D’Amario: divieti utili solo se si resta distanti

13 Gennaio 2021

Il direttore regionale della Sanità analizza le prossime regole

«Il problema non è tanto fissare dei paletti, ma mantenere il giusto distanziamento». Il direttore del dipartimento sanità della Regione Abruzzo, Claudio D’Amario, commenta così quelle che potrebbero essere le nuove norme del Dpcm in vigore dal 16 gennaio. Sì alle regole, ma saranno realmente efficaci solo se la popolazione rispetterà quella che è l’accortezza numero uno per combattere il virus: mantenere le giuste distanze. Questo in sintesi il pensiero dell’esperto.
LE REGOLE. Il ministro della Salute Roberto Speranza riferirà oggi alle 15 nell’aula del Senato sulle misure previste nel prossimo decreto del presidente del Consiglio. Dopo le sue comunicazioni, si passerà al voto delle risoluzioni. Nel nuovo Dpcm il governo confermerà i divieti previsti nelle varie zone e ne aggiungerà degli altri.
Il ministro Speranza ha anticipato che saranno confermati il divieto di spostamento tra le Regioni e anche la possibilità di rendere ancora più severi i criteri «per facilitare l’ingresso in arancione provando a lavorare sull’indice di rischio e non su Rt». Verrà prorogato anche lo stato di emergenza, in scadenza il 31 gennaio, fino al 30 aprile (nelle ultime ore però si è espresso il Cts che chiede una proroga fino a luglio), procedendo poi con eventuali proroghe di tre mesi in tre mesi. Il coprifuoco dalle 22 alle 5 sarà confermato ed ovviamente anche il divieto di assembramento e l’obbligo di mascherina all’aperto e al chiuso.
PARLA L’ESPERTO. È proprio sugli assembramenti che D’Amario, intervistato dal Centro in vista del nuovo Dpcm, ha posto l’attenzione. «Vanno evitati», ribadisce il direttore ripetendo la regola primaria per combattere la pandemia. «Bisogna insistere molto sull’educazione sanitaria delle persone, perché se si lavora solo con i divieti a livello educativo non si crescerà mai», è il suo pensiero. «Io sono per il distanziamento e per i controlli», aggiunge D’Amario. Sul nuovo decreto non si sbilancia, «non posso dire io che cosa dovrebbe prevedere», ma il suo pensiero è più che chiaro, «sono contro gli addensamenti a qualsiasi titolo». Per l’esperto «dobbiamo convivere con questa situazione e farlo in modo intelligente».
QUALCHE ESEMPIO. Non ci sarà alcun controllo nelle abitazioni, le verifiche potranno essere svolte soltanto in strada. Ma per limitare gli incontri si sta decidendo di consentire le visite ad amici e parenti soltanto a due adulti accompagnati dai minori di 14 anni.
D’Amario è d’accordo? «Non adoro guardare al numero delle persone che possono essere abilitate», afferma. «Si possono avere anche due o un ospite, ma se quelle o quella persona è infetta e si avvicina agli altri, produce gli stessi effetti negativi». Ed allora serve concretezza nei comportamenti di ognuno di noi: «Le faccio un altro esempio, stazionare aggregati in un ambiente aperto è più pericoloso che stare seduti ad un metro di distanza all’interno di un ristorante», continua l’esperto.
LA RIPARTENZA. Tra le nuove regole si parla anche di un divieto di asporto di cibi e bevande dai bar dopo le 18. Sarebbe consentita la consegna a domicilio. Per i ristoranti, invece, le regole dovrebbero rimanere invariate. Il direttore del dipartimento sanità della Regione si sofferma proprio sulle attività di ristorazione: «Se si va in un ristorante con persone responsabili e con il giusto distanziamento, c’è meno rischio di contrarre il virus rispetto a chi si addensa all’esterno per chiacchierare e consumare qualcosa comprato da asporto in un locale», commenta. «Il ristorante, se gestito bene, non è un luogo di grande pericolo». D’Amario fa l’esempio dei ristoranti che però è valido per tante altre realtà, come le palestre, il cui ritorno alla normalità appare ancora lontano.
«Con spazi controllati, igiene, attrezzi sanificati e nessun assembramento, si potrebbe anche prevedere una ripresa. Tutto ciò che è governabile con la procedura spaventa meno, è l’addensamento che crea rischio. Compreso i banchetti con tante persone». E su questo c’è l’esempio di Pizzoferrato, con il maxi contagio che sarebbe partito dopo l’uccisione del maiale e il momento di convivialità che avrebbe riunito più persone.
VERSO LA NORMALITÀ. «Se l’incidenza di casi è bassa, quindi c’è un Rt stabile, ritengo sia giusto cominciare a tornare gradualmente alla vita normale, sempre con le dovute cautele», precisa D’Amario.
Ed a proposito di normalità, sembra certa una nuova fascia oltre a quella che abbiamo imparato a conoscere. Alla rossa, arancione e gialla, dovrebbe aggiungersi una zona bianca. Si tratterebbe di un’area destinata a regioni con livello di rischio molto basso, con Rt inferiore a 0,50. Qui verrebbero consentiti tutti gli spostamenti, riaprirebbero cinema, teatri, sale da concerto, palestre e piscine. «È un bel traguardo», conclude D’Amario, «però ci arriveremo quando avremo numeri importanti di vaccinazioni. Quindi a quel punto il virus sarà meno trasmissibile e andremo verso un suo maggiore contenimento».
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