D’Amico sfida Marsilio in tv «Lo invito a un confronto»

7 Ottobre 2023

Lavoro, scuola, sociale e infrastrutture: la prima intervista del candidato presidente

CHIETI. «La nostra regione vuole tornare a crescere e dominare il cambiamento. Ci chiameremo Patto per l’Abruzzo».
L’esordio in tv di Luciano D’Amico avviene nel giorno in cui anche Azione rientra nei ranghi permettendo alla coalizione che va oltre il centrosinistra di diventare un laboratorio politico nazionale per una sfida ad armi pari alle regionali del 10 marzo del 2024.
Un’ora serrata di domande ricche di spunti, fatte dai direttori del Centro, Piero Anchino, e di Rete 8, Carmine Perantuono, hanno permesso ieri sera al candidato presidente di spaziare in largo e in alto. Dall’aeroporto che perde voli alla ferrovia veloce Pescara-Roma; dai milioni che la Regione ha speso per il Napoli calcio alle cinque priorità dell’Abruzzo: lavoro, salute, sociale, scuola e infrastrutture. Da Giovanni Legnini e Luciano D’Alfonso, che solo D’Amico può riavvicinare, alla Nuova Pescara che può diventare un modello per l’intero Abruzzo.
NON OCCORRONO TONI FORTI. La prima domanda rompe il ghiaccio e chiarisce subito la posizione dell’ex rettore di Teramo. «Un amministratore pubblico può avere la massima soddisfazione se il proprio operato viene verificato», dice D’Amico chiudendo una volta per tutte un accertamento giudiziario, finito con l’assoluzione piena, sul suo incarico di presidente Tua per il quale non percepì alcun compenso. Quindi non ci fu un doppio incarico pubblico.
Ma perché il centrosinistra ha scelto lui come candidato decisamente al di fuori del perimetro della politica? «Perché è nella natura dell’ampia coalizione che è stata creata», risponde. «È una coalizione riformista e progressista che trova nella pluralità il suo punto di forza. Era quindi necessario individuare un candidato che potesse farne una sintesi efficace non impegnato nelle singole forze politiche».
Un passo indietro nel tempo, a cinque anni fa, quando il centrosinistra subì una cocente sconfitta: «Che però va esaminata», dice D’Amico, «perché se sommassimo le preferenze ottenute da Legnini e dalla candidata Dei 5 Stelle otterremmo più del 50 per cento. Fu una sconfitta legata al fatto che allora non si riuscì a creare una coalizione ampia come quella che si è formata oggi». E come conta di recuperare ulteriore terreno?
«L’obiettivo principale è condividere con tutti gli abruzzesi il programma: sarà un laboratorio regionale». Una condivisione alla pari, non ansiogena e senza toni forti: «Io penso alla forza delle idee. E se le idee sono buone vengono apprezzate anche se pronunciate a voce bassa».
QUEI 60MILA GIOVANI. La trasmissione entra nel vivo.
La sua vicinanza a D’Alfonso è un valore aggiunto oppure un fattore ingombrante? «L’onorevole D’Alfonso ha scritto delle pagine molto belle nelle storie delle Regione, delle città di Pescara e della Provincia», risponde l’ex rettore. «È una risorsa preziosa che questa regione deve utilizzare nel miglior modo possibile. Anche con lui noi possiamo tornare a essere protagonisti nello scenario nazionale. Ma le risorse di questa coalizione sono davvero tante».
Passiamo agli alleati recuperati: Azione di Calenda e Polis 305, il partito dei sindaci.
«Le idee ed i progetti che Azione può mettere in campo sono estremamente utili. Anche per i sindaci sono convinto che scioglieremo tutti i nodi. Dobbiamo mobilitare tutte le risorse disponibili».
Dal paese di John Fante alla docenza accademica: il passo di D’Amico non è stato breve né facile ma di quale area della regione si sente più rappresentativo? «Sono nato a Torricella Peligna in provincia di Chieti, vivo a Pescara, lavoro a Teramo e ho avuto molte occasioni professionali all’Aquila. Mi sento davvero abruzzese: tenace, umile e capace di affrontare la realtà (cita Benedetto Croce, ndr), capace di accogliere e di essere semplice nell’instaurare rapporti (e in questo caso Flaiano nella celebre lettera a Pasquale Scarpitti, ndr). L’Abruzzo”, aggiunge, “è come le sue chiese uscite dalla roccia”.
L’intervista procede veloce e random passando da un argomento all’altro senza che D’Amico vada mai in affanno di argomenti. Tema lavoro: quale è la sua idea?
«Tra le prime azioni da mettere in campo ci sarà quella di risolvere il problema di 60mila giovani abruzzesi che non lavorano. Lo faremo riattivando i meccanismi della formazione, delle politiche attive del lavoro e delle azioni di sostegno alle imprese. C’è solo l’imbarazzo della scelta».
PESCARA-TOKIO: IMPOSSIBILE. Tocca quindi alle infrastrutture: aeroporto e A14: Marsilio ha scaricato su D’Alfonso le responsabilità. È davvero così? «Assolutamente no. L’emblema della situazione attuale», argomenta il candidato presidente, «è il taglio del volo per Milano su cui si è costruito l’aeroporto d’Abruzzo. Il governo Marsilio non ha una strategia. Occorre attrarre turisti ma non mi sembra che ci sia una politica di questo tipo. Potenziare i collegamenti con l’Europa ma non è immaginabile pensare a collegamenti intercontinentali: dubito che avremo il Pescara-Tokio. Occorre individuare operatori. Non dobbiamo essere passivi di fronte alle offerte dei nostri operatori (Ryanair) ma essere noi autori di una strategia. Sull’A14 non solo abbiamo cantieri ma paghiamo l’età dell’infrastruttura costruita negli anni 60 e pensata nel 1950. È a fine vita. Dovremmo avere il coraggio di ampliare la terza corsia ma anche ridurre l’impatto sull’ambiente. Il miglior modo per ottimizzare i costi dei viadotti è non farli».
Vale anche per la ferrovia Pescara-Roma?
«È stata costruita negli anni Settanta dell’800. Così come linea adriatica. In sintesi il collegamento con Roma va velocizzato e l’altro arretrato verso l’interno. La linea Pescara-Roma va a chiudere i collegamenti nazionali: è strategica per l’Italia. Ma non mi fido del cronoprogramma della Regione e del governo, c’è una questione di base di fondi che vanno e che vengono».
VEDI NAPOLI E POI BASTA. E arriviamo al guanto di sfida: lei avrebbe mai fatto l’operazione Napoli calcio? «Decisamente no», ribatte sicuro di sé D’Amico. «Da un punto di vista turistico l’impatto è stato assolutamente limitato. Ma c’è una motivazione più forte: lo sport dev’essere considerato come uno strumento di aggregazione per i nostri ragazzi. Avrei speso quelle risorse per riattivare le palestre ed i centri sportivi. La promozione turistica invece va fatta puntando sull’ambiente e le bellezze architettoniche e non sulla comparsata di una squadra sui cui effetti ho forti dubbi».
UNA COMUNITÀ DI AFFETTI. Un’altra sfilza di domande con risposte veloci. Dal tema delle liste: lei sta lavorando sulla lista del presidente, chi ci sarà? «Darà voce a tutte quelle categorie che non sono tradizionalmente rappresentate dai partiti. Quindi parlo di rappresentanti del volontariato e di studenti». Al tentativo poi degli intervistatori di mettere in difficoltà il candidato: quali gli errori del centrosinistra in Abruzzo in questi anni?
Ma lui para e risponde con lo stile dello schermidore: «Io parlerei di un centrosinistra impegnato a rimediare agli errori del centrodestra». E della Schlein, segretaria del Pd, cosa pensa? «Una manifestazione di straordinaria efficacia del Pd di Elly Schlein è proprio la grande coalizione che si è formata in Abruzzo: l’unione delle forze progressiste e riformiste rappresenta oggi una vera alternativa al governo di destra che ci sta riportando a livello nazionale e regionale in una situazione di crisi».
Torniamo ai grandi temi come la ricostruzione post sisma: in che modo si può accelerare? «Ha avuto un forte impulso grazie al commissario Legnini che ha semplificato procedure amministrative e sbloccato fondi. Così come esponenti del centrosinistra, come Pezzopane, hanno lavorato per migliorare la situazione legislativa. Bisogna continuare su questi piani».
E lo spopolamento aree interne? «Il dato è drammatico e preoccupante. Le aree interne si spopolano perché non hanno collegamenti e servizi. Vanno ricreate attività economiche e occasioni di lavoro. Queste aree offrono eccezionali condizioni di qualità della vita». E il dopo Reddito di cittadinanza? «Erogare servizi. Offrire una sanità universale. La stessa cosa per quanto riguarda i trasporti. Tre aspetti che pesano proprio sulle fasce più deboli». C’è’ spazio per una domanda sulla omogenitorialità che non è divisiva se la risposta di D’Amico è: «Io credo in un progressivo ampliamento delle libertà personali senza interferire sulla libertà degli altri. Una famiglia è tale quando è una comunità di affetti».
CI VEDIAMO A RETE 8. Torniamo all’economia: «L’automotive ha rappresentato l’avanguardia dello sviluppo economico», risponde, «ma è il momento di stimolare i cambiamenti tecnologici. La Regione può veicolare risorse su un nuovo sviluppo». E il suo giudizio sulla Nuova Pescara? «È un modello da estendere ad altre realtà. Penso all’Aquila che può trainare le aree interne o ai collegamenti Teramo-Giulianova. C’è un’assoluta necessità di superare una organizzazione pensata nell’800».
Scuola e violenza sulle donne: per la prima D’Amico osserva che «i parametri di riassetto vengono immaginati a livello nazionale su aree omogenee. Bisogna ripensare e adeguare questo modello: l’Abruzzo non è la pianura padana».
E non esita a definire la seconda emergenza: «Un’orribile mattanza frutto di un malessere più generale e radicale. La violenza sulle donne è un sintomo. La risposta», sottolinea, «dev’essere in chiave sociale». Chiudiamo con il faccia a faccia con Marsilio a Rete 8: «Lo incontrerò con molto piacere», esclama infine D’Amico.
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