D’Alfonso pronto a ricorrere alla Consulta

Lettera del governatore al sottosegretario Boschi: «Canoni A24 e A25 all’Anas? Norma illegittima»
ROMA. La partita non è chiusa. E potrebbe riservare ancora un ultimo colpo di scena. Con il ricorso alla Corte Costituzionale che il governatore Luciano D’Alfonso – in una lettera inviata al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi e che Il Centro pubblica – si dice pronto a promuovere. Per ottenere l’annullamento di «quanto di illegittimo e di lesivo per la comunità» abruzzese «è contenuto nella nuova norma». Quella approvata nella manovrina del governo e con la quale si dispone che i canoni concessori del 2015 e del 2016 – in tutto 111 milioni 720 mila euro – accantonati da Strada dei Parchi, la società che gestisce le autostrade A24 e A25, siano utilizzati dalla concessionaria per gli interventi urgenti di messa in sicurezza sulle due principali arterie abruzzesi. Ma stabilendo che tale importo sia «di spettanza di Anas spa», alla quale andrà restituito in tre rate annuali, tutte con scadenza 31 marzo, dal 2028 al 2030.
Ed è proprio sull’assegnazione dei canoni all’Anas che, dopo le roventi polemiche divampate alla Camera, in commissione Bilancio, durante l’esame del provvedimento, D’Alfonso torna ora a puntare il dito. «Se vogliamo che gli oneri per gli interventi eccezionali di messa in sicurezza non rendano di fatto insostenibili le tariffe per gli utenti, appare più che opportuno e lungimirante che si adoperino per il loro finanziamento le risorse destinate al pagamento del corrispettivo di concessione», scrive il governatore. Che avverte: «Se queste risorse, invece, vengono assegnate ad Anas, in maniera peraltro atipica visto che Anas non è più l’ente concedente delle autostrade, si realizzano due effetti disastrosi – prosegue D’Alfonso –. Da un lato verranno sottratte risorse a questo territorio che, invece, per l’eccezionalità della situazione successiva i sismi ne necessita di ulteriori, dall’altro si addebiterà il costo degli interventi, che sono indispensabili, all’anello più debole della catena, ovvero al cittadino utente delle autostrade». E se il presidente di Anas Gianni Armani ricordava tre giorni fa a Pescara, commentando positivamente la norma varata dal Parlamento, che «non si può mettere a rischio il bilancio di Anas per poter ottenere qualcos’altro, anche a beneficio di un legittimo interesse che è quello di ripristinare l’autostrada», resta pur sempre il rischio, sottolinea D’Alfonso, «di rendere troppo onerosa, se non impossibile per molti, la percorrenza dell’A24 e dell’A25». Insomma, «un esito senza dubbio catastrofico, che annullerebbe gli effetti benefici promossi da una stagione politica lungimirante che volle e realizzò quelle autostrade».
Per questo il governatore ha deciso di scendere personalmente in campo. Rivolgendosi direttamente alla «cara Maria Elena», come chiama il sottosegretario nella lettera, per sottoporle la questione delle due autostrade abruzzesi, «classificate come infrastrutture strategiche per le esigenze di protezione civile» e bisognose «di un piano straordinario di interventi per la messa in sicurezza antisismica». Al punto che, «in caso fossero impossibilitate le vie istituzionali e politiche», conclude il governatore dell’Abruzzo, «mi vedrò costretto a fare ricorso alla Corte Costituzionale per far annullare quanto di illegittimo e di lesivo per la comunità è contenuto nella nuova norma».

