D’Amario: pronto a farmi interrogare

L’inchiesta sul palazzo acquistato dalla Asl, il manager è sicuro: «Sarà chiarita ogni cosa»
PESCARA. A 48 ore dall’avviso di garanzia emesso dalla Procura nei confronti del direttore generale della Asl Claudio D’Amario e di altre tre persone in merito all’appalto per l’acquisto del palazzo d’oro in via Rigopiano, il manager conferma la sua «piena e totale fiducia nella magistratura» e annuncia la volontà di presentare richiesta per «essere sottoposto al più presto a interrogatorio» in modo da «fornire il proprio contributo al chiarimento dei fatti».
Nel mirino dell’autorità giudiziaria, per la seconda volta nel giro di pochi mesi, è finita la compravendita immobiliare tra l’imprenditore Ermanio Cetrullo e la Asl pescarese.
L’indagine della squadra mobile di Pierfrancesco Muriana, coordinata dal pm Anna Rita Mantini, è volta ad accertare le dinamiche dei due bandi per l’acquisto del palazzo in disuso in via Rigopiano, se ci siano state o meno delle anomalie e se l’aggiudicazione e il prezzo abbiano seguito una procedura lineare.
L’edificio di 4 piani «in abbandono e palese stato di fatiscenza», come si legge sulla perizia certificata dal tribunale, è stato comprato nel 2012 dall’imprenditore Cetrullo (titolare della società Pmc e nipote del parlamentare Aldo Cetrullo) a un costo di 900 mila euro e rivenduto due anni dopo al triplo del prezzo, ossia 2,8 milioni di euro, attraverso un bando alla Asl guidata da D’Amario.
Il manager e l’imprenditore risultano entrambi indagati assieme al dirigente tecnico dell'ufficio gestione del patrimonio della Asl Vincenzo Lo Mele e al responsabile unico del procedimento Luigi Lauriola.
L’ipotesi di reato è turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Mercoledì scorso i poliziotti hanno perquisito la sede amministrativa della Asl e le abitazioni dei quattro indagati, portando via documenti, telefoni e computer. «Sono perfettamente sereno, con la coscienza tranquilla della piena legittimità, liceità e correttezza del mio operato», ha detto ieri D’Amario, confidando che «l’autorità giudiziaria inquirente saprà trarre, dal materiale sequestrato e acquisito e dalle ulteriori indagini e investigazioni in corso di espletamento, sicuri e certi elementi probatori e di giudizio per escludere definitivamente l’ipotesi di reato». «Intendo prestare la massima e leale collaborazione», prosegue il manager della Asl, «anche mediante richiesta spontanea di essere sottoposto al più presto a interrogatorio» per fornire il proprio «contributo al chiarimento dei fatti».
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