D’Amico e i sindacati: stop morti bianche

Il candidato presidente a Teramo con Cgil e Uil alla manifestazione regionale per la sicurezza nei cantieri e in fabbrica
TERAMO. «Non si può morire di lavoro. Gli incidenti, ormai davvero troppi nella nostra regione, sono la negazione di diritti essenziali, quali il diritto alla vita e il diritto, appunto, al lavoro, che deve essere certo e sicuro per gli abruzzesi. Gli incidenti sono all’ordine del giorno ed è arrivato il momento che le istituzioni avviino protocolli efficaci sulla prevenzione e sui controlli. Bisogna sicuramente evitare la catena infinita di sub appalti che scoraggiano l’efficacia dei controlli, tanto per quanto riguarda i lavori pubblici, ma anche per i privati. Non possiamo accettare che si facciano operazioni a ribasso sui costi del lavoro e soprattutto sulla sicurezza. La nostra azione di governo avrà come obiettivo l’aumento della prevenzione e controlli serrati».
Luciano D’Amico scende in piazza a Teramo nel giorno della protesta contro le morti sul lavoro. Il messaggio lanciato dal candidato presidente del Patto per l’Abruzzo è un forte impegno verso gli abruzzesi nella Regione che aspira a guidare, oltre che un messaggio chiaro rivolto ai governi regionale e nazionale di centrodestra.
I SINDACATI. «L’Abruzzo è la regione con la più alta incidenza di morti sul lavoro rispetto alla popolazione attiva: 36 i decessi nel 2023, in aumento del 71% rispetto al 2022. È necessario imprimere un radicale cambiamento alle politiche di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, allargando la tutela dei lavoratori negli appalti e cancellando il ricorso ai subappalti a cascata, prevedendo maggiori controlli nelle filiere, eliminando il ricorso ad appalti al massimo ribasso sul costo della manodopera e della sicurezza e obbligando le aziende all’applicazione del Ccnl di riferimento». Così affermano il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, e quello della Uil Abruzzo, Michele Lombardo, che ieri hanno promosso lo sciopero dei settori metalmeccanico ed edile proclamato dopo la strage in un cantiere di Firenze.
«Le adesioni», sottolineano i sindacati, «hanno raggiunto il 60%». Per due ore, a fine turno, i lavoratori dei due settori hanno incrociato le braccia. In mattinata, inoltre, si è svolto un presidio regionale davanti alla Prefettura di Teramo, alla presenza, tra gli altri, del presidente dell’Anci Abruzzo, Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo. La delegazione è stata poi ricevuta dal Prefetto, che si è impegnato a riferire le istanze al Governo nazionale. L’Abruzzo e Firenze, dove si è consumata la strage nel cantiere della Esselunga, uniti da un tragico filo rosso sangue. E dal ricordo del montoriese Luigi Coclite, 59 anni, che in quella strage ha perso la vita.
«Abbiamo detto al Prefetto che i morti sul lavoro a Firenze come negli altri cantieri e nelle fabbriche», sottolineano Ranieri e Lombardo, «dimostrano che la maggior parte degli incidenti sul lavoro non è dovuta alla fatalità, ma è frutto di responsabilità precise: la modifica del codice degli appalti che ha introdotto il subappalto a cascata, la mancanza strutturale di controlli ispettivi, la non applicazione dei Contratti Nazionali del settore di riferimento, la mancanza di una legge che introduca la patente a punti per le aziende».
I SINDACI. «Sono qui con la fascia, in rappresentanza di tutti i sindaci, per rispetto a tutte le vittime e perché ogni iniziativa a tutela della sicurezza sul lavoro ha un altissimo valore istituzionale e costituzionale», ha detto D’Alberto, «i Comuni non hanno competenze dirette su questo tema, ma quando si parla di sicurezza sul lavoro è assolutamente necessario ragionare in un’ottica di responsabilità e fare rete».
GOVERNO SOTT’ACCUSA. «Di fronte all’inerzia e alla sottovalutazione del problema da parte del Governo nazionale (l’ultimo incontro del tavolo nazionale per la sicurezza sul lavoro con le parti sociali è stato convocato a luglio)», dicono ancora i due segretari, «la Cgil e la Uil alzano i toni dello scontro accusando l’esecutivo di non adoperarsi a sufficienza per fermare le stragi. Di certo ci vorrà molto tempo per ricostruire le responsabilità oggettive e dare un nome ai colpevoli della strage di Firenze. Resta però enorme la responsabilità morale della politica per l’inadeguatezza delle leggi che regolano il lavoro e il sistema degli appalti e per non garantire il rispetto delle norme sulla sicurezza attraverso i controlli alle imprese».
I DATI CHOC. In Abruzzo, nel 2023, sono state 36 le persone che hanno perso la vita lavorando. Un dato superiore a quello già tragico del 2022 quando a morire furono in 21. Un trend inverso rispetto all’andamento degli infortuni sul lavoro scesi dai 15.686 del 2022 ai 12.112 del 2023. Le vittime, in tutti i casi maschi (28 di nazionalità italiana ed 8 stranieri), sono state 13 nelle province di Teramo e Chieti, otto in quella di Pescara e due all’Aquila. L’edilizia, con sette morti, ha fatto registrare il maggior numero di casi, seguita dai settori dell’industria chimica, dell’agricoltura e del commercio. Trentuno gli incidenti avvenuti durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, cinque quelli registrati durante il percorso casa-lavoro.
«I dati degli infortuni evidenziano una situazione inaccettabile: nonostante tutte le opportunità che oggi la tecnologia offrirebbe rispetto a migliori e più efficaci misure di sicurezza», concludono Ranieri e Lombardo, «sono sempre di più gli incidenti gravi e le persone che muoiono sul lavoro».
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