'Abruzzo preferisce dichiararsi preoccuto più che steso al tappeto. «Quanto alla scelta se lasciare la presidenza della Regione Abruzzo per Palazzo Madama», dice, «non posso non tenere conto che adesso sono senatore e voglio provare ad aiutare da Roma questa regione, mentre le dimissioni dalla carica di presidente seguiranno i tempi istituzionali». Chiarito questo dilemma quasi amletico si passa al resto. «Voglio anche ragionare dei risultati elettorali e mettere in evidenza come assolutamente hanno vinto le elezioni i Cinque Stelle e la Lega di Salvini», ammette D'Alfonso al microfono di Rete 8. «Chi ha responsabilità di governo paga pegno. In tutt’Europa, e adesso anche in Italia, chi ha in esercizio la responsabilità di governo male si concilia con la conferma del consenso elettorale», è la sua analisi della sconfitta. «C'è bisogno di un ripensamento profondo dell'iniziativa politica», aggiunge prima di rilanciare la sfida più che farsi da parte: «Sono impensierito e preoccupato». Che cosa lo preoccupa? «Spero che ci siano le condizioni per insediare un governo. Spero che non abbiamo tempi biblici tipo il Belgio che ha impiegato mesi per avere un governo o anche quello che è successo in Germania o in Spagna. Spero che coloro i quali hanno avuto mandato dai cittadini (leggi M5S, Lega e Forza Italia, ndr) possano trovare le condizioni per fare un governo». Ma il M5S chiede la sua testa: per Gianluca Vacca infatti non vale il motto onore ai vinti: «Il risultato elettorale in Abruzzo per D'Alfonso e il Pd», dice il deputato rieletto, «non è una sconfitta ma una catastrofe con numeri al di sotto del risultato nazionale. Penso che questa sia davvero una sonora sconfitta per il fuggitivo D'Alfonso, e a questo punto credo che si dovranno trarre le conseguenze anche a livello regionale, perché un presidente che non ha di fatto la maggioranza degli elettori dalla sua, se decidesse di dimettersi e andare al Senato, darebbe il là per poi andare il più velocemente possibile al voto». Ma anche Forza Italia non fa sconti a D’Alfonso. Il coordinatore del partito gli chiede di togliere subito le tende della Regione: «Nella vita politica funziona così», sottolinea Nazario Pagano, «è giusto che si dimetta senza soluzioni levantine per tentare di salvare una giunta che si tiene in piedi con lo scotch». La vera mazzata però gli arriva in casa: «Questo è il risultato figlio di chi ha governato con arroganza la Regione», sbotta l'assessore regionale Donato Di Matteo, «il risultato del Pd e del centrosinistra in Abruzzo è stato più negativo di quelle che potevano essere le previsioni e del risultato nel Paese, e per questo credo che il presidente D'Alfonso abbia un'unica strada che è quella delle dimissioni per lanciare un segnale di serietà dopo la sconfitta». A sacrificarsi al posto di D'Alfonso però è Marco Rapino che scende, come un martire cristiano, nella fossa dei leoni e dichiara: «La sconfitta del Pd in Abruzzo è chiarissima e non ci sono scusanti. Da segretario regionale offro la mia piena disponibilità per ogni percorso di riflessione che il Pd affronterà sia a livello nazionale che regionale».

