D’Ambrosio, 2 anni e 8 mesi per peculato

Il partito dell’Ato: l’ex presidente assolto dall’accusa di avere comprato la laurea. Scagionato anche il professor Panzone
PESCARA. Si ridimensiona l'inchiesta sul cosiddetto "partito dell'acqua" che si sarebbe creato in Abruzzo nell'ambito dell'Ato numero 4 pescarese. Ieri, infatti, il tribunale collegiale, presieduto dal giudice Rossana Villani, ha ridotto notevolmente le accuse, condannando solo l'ex presidente dell'Ato Giorgio D'Ambrosio e per un solo reato. I giudici hanno inflitto a D'Ambrosio una condanna di 2 anni e 8 mesi di reclusione, ritenendolo colpevole di peculato per l'utilizzo di autovetture e Telepass nella disponibilità dell'ente, in relazione a una serie di viaggi a Roma, dove si recava in qualità di parlamentare, effettuati nel periodo compreso tra settembre 2006 e novembre 2007, per ragioni risultate estranee alle finalità dell'Ato. L'ex presidente, per il quale il pm aveva chiesto 6 anni di reclusione, ha incassato poi una serie di assoluzioni che riguardano, tra l'altro, le contestazioni relative al caso della presunta laurea in Economia e management che sarebbe stata comprata da D'Ambrosio, con la complicità del docente dell'Università D'Annunzio Luigi Panzone (anche lui assolto). Il tribunale ha stabilito che il fatto non sussiste e ha, dunque, smontato l'accusa di corruzione a carico dell'ex parlamentare, difeso dall'avvocato Giuseppe Amicarelli, e del docente, assistito dall'avvocato Antonino Cerella. Sono cadute anche le accuse contestate all'ex presidente dell'Ato relative al pagamento di una serie di multe e alle spese di rappresentanza per cene e altre attività conviviali, anche attraverso l'utilizzo di una carta Kalibra, a disposizione dell'ente. Per D'Ambrosio e altri imputati, è intervenuta poi la prescrizione relativamente alla questione di una delibera dell'Ato sulla proroga di alcuni incarichi e ad altri aspetti attinenti sempre le procedure di affidamento di incarichi e consulenze.
Nello specifico, i reati dichiarati prescritti sono falso e abuso d'ufficio e, oltre a D'Ambrosio, riguardano, a vario titolo, il dirigente dell'Ato Nino Pagano, l'ex sindaco di Montesilvano Pasquale Cordoma, l'ex primo cittadino di Francavilla Roberto Angelucci, gli ex componenti del cda dell'ente Gabriele Pasqualone e Franco Feliciani, e l'ex dirigente dell'Ato Alessandro Antonacci. Gli stessi, inoltre, sono stati assolti da tutte le altre accuse formulate a loro carico. Assoluzione anche per Vincenzo Di Giamberardino, ex dipendente Ato, Fabio Ferrante, dipendente Ato e l'imprenditore Ercole Cauti. I tre dovevano rispondere, a vario titolo, di truffa, peculato e abuso. D'Ambrosio dovrà risarcire l'associazione Codici, costuitasi parte civile, con 5mila euro. «Speravamo in un'assoluzione piena per tutti i reati», commenta l'avvocato Amicarelli, «ma questa sentenza è comunque un passo importante verso la verità. L'impianto accusatorio non è stato pienamente confermato e, per quanto riguarda la condanna, attendiamo le motivazioni». «L'impianto accusatorio», dice l'avvocato Gaetano Di Tommaso, legale di Codici, «è stato in parte confermato. La decisione è, in parte, anche un riconoscimento per l'attività svolta negli anni da Codici».
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