D’Amico e Todde donano la Costituzione

9 Marzo 2024

Ultimo comizio al Parco del castello dell’Aquila con la presidente della Sardegna, omaggio a Berlinguer e alla Brigata Maiella

L’AQUILA. Niente mimose. Alla festa per l’ultimo appuntamento elettorale di Luciano D’Amico si regalano copie della Costituzione. Finisce così, in un momento di pausa della pioggerella che a lungo ha rischiato di rovinare la festa, la campagna elettorale del candidato del centrosinistra. Finisce tra gli applausi e le ovazioni della gente assiepata nello spazio davanti all’auditorium del Parco del castello, all’Aquila, tra stand dove venivano distribuiti panini con la porchetta, bicchieri di birra, vino bianco e rosso. Una festa conclusa dalla distribuzione delle 500 copie della Costituzione italiana che sono finite fra le mani di una piccola parte dei partecipanti, ma sufficienti a testimoniare l’indirizzo che Luciano D’Amico darà al suo mandato nel caso dovesse essere eletto nella tornata elettorale di domani.
LA DOMANDA RICORRENTE
«Quando ho iniziato la campagna elettorale, 6 mesi fa», ha raccontato D’Amico dal palco, «una domanda ricorrente era: ma chi te lo ha fatto fare? Segno di un divario che all’epoca appariva ampio. Oggi, invece, la domanda è: cosa farai quando andrai al governo della Regione? Segno tangibile di quella rimonta che ci porterà a vincere». Per rinfocolare ulteriormente la speranza, a prendere la parola immediatamente dopo i saluti della giovane aquilana Valeria Federici, sul palco insieme a Luciano D’Amico c’era Alessandra Todde, uscita vincitrice alle recenti elezioni regionali in Sardegna. «C’è una cosa», ha detto la neo presidente sarda, «che mi fa capire quanto poco seria sia la giunta di centrodestra che ha governato finora l’Abruzzo. Ma c’era bisogno di portare 14 ministri per ricordarci quello che la giunta Marsilio non ha fatto?». «Un presidente», ha continuato la Todde, «che per 5 anni la sua regione l’ha vista da lontano, che parla di tre mari (in riferimento a uno scivolone lessicale di Marsilio di qualche tempo fa, ndc), che non ha mai guardato un lavoratore o una lavoratrice. E ve lo posso dire in prima persona perché alle varie riunioni al Mise, ministero dello sviluppo economico, per le tante emergenze occupazionali, Marsilio non l'ho mai visto». «Si può fare», ha concluso Alessandra Todde citando Enrico Berlinguer. «Ricordatevi chi siete, ricordatevi che questa terra appartiene a voi. Andiamo casa per casa, piazza per piazza, strada per strada e prendiamoci i voti che ci faranno vincere».
La RIVOLUZIONE DOLCE
Quando è arrivato il suo turno, Luciano D’Amico ha spiegato il suo programma, quello che si dovrà realizzare con quella che lo stesso candidato ha chiamato «rivoluzione dolce» e non prima di aver ricordato due grandi donne abruzzesi, Filomena Delli Castelli ed Elena Marinucci. «Dobbiamo riconquistare una libertà sostanziale», ha detto D’Amico, «quella del bisogno e dalla povertà, ricongiungendo diritti civile e diritti sociali. Perché un uomo che ha fame non è un uomo libero». «Il 12% per cento delle famiglie abruzzesi vive sotto la soglia di povertà relativa, l’11% dei pensionati prende meno di 500 euro al mese. Dobbiamo fare in modo che ai nostri giovani non siano più riservati posti di lavoro precari, di part time involontario». «Ci batteremo per il salario minimo», ha continuato D’Amico, «e ci impegneremo a rendere la nostra regione più attrattiva. Innovare, innovare, innovare». E poi il capitolo sanità. «Siamo terz’ultimi per qualità dei servizi sanitari», ha detto il candidato del campo largo, «la prima cosa che faremo sarà quella di mettere mano al dossier sanità. E, come primo atto ritireremo il parere favorevole al disegno di legge sull’autonomia differenziata». «Non è pensabile che il 16 per cento degli abruzzesi debba farsi operare fuori regione, con una mobilità passiva che ci costa 100 milioni l’anno. Con quei cento milioni potremmo assumere medici e personale sanitario». Nelle intenzioni di D’Amico c'è il ricreare una rete di medicina territoriale. «Oggi una qualsiasi piattaforma on line sa tutto di noi, ma se andiamo a fare una prenotazione, la Regione non conosce nulla della nostra situazione di salute». Salute che dovrà essere tutelata «avendo in tasca la tessera sanitaria e non la carta di credito». E poi i giovani: «Dando loro la possibilità di studiare, avere relazioni, incontrarsi». «Il disagio giovanile dopo la pandemia è esploso, ma noi vogliamo fare molto di più che curarlo, vogliamo prevenirlo». «E poi non vogliamo accettare che la destra monopolizzi dei valori che sono scritti nella nostra Costituzione. Noi rispettiamo qualunque fede e tuteleremo tutte le famiglie, ma non possiamo non dirci cristiani, e ci impegniamo a non far morire le persone nel Mar Mediterraneo». «Perché la Patria l’abbiamo difesa noi con la Brigata Maiella, quando invece quel signore vestito da soldato tedesco cercava di scappare». «Dobbiamo completare quella ricostruzione che noi abbiamo iniziato, con i nostri parlamentari che hanno portato nei due crateri 2009-2016 25 miliardi di euro». Tra gli applausi, l’ultimo messaggio di Luciano D’Amico è stato: «Li rimanderemo a casa».
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