D’Amico: territorio fragile, serve una legge
Il candidato presidente del Patto per l’Abruzzo: «Vigilare sulle infiltrazioni mafiose è una priorità»
PESCARA. L’associazione Italia Nostra Onlus ha posto all’attenzione dei due candidati presidenti alcuni temi culturali, artistici e naturali. Ecco le risposte fornite da Luciano D’Amico (aspirante governatore per Patto per l’Abruzzo. Il presidente ricandidato Marco Marsilio (centrodestra) ha preferito non rispondere.
Nella prospettiva di Autonomia Differenziata, considerando che il Lepta (Livelli essenziali delle prestazioni ambientali) riferiti a questi problemi, non hanno chiara definizione, ci spiegate cosa accadrà per l'Abruzzo? Sono graditi numeri, non parole.
Risponde D’Amico: È proprio questo il problema, livelli essenziali in generale non hanno definizione. Il Comitato che sta lavorando per individuarli non li ha ancora definiti. Quello che possiamo dire, sin da ora, è che noi avversiamo con tutte le nostre forze il progetto di questa autonomia differenziata. Se l’autonomia differenziata venisse approvata, nella forma con cui è stata presentata dal centrodestra, si allargherebbero ancora di più i divari tra regioni ricche e povere. Vale per la scuola, la sanità e, tra le altre cose, anche per le prestazioni ambientali.
Infiltrazioni mafiose in Abruzzo: istituzione di un tavolo permanente per la verifica e l'individuazione di compravendite di terreni e beni in special modo sulla fascia del litorale abruzzese
I dati e le segnalazioni degli ultimi anni evidenziano un rischio crescente per i territori della nostra regione di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. Nelle grandi città, ma anche nelle nostre montagne, pensiamo per esempio alla mafia dei pascoli. Quindi mai abbassare l’attenzione. Alla magistratura e alle forze dell’ordine spetta il compito di contrasto, ma siamo convinti che anche le istituzioni possano, e debbano, giocare un ruolo fondamentale per sostenere la prevenzione e il monitoraggio. Attueremo quindi ogni possibilità per giocare un ruolo propulsivo e di coordinamento, in stretta connessione con i Comuni.
Affrontare radicalmente il Dissesto Idrogeologico. La stragrande maggioranza dei 305 Comuni Abruzzesi si trova in aree interessate da pericolosità idraulica, da frana, e da erosione costiera. Quali provvedimenti si intende assumere in termini di prevenzione, pianificazione, progetti di ingegneria del territorio?
L’Abruzzo è una regione decisamente fragile da questo punto di vista, maggiormente nelle aree interne. Una caratteristica che ci impone di mettere in campo tutti gli interventi necessari a mappare il territorio, predisporre azioni di prevenzione e di protezione dal dissesto, investire nella riforestazione con specie arboree autoctone. L’erosione poi è stata devastante negli ultimi anni, ha riguardato circa due terzi del territorio costiero abruzzese, senza che l’amministrazione regionale uscente sia riuscita, nonostante l’erogazione di fondi e la realizzazione di interventi, a offrire un qualche tipo di risposta efficace. Occorre mettere in fila tutti i problemi che riguardano la fragilità del territorio, affrontarli in modo organico all’interno di una legge regionale efficace sul clima, anche dal punto di vista di soluzioni di adattamento al problema dei cambiamenti climatici.
Il Piano Paesaggistico vigente risale a 36 anni fa e non riguarda l’intero territorio regionale. Esso non è più adeguato alla difesa di paesaggio ed ambiente dalle nuove insidie che, anzi, tendono ad estendersi anche alle aree attualmente tutelate. Potete assicurarci la sua revisione, ampliamento, approvazione dentro la prossima Consigliatura?
Sarà senza dubbio uno dei nostri progetti di lavoro, perché è centrale e strategico. Occorre lavorare perché tutti gli strumenti di governo del territorio, e di tutela, siano i più avanzati possibile tenendo come riferimenti irrinunciabili lo sviluppo sostenibile e il contenimento del consumo di suolo. Vincolante dovrà essere il riuso anche sul fronte edilizia. È un approccio che, siamo convinti, sia particolarmente valido in una regione come la nostra in cui oltre un terzo del territorio è sottoposto a tutela. Questa grande quantità di aree protette e di bellezze paesaggistiche deve tradursi in veicolo di crescita e sviluppo sostenibile.
Una legge Regionale sull’Archeologia industriale
L’Abruzzo presenta numerose aree interessate da testimonianze degli insediamenti produttivi storici. Chiediamo che la Regione promuova un censimento aggiornato e faccia obbligo ai Comuni di registrarne la presenza nei loro strumenti urbanistici. Ben vengano tutte le azioni necessarie alla valorizzazione, purché si operi in una prospettiva sistemica. Partire da un censimento dei siti interessati, e la conseguente prospettiva di recupero e valorizzazione mirata, crediamo sia la strada giusta da percorrere. Unire a questo una visione culturale contemporanea potrebbe dare davvero quell’indispensabile valore aggiunto.
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